La vera storia della politica italiana negli ultimi decenni

L’Italia, lo sappiamo tutti, ha un cancro, anche se molto spesso non è sempre facile individuarlo. Una certa parte degli italiani ha una visione discordante rispetto alla realtà, assegna delle colpe a personaggi e fenomeni che invece non sono i principali responsabili. Nel corso degli anni ha alterato il significato della giustizia, ha descritto innocenti come colpevoli e aumentato in maniera vertiginosa la tensione interpersonale, come è ben evidente purtroppo anche oggi.

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Non dico che siano cattivi. Anzi, da un certo punto di vista agiscono a fin di bene. Dalla loro prospettiva, è fondamentale che l’Italia rimanga una realtà provinciale e che si difendano le peculiarità storiche della nostra nazione. Inoltre, è cruciale il mantenimento dell’impostazione statale socialista, anche se produce un forte stridìo rispetto alle consolidate realtà capitaliste internazionali, che indirettamente si stanno approfittando dei nostri convincimenti politici.

I tentativi di superare questa situazione di anti-democrazia, insomma, sono bloccati da queste persone. Gli sforzi per trasformare la nazione in una nazione moderna, per mettere la meritocrazia al centro e per fondare veramente l’Italia sul lavoro sono osteggiati. Queste persone non costituiscono la maggioranza, ma sanno farsi sentire bene, e vanno così a discapito della società “benpensante”, di quella che una volta definivamo borghesia. Un termine che, paradossalmente, è d’attualità ancora oggi, e questo è un altro evidente segnale di quanto sia arretrato il paese.

Tutto inizia negli anni ’70, quando un rampante Silvio Berlusconi, forse per tendenza naturale, voleva convintamente e in maniera irrinunciabile stabilire un impero capitalista. Impero che avrebbe portato alla formazione di una delle poche realtà imprenditoriali consolidate e allargate ancora oggi presenti nella nazione e dato lavoro a migliaia di italiani, oltre che versato milioni e milioni di euro di contributi nelle casse dello Stato. Ma già a quei tempi questo tentativo era fortemente inviso da una parte della popolazione e della politica.

DC e Partito Comunista cercarono sin da subito di bloccare Berlusconi. Come noto, si spartivano il potere e la DC era considerata la destra, ma non per qualche preciso motivo e solo perché aveva rapporti con la mafia, mentre il PC era la sinistra. Ma in realtà le cose, al solito, non stavano così, e anche questo risulta chiaro osservando come si sono evolute le cose nel corso del tempo. La DC era a tutti gli effetti un partito di sinistra, visto che è questo movimento politico il responsabile della quasi totale statalizzazione del lavoro. Approfittando dell’aggancio internazionale (essere alleati degli Stati Uniti consentiva di ottenere delle agevolazioni di rimando e salire sul treno del boom economico) e facendo crescere inverosibilmente il debito pubblico nei confronti di entità straniere, la DC instaurò un modello dove tutti erano contenti, perché tutti, o quasi, ottenevano un lavoro, a prescindere dalle proprie abilità e dai propri meriti, appunto nello Stato.

Il Partito Comunista era invece la sinistra radicale. E, questo, ovviamente privava la nazione di un vero partito conservatore, con dei valori da partito di destra, che avrebbe sicuramente contribuito a riassestare il tiro. Il PC difendeva a spada tratta l’Unione Sovietica, sosteneva che quel modello economico era da perseguire e avallava anche le missioni militari dell’URSS in vari territori come Cecoslovacchia, Ungheria, Corea, Vietnam. Il totale fallimento dell’economia comunista avrebbe dovuto far ricredere la gente che sosteneva il PCI, cosa che non è successa. Perché? Semplicemente perché in Italia la gente è molto brava a riconoscere gli errori degli altri, ma non ammette mai i propri. “Non è possibile che mi sia sbagliato per tutti quegli anni, devono essere gli altri a sbagliare”, pensano ancora oggi i comunisti. Fatto sta che, così come borghesia, anche il termine comunista è incredibilmente d’attualità in Italia.

Quando Berlusconi ha tentato la scalata a Mondadori e a Rete 4, una forza oscura guidata da Carlo De Benedetti ha cercato di ostacolarlo, per un sincero obiettivo di tipo capitalista. Nel momento in cui i due si sono ritrovati a sfidarsi per il controllo della Mondadori si è aperto un arbitrato. Da una parte De Benedetti ha fatto ricorso ad Andreotti, dall’altra Berlusconi si è amicato qualche giudice per far pendere le sorti dell’arbitratro dalla sua parte. Ovviamente, i “comunisti” diranno che: “quindi è vero che Berlusconi ha corrotto il giudice”, ignorando completamente che il problema grave, sovversivo perché coinvolge la politica, è sempre stato dall’altra parte. La parte che ha sempre cercato di schiacciare la formazione di una vera destra in Italia, e che ha usato tutti i mezzi possibili e immaginabili per farlo. Berlusconi ha pagato fior di quattrini per quella corruzione, De Benedetti e Andreotti no.

Ai tempi di Tangentopoli, l’opinione pubblica italiana è effettivamente riuscita a denunciare proficuamente il dilagante malaffare che c’era nella politica italiana, ovvero nello specifico nel partito socialista e nel partito della Democrazia Cristiana. Questo traguardo è stato ottenuto tramite la magistratura, perché a quei tempi, e in grosso modo anche oggi, non era possibile farlo tramite la politica, ovvero formare un partito politico onesto con una guida onesta. Ma solo smuovendo appunto l’opinione pubblica si è riusciti a rovesciare quel sistema: solo quando tutti gli italiani si sono sentiti chiamati in causa nelle indagini hanno mollato l’osso e hanno deciso di abbandonare quel modello di vita.

C’è la “discesa in campo” di Berlusconi e parte subito l’aggressione mediatica e giudiziaria nei suoi confronti. Da notare come prima di quel momento fosse quasi totalmente estraneo alle questioni giudiziarie, mentre dal 1994 in poi è stato letteralmente sommerso dalle cause legali, che sono andate avanti fino al 2012, ovvero fino a quando Berlusconi ha perso il suo potere politico e il suo buon ascendente nei confronti del popolo italiano. Insomma quell’accanimento giudiziario, più di ogni altra cosa, evidenzia come gli italiani sono semplicemente “infastiditi” dalla destra, dal progresso, dall’uniformarsi al resto del mondo. Non credo ci sia termine più efficace per descrivere questo sentimento.

Tanti processi fino a quando gli italiani si sono “convinti” che Berlusconi era un delinquente. Di questi processi circa 40 si sono risolti in un nulla di fatto e solo uno è andato a buon fine secondo il lato “comunista”. Un processo dove tutti gli indagati sono stati assolti, meno che Silvio Berlusconi. Ma, come abbiamo visto qui, è stato il processo Ruby a dare definitivamente la spallata all’organizzazione politica bipolare voluta da Berlusconi. Ovvero, un processo in cui il leader di Forza Italia è stato assolto con formula piena.

Nel ventennio Berlusconiano la sinitra italiana, prima guidata dal PDS, poi da altre formazioni politiche, poi dal PD, non ha fatto politica. Si è semplicemente scagliata contro Berlusconi per 20 anni. Insomma, non possedeva le argomentazioni politiche necessarie per vincere le elezioni, e le uniche elezioni che ha vinto sono state contrassegnate da campagne elettorali in cui veniva versato così tanto “fango” su Berlusconi da far diventare quei movimenti l’unica alternativa votabile.

