Tutti contro l’Expo!

Gli incidenti al centro di Milano avvenuti in occasione della giornata inaugurale dell’Expo hanno scatenato l’indignazione dei milanesi, e non, sui social. Un vandalismo animalesco, feroce, perpetuato da qualcuno che evidentemente deve covare un rancore enorme contro l’Expo in questo caso, che naturalmente poi rappresenta il benessere e la società consumistica di oggi.

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Soprattutto i milanesi si sono sentiti feriti proprio nel cuore, anche perché sentono che qualcuno venuto da fuori abbia voluto rompere tutto quello che loro hanno in casa. Ma, pregherei tutti di fare un passo indietro, e cercare di capire quali sono le reali cause che originano il problema.

Naturalmente, la prima è scontata. Talmente scontata che è forse anche inutile riportarla. La società di oggi è fin troppo libera. I mezzi di informazione, e internet in particolare, creano dei modi di pensare, producono degli stimoli e sanciscono degli amori e degli odi che in molti casi non servono a niente. Siamo bombardati da un numero forse eccessivo di messaggi, e non riusciamo più a gestire questo enorme flusso. Non attaccherò mai la troppa libertà, anche perché in un certo qual modo sarebbe come dare ragione ai sovversivi. Ormai abbiamo intrapreso questo cammino e, al più, dobbiamo saperlo gestire e incanalare nel modo giusto.

Ma il mondo è ormai pieno di “hater”, c’è un’eccessiva voglia di andare contro qualcosa o qualcuno, e spesso anche indipendentemente dalla propria condizione sociale. Ripeto, a mio modo di vedere le cose è un problema di saper valutare le tantissime informazioni che ci arrivano ed essere molto accorti in quella fase in cui ci facciamo un’idea su come le cose funzionano intorno a noi.

Semmai il problema vero è un altro. L’Expo è stato fin troppo attaccato, e non si capisce bene il perché. O, meglio, lo si capisce, visto che molti lo fanno per cercare di raggranellare voti o consensi. Tutti quelli che dicevano che i lavori non sarebbero stati finiti per tempo e che l’Italia avrebbe fatto una figura barbina dinnanzi a mezzo mondo dove sono finiti? Volete, cortesemente, prendervi le vostre responsabilità quando dite certe baggianerie che poi non si confermano nei fatti?

L’Expo è partito ed è stato accolto magnificamente. L’area espositiva è straordinaria e Milano si presenta agli occhi del mondo in condizioni comunque decenti. Certo, il peso della crisi non scompare dall’oggi al domani, ma quello è un discorso più complesso. Ma appunto per questo vogliamo dare una mano al paese e a coloro che si sono dovuti bagnare la fronte di sudore per preparare l’esposizione universale, o vogliamo fare sempre e comunque i bastian contrario e cercare di affossare il lavoro degli altri semplicemente perché non è il nostro lavoro?

E allora il malessere che ha portato alla devastazione del centro milanese nasce in un certo qual modo dalle stesse motivazioni che hanno spinto, e continuano a spingere, la gente a criticare l’Expo, quasi ad avere fastidio che esista. Vi rassicuro: è una manifestazione che serve a far incontrare la gente, che vuole favorire lo scambio delle idee e che vuole risolvere un problema immane, quello dell’alimentazione nelle aree più povere del mondo. Se poi non devono più esistere queste occasioni di scambio culturale ditelo, e torniamo direttamente al Medioevo.

Dove sono finiti quei partiti che esistono solo per criticare tutto e tutti, per odiare e per ottenere voti sfruttando in maniera generica l’insoddisfazione della gente? Lega e M5S sono due partiti illegali, cari miei, e infatti fanno continuamente cose illegali, come Speakers’ Corner aveva detto già tempo fa. Alzare i toni e puntare il dito su chi si impegna, anche se a volte, certo, può sbagliare, è una cosa squallida e codarda almeno quanto quei miserevoli che, coperti da passamontagna e spessi giubbotti, hanno distrutto le proprietà private di altri.

L’altro grande problema riguarda il livello di preparazione delle forze dell’ordine italiane al cospetto di casi di caos diffuso e guerriglia urbana come quelli che sono accaduti nei giorni scorsi. Io penso che, in questo caso, Salvini abbia ragione a dire che il tutto si poteva bloccare in tempo con un po’ di accortezza. Si conoscono quali sono le abitazioni a Milano che possono essere occupate liberamente per immagazzinare vestiti e oggetti per organizzare un attacco di questo tipo, e si sa dove è possibile recuperare le “armi” e quali tipi di movimenti bisogna fare per recarsi nei posti sensibili. Poi al centro, vedi te.

Si sapeva anche qual era la manifestazione a rischio, per cui bisognava controllare con grande attenzione una per una tutte le persone facenti parte di quella manifestazione. È come se gli attentatori avessero detto con un paio di settimane d’anticipo: “L’1 maggio andremo a fare casino a quella ora e in quel posto”, ma che nessuno li abbia ascoltati.

E allora la mia idea è la seguente: in Italia, come dico spesso, c’è un disamoramento per la socialità, per il bene e gli spazi comuni, per quello che condividiamo con gli altri. Questo provoca una certa disattenzione sul lavoro e priva la gente di quella voglia di impegnarsi per portare avanti il paese. Quasi che nessuno voglia più impegnarsi per essere d’aiuto e di soccorso agli altri, con la terribile realtà, poi, che incredibilmente svantaggia anche sé stesso. Non c’è più quella voglia di dedicarsi anima e corpo al lavoro, come probabilmente succede in altre nazioni, dove anche chi fa il poliziotto lo fa perché si sente investito di un qualche tipo di responsabilità sociale.

Dobbiamo risolvere questo problema innanzitutto. E no, Salvini, stavolta la colpa non è di Alfano. Anzi, come ho spiegato è più tua, e per una volta vorrei che ti prendessi le tue responsabilità. Qui il problema è che si deve cambiare la cultura di un paese. Capire quali sono le colpe di ciascuno di noi prima di cercare di trovare quelle degli altri.