Strage a redazione Charlie Hebdo. Forse l’NSA aveva ragione?

Come avrete letto sui siti di news, un gruppo terroristico che sostiene di agire per conto di al Qaida ha attaccato la redazione di un giornale satirico parigino, Charlie Hebdo. Nel momento in cui scriviamo il numero delle vittime è di 12, ma è destinato drammaticamente a salire. Sono rimasti uccisi anche il direttore e vignettista Charb (Stephane Charbonnier), e altri tre noti vignettisti Cabu, Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia, e il suo collega Tignous.

charliehebdo

Le notizie da Parigi sono ancora scarse e poco precise nel momento in cui scriviamo, ma pare che i due terroristi siano riusciti a fuggire, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto.

“Il settimanale, già in passato nel mirino dei fondamentalisti islamici per vignette su Maometto, aveva pubblicato stamani in copertina una caricatura dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi “Sottomissione”, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico”, spiega l’Ansa.

“Orrore e sgomento per la strage di Parigi,vicinanza totale a Hollande in questo momento terribile, violenza perderà sempre contro la libertà”, ha invece scritto Matteo Renzi sui social network.

Al Quaida, stavolta, attacca quindi l’Europa. Forse è presto per giungere alla fase dei commenti, ma il pericolo è concreto, e potrebbe riguardare anche il nostro paese. Al Viminale è infatti in corso un vertice anti-terrorismo straordinario, visto che Angelino Alfano ha convocato il Comitato di analisi strategica Antiterrorismo alle 16.30.

L’Europa si sveglia dal torpore e probabilmente in momenti come questi avverte come meno distanti le esigenze d’oltreoceano di porre un rimedio immediato contro il terrorismo, che spesso agisce in maniera impulsiva e irrazionale come nel caso di Charlie Hebdo. Mi riferisco principalmente alla rete di sorveglianza internazionale messa in piedi dall’NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, all’indomani dell’11 settembre 2001.

I servizi segreti americani hanno iniziato a spiare qualsiasi cosa: dagli spostamenti delle persone tramite GPS alle loro conversazioni private su Skype, per non parlare dei vari Whatsapp, Kinect e compagnia. Questo ha sollevato un polverone di polemiