Una spiegazione tecnica ai Premi Oscar 2016

Qualcosa è cambiato. Nel modo di assegnare le preferenze, nel modo di distribuire gli Oscar fra i vari film, negli equilibri che emergono alla fine della serata più importante dell’anno per quanto attiene l’attribuzione della qualità a un’opera di intrattenimento artistica. Se fino a qualche anno fa, infatti, il film che vinceva nella categoria del miglior film era quasi sempre anche quello che si accaparrava più statuette, ormai non è più così.

Il Caso Spotlight

L’anno scorso vinse in quella categoria Birdman, con complessivi tre premi; e anche in quel caso non era il film con più statuette, perché Grand Budapest Hotel di Wes Anderson ne portava, meritatamente, a casa quattro. Due anni fa, invece, l’Oscar per il miglior film andava a 12 Anni Schiavo, che complessivamente si aggiudicava 3 statuette, mentre il film con più Oscar era Gravity, con ben 7 premi. E l’anno prima ancora? Miglior film ad Argo (sempre 3 statuette in totale), mentre la pellicola con più premi era Vita di Pi, con 4 Oscar.

Vabbè, non vi annoio ulteriormente. Solo per dirvi che, appunto, qualcosa è cambiato. Dove sono finiti i tempi dei 7 Oscar a Balla coi Lupi, dei 9 a Il Paziente Inglese, degli 11 a Titanic e a Il Signore degli Anelli Il Ritorno del Re, degli 8 a The Millionaire? E potrei andare avanti ancora molto a lungo. Insomma, c’è una netta inversione di tendenza, quasi un cambiamento nel regolamento. Negli ultimi anni, insomma, ai film che hanno vinto i riconoscimenti tecnici quelli artistici sono stati sostanzialmente preclusi. Con ricorrenze pericolose per quanto sono insistite.

Allora le teorie possono essere due, a seconda se si vedono gli Oscar come un qualcosa di esclusivamente politico o se invece c’è un barlume di senso artistico. Se sono le lobby a governare si potrebbe dire che negli ultimi anni non si è trovato un accordo per poter far svettare un film sugli altri o, semplicemente, le convenienze commerciali del momento hanno portato a questa grossa segmentazione. Se vogliamo essere più puristi, invece, l’Academy ha deciso di invertire la rotta: i film tecnici non meritano il riconoscimento artistico più ambito.

È per questo che a Mad Max vanno 6 Oscar quasi tutti tecnici, a Inarritu e a Revenant importanti Oscar artistici, ma è Il Caso Spotlight a vincere il premio artistico in assoluto più ambito, quello del miglior film. Insomma, se ci pensate bene, tutti sono stati accontentati. Mad Max ha avuto il suo riconoscimento per la grande innovazione tecnica che è propria di questo film. Revenant è stato fatto per soddisfare la sete di gloria di Inarritu e DiCaprio? Ed eccolo accontentato. Il Caso Spotlight è più politico, elitario e artistico? Ecco che vince il premio artisticamente più rilevante. Insomma, Oscar come il Festival di Cannes, dove i premi più significativi vanno alla politica.

Beh, chi segue la notte degli Oscar è interessato ai meriti da attribuire alle opere di intrattenimento, come dicevamo prima, e della politica non gliene frega niente. Siamo abituati a ben altro, tutto qui: se volessimo vedere un documentario o capire qualcosa su un fatto politico seguiremmo il Festival di Cannes, non la Notte degli Oscar. Vogliamo capire chi artisticamente dobbiamo ricordare per sempre, chi sta cambiando il mondo del cinema, chi sta introducendo nuove forme di narrazione. Non chi ha ragione sul piano politico. E sia Revenant che Mad Max aderiscono al primo concetto, mentre chi sta dietro a Il Caso Spotlight ragiona esclusivamente nella seconda direzione. Quello che è successo è quindi chiaro: è probabilmente la prima volta in assoluto che un film vince il premio per il miglior film con soli due Oscar in saccoccia.

Fermo restando che ci sono sicuramente anche interessi lobbistici, come dicevamo prima. Altrimenti non si spiegherebbe l’accoramento che si è verificato nel momento della premiazione di Leonardo DiCaprio e Ennio Morricone. Troppo pathos, troppa enfasi solitamente, agli Oscar, lasciano sottintendere che si sta facendo giustizia a un torto che è stato prolungato per molti anni. E se per DiCaprio è ridicolo che non siano arrivati premi per interpretazioni sensazionali come quelle in J Edgar, The Wolf of Wall Street e Django Unchained, per Morricone è stato compiuto un vero e proprio delitto a cielo aperto. Ma è anche inutile soffermarsi ulteriormente su questo aspetto.