D’altronde, questo inveire con così tanta convinzione contro Berlusconi solo perché era di destra ha prodotto un enorme sconvolgimento in Italia e una certa alterazione della realtà. Andare contro Berlusconi per partito preso produceva inconsciamente negli italiani una voglia di difendere lo stesso Berlusconi. Come ci dice la storia, in questo modo Berlusconi è riuscito a vincere con maggioranze schiaccianti diverse elezioni. Insomma, da una parte si perde completamente il contatto con la realtà, non si parla più di politica, e dall’altra si erge Berlusconi a “deus ex machina” della politica. Pur non volendolo, Berlusconi diventa una sorta di caudillo e l’Italia una specie di Repubblica Sudamericana non democratica.

Quando Renzi ha fatto i primi passi nella politica ho detto subito, lo confermerà chi mi conosce, che era l’unica “salvezza” per l’Italia. L’ho detto perché principalmente avrebbe portato al superamento di questo stucchevole e infinito dibattito sul “pene di Berlusconi”, e si sarebbe tornati a parlare di politica. È quello che è successo: Berlusconi non è più l’argomento unico del dibattito politico oggi in Italia.

Ma allo stesso tempo avevo immaginato che Renzi “avrebbe fatto la fine di Berlusconi”. Chi lavora, in Italia, è osteggiato e rallentato, e chi vuole portare alla creazione di uno stato moderno è visto come un pazzo o un disadattato. Guai a modificare il quieto vivere degli italiani, le loro convinzioni e le loro tradizioni, a costo di sprofondare nella povertà più totale.

Renzi ha ripercorso alcuni passi della politica Berlusconiana, come il Jobs Act e l’abbattimento del medievale Articolo 18. Ma bisogna andare oltre questa visione delle cose. Non considero, si sarà capito fra le righe, né Berlusconi né Renzi dei politici totalmente illuminati, ma sono diventati potenti (Renzi sarà sulla cresta dell’onda per diversi lustri) perché sono gli unici a parlare di politica, anziché di complotti, e gli unici a lavorare in maniera minimamente seria, senza insultare continuamente gli altri. Quello che servirebbe oggi all’Italia è uscire definitivamente dall’impostazione socialista (soprattutto al Meridione), riacquisire il senso della giustizia e delle regole, e avere una società che sia in grado di riconoscere il merito e di premiarlo.

Tutti valori che non esistono più, e che sono stati definitivamente sgretolati in quel famoso ventennio Berlusconiano. Spostare il senso dal giusto allo sbagliato per incriminare uno dei politici che forse meno degli altri ha barato, ha comportato uno spostamento del concetto di giustizia negli italiani. Ormai sono convinti da quella famosa difesa del provincialismo e del socialismo: per loro raggiungere questi obiettivi è ormai più importante della ricerca della verità, del benessere e del quieto convivere con chi in Italia non ci abita.

Oggi Renzi rischia seriamente di essere perseguitato come è toccato a Berlusconi. Quel che più mi rode è che è solo una piccola parte degli italiani che ragiona in questo modo “talebano”, e lo dimostra il larghissimo consenso avuto da Berlusconi, e che Renzi comincia ad avere. La gente che lo ha difeso è la stessa che ha a cuore il futuro del paese in termini di valore da consegnare alle prossime generazione. Chi attacca, invece, guarda solo a sé, al presente e non gliene importa niente di perdere la democrazia o del fatto che un folle ignorante come Grillo possa prendere il potere.

In questi primi giorni del 2015 mi sembra di vedere che gli attacchi a Renzi si stanno moltiplicando. La questione dei vigili assenteisti a Roma potrebbe addirittura ritorcersi contro Renzi, o perlomeno c’è qualcuno che vuole farlo. Nel senso che, incredibilmente proprio la sera del 31 dicembre, questi vigili volevano dimostrare il loro astio verso il Governo mangiando zampone e lenticchie invece che lavorare. Il Pubblico Impiego mi sembra al collasso definitivo, con una produttività da parte dei lavoratori statali, ormai prossima allo zero, per non parlare di competenze e di capitale umano. Non mi riferisco a tutti, che sia chiaro, ma a una buona parte.

Anche qui, non penso che siano “cattivi”: semplicemente non hanno motivazioni e l’impulso giusto per far bene, e all’interno della prospettiva statale questo potrebbe essere ormai definitivamente impossibile.

Più grave la questione del volo statale per le vacanze di Renzi. Ora, questo è veramente assurdo: tu hai il 20% del Parlamento e non solo non conosci minimamente le regole del sistema politico, ma ti inventi inesistenti violazioni pur di far rumore e di portare accessi al tuo blog, che è poi l’unico reale obiettivo del M5s. Non capisco veramente come la gente possa votare questa gente, qualunquista e soprattutto ignorante. Come ci si può aspettare che questa gente possa cambiare le regole quando non le conosce neanche? Non ti sta bene che il Premier si possa spostare con i soldi dello Stato? Avanza una proposta in Parlamento. No, questi neanche sanno che esiste tale regola.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la presunta norma per salvare Berlusconi. Grazie a questa norma verrebbe cancellata la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset e azzerati gli effetti della legge Severino nei suoi riguardi, con il pieno ritorno all'”agibilità politica”.

Ora, non vedo perché Renzi debba voler agevolare il suo vero rivale nelle future elezioni. La verità, come al solito, è un’altra: c’è la solita parte degli italiani che vuole affossare Berlusconi a tutti i costi, in maniera cieca e senza guardare alla realtà. E vuole approfittare di Berlusconi per affossare anche Renzi. Il vero obiettivo? Sempre quello dell’inizio dell’articolo: screditare chiunque voglia cambiare le carte in tavola e portare il paese definitivamente nella modernità. Il tutto con il solito, inconfondibile, accanimento, e in barba a qualsiasi anche vaga parvenza di giustizia.

In tutto questo bisogna tirare in mezzo un altro importante protagonista, che è stato presente in tutte le fasi di questa storia, e di cui abbiamo parlato sovente negli altri articoli su Speakers’ Corner: ovvero la stampa. Con la crisi, la contrazione del mercato pubblicitario e la nascita di tante testate giornalistiche, anche e soprattutto su internet, i giornali tradizionali si sono trovati in forte difficoltà e hanno dovuto ritagliarsi nuovi segmenti in cui fosse possibile operare con maggiore libertà.

Gli scandali inesistenti sulla politica è diventato, quindi, un business molto ambito, e giornali come Il Fatto Quotidiano, che appunto è stato quello che ha marciato di più su questo nuovo polverone sulla rinnovata agibilità politica di Berlusconi, ne hanno tratto i maggiori benefici. Il Fatto Quotidiano non sopravvive con i sovvenzionamenti statali, come fanno in maniera medievale tutti gli altri giornali italiani, e quindi deve essere molto aggressivo. Deve, insomma, far credere continuamente agli italiani che qualcuno stia rubando loro soldi, segnatamente i politici, per spingere la gente a continuare a comprare il giornale e accedere ai loro siti.

Durante gli anni di Berlusconi, questo modo di fare di informazione lo ha definito prima come affarista, come una sorta di imperatore che voleva acquisire un potere assoluto, poi come mafioso, poi come evasore fiscale, poi come puttaniere. Rimarrà alla storia un po’ per tutte queste cose, ma solo perché è stato accusato di esserlo stato. Soprattutto rimarrà alla storia come qualcuno che ha cercato di cambiare l’Italia, ma un male invisibile e profondo in qualche modo glielo ha impedito. E non credo proprio sia una cosa di cui andare fieri.

Insomma, un ribaltamento totale delle prospettive che fa star male la parte “benpensante” e progressista della nazione. Chi non parla e chi sta zitto, e continua a subire la veemenza di chi vede invece tutto nero e attacca tutti, fuorché sé stesso, per come stanno andando le cose. Non ha senso vedere le cose in maniera così cieca, e l’adeguamento della nazione agli standard moderni non può che essere un qualcosa di positivo. Cambiate, per favore, per il bene di tutti, principalmente del vostro.