Vince Cruz, per l’ennesima volta gli americani dimostrano di non essere deficienti come gli europei

Il mondo da qualche anno a questa parte è in mano agli hater. Non saprei dire con precisione da cosa dipende, probabilmente nasce dalla crisi o dalla cassa di risonanza che oggi i social sono per le minoranze, ma ormai su qualsiasi argomento, può essere un film o un fatto politico, ci sono quasi sempre più persone “contro” che a favore.

Così in Italia si è persa la sensibilità a distinguere giusto da non giusto e in Europa personaggi come Le Pen hanno rischiato seriamente di vincere. Quando succedono sconvolgimenti sociali di questo tipo, al solito, in Italia è peggio che in altri posti e vengono a galla personaggi totalmente ignoranti e populisti come Grillo e Salvini.

Ma c’è un posto che si conferma sempre più illuminato degli altri, e sono naturalmente gli Stati Uniti come confermano in maniera oggettiva fatti come le primarie di ieri in Iowa. Ted Cruz si è imposto con il 28% delle preferenze, mentre Donald J. Trump si è accaparrato il 24% dei voti e Marco Rubio il 23%. Insomma, gli Usa non sono l’Europa e l’irrazionalità di Trump è stata (fin da subito oltretutto) arrestata.

Ted Cruz

Naturalmente bisognerà vedere cosa succederà negli altri stati, ma i dati sono significativi. E fanno capire un’altra cosa: i più facinorosi, quelli che urlano facilmente e che fanno il petto gonfio sui social, in realtà sono terribilmente pochi. In democrazia, si potrebbe dire, e aggiungo fortunatamente, non contano nulla. Questo riguarda sia l’ala Repubblicana che quella Democratica, visto che Hillary Clinton sempre in Iowa è andata incontro sostanzialmente a un pareggio con il suo rivale, il catto-comunista Bernie Sanders.

Insomma, i Democratici partono sconfitti a queste elezioni e non solo perché si vede lontano un miglio che la Clinton fa tutto questo solamente perché è avida di potere. Non capisce la delusione degli americani per certi tipi di politiche di Obama e non capisce che la sua famiglia è stata premiata fin troppo alle urne a stelle e strisce. In più Obama ha letteralmente consegnato il paese ai Repubblicani in questi anni, per esempio non proseguendo la politica estera di Bush, non intervenendo in Siria e scatenando la rivalsa delle opposizioni terroristiche, e avallando un assurdo accordo con l’Iran che scontenta la lobby ebraica, da sempre cruciale negli equilibri elettorali, soprattutto per i Repubblicani.

Il merito di tutto questo, ovvero il cuore della democrazia, sono i cosiddetti Caucus. Ora è molto difficile descriverli a parole, sarebbe meglio seguirne uno in video, anche perché sono molto distanti dal modo di vedere le cose europeo. Pensate a una palestra e dentro i sostenitori dei vari candidati che predicano sermoni, fanno chiasso e tifo da stadio per ogni intervento: in altre parole, si discute liberamente e senza odio.

Insomma, gli europei, dall’alto della loro “cultura” che poi è cultura europea della quale non gliene frega niente a nessuno nel resto del mondo, giudicherebbero questi incontri come anacronistici, “da bar”, solo per scemotti e ingenuotti dei paesi di campagna. Peccato che siano, ripeto, il cuore della democrazia e forse sarebbe meglio apprendere invece che giudicare superficialmente gli americani. Anche perché sono sempre più padroni dell’economia e della politica internazionale, oltre che della cultura moderna, l’unica che conta. Ma non per chissà quali motivi, semplicemente perché sono più lucidi.

E allora torniamo al discorso di partenza. Per i Repubblicani, a questo giro, è una strada in discesa, per svariati motivi. Personalmente preferisco l’americano di origini cubane Marco Rubio, il rampollo del Partito da sempre designato anti-Obama. Ma Ted Cruz mi sta bene, tutto fuorché l’irrazionalità di Trump insomma. Quel che è certo è che si rischia una débâcle totale a novembre, un esito come si vedono solo in Russia o Turchia con gli 80 o 90% di voti a favore del partito vincitore. E allora a quel punto capiremo come si dovrebbero governane ai giorni nostri gli Stati Uniti.