Quello che mi preme qui sottolineare è il criterio con cui sono stati assegnati soprattutto gli Oscar per Fotografia, Trucco e Montaggio. Direte secondari voi, ma non è affatto così, perché non si può capire questa Notte degli Oscar senza capire questi premi. Semplicemente perché i primi due sono invertiti, a mio modo di vedere le cose. Il trucco di Revenant è fantastico, e senza di quello sostanzialmente DiCaprio non avrebbe potuto vincere il suo tanto agognato Oscar, perché semplicemente lo aiuta enormemente sul fronte espressivo. Senza quel trucco semplicemente Revenant non sarebbe potuto essere credibile per lo spettatore. Non dico che il trucco di Mad Max non meritasse, ma che questo aspetto è più cruciale in Revenant.

Discorso opposto per la Fotografia e Montaggio, vinti nel primo caso da Revenant e nel secondo da Mad Max. Quest’ultimo è un film girato, come sapete, dal 70enne George Miller, che ha utilizzato tutta una serie di tecniche di narrazione estremamente innovative. Ha girato circa 4 o 5 volte il materiale che poi è stato effettivamente utilizzato nel film, per poi darlo “in pasto” alla moglie Margaret Sixel, che giustamente ha vinto il suo Oscar.

Ma un tale tipo di montaggio, così complesso e così preciso, semplicemente non avrebbe avuto senso se non fosse stata utilizzata la fotografia giusta. Come abbiamo già visto qui, Mad Max, infatti, usa il cosiddetto stile “Center Framed” per tenere sempre al centro dell’immagine l’aspetto più rilevante dell’immagine stessa. Questo al fine di mantenere quel ritmo forsennato che tutti avrete notato vedendo il film, senza comportare alcun tipo di distrazione, anche minima, allo spettatore. Insomma, montaggio e fotografia in questo caso sono un tutt’uno per avere quel livello di innovazione e di brillantezza che non è possibile riconoscere a Mad Max, oltre che di velocità e ritmo ovviamente.

Ma, appunto, l’Academy ritiene che la fotografia di Revenant sia superiore. Al punto, addirittura, di scardinare un altro dei suoi tabù: per la prima volta una persona vince un Oscar nella stessa categoria per tre anni di fila. Stiamo parlando, stavolta, di Emmanuel Lubezki che, appunto, due anni fa vinceva con Gravity e l’anno scorso con Birdman.

Se consideriamo che Inarritu ha vinto per due volte di fila il premio alla regia, anche questo è un fatto senza precedenti, che cosa ci vuole dire l’Academy? Prima di ogni cosa dobbiamo sempre chiederci se le sue assegnazioni sono razionali ma, come detto tante volte in questo editoriale, stiamo facendo finta che lo sono. Quindi, la fotografia dei film di Inarritu è così sconvolgente da giustificare assegnazioni di Oscar senza precedenti nella storia.

A questo punto la domanda successiva da porsi è la seguente: cosa ha di così sconvolgente questa fotografia? Anche in questo caso avevamo già dato delle risposte, vedi qui: si tratta della struttura di piani sequenza, addirittura corrispondente all’intero film nel caso di Birdman. Insomma, l’Academy giudica il ricorso al piano sequenza fatto da Inarritu e dai suoi tecnici come una cosa sconvolgente nella storia del cinema.

Ora, come può essere questo aspetto, che in Antognoni e in Professione: reporter (siamo nel 1975!) era già portato alle estreme conseguenze, così sbalorditivo nel 2016 bisogna chiederlo ai membri dell’Academy. Personalmente, come ho detto nella recensione di Mad Max, nel film di Miller vedo l’impiego di una serie di trovate tecniche molto più brillanti ed efficaci, capaci di ricreare un tipo di narrazione completamente nuovo più basato sull’esperienza che sul concetto.

Ma, dopo tutto quello che abbiamo detto, ha ancora senso cercare un senso in tutto questo? La tecnica ha un ruolo centrale nella narrazione cinematografica come l’aveva una volta? E, soprattutto, l’Academy sarà ancora il punto di riferimento nel dare una risposta a queste domande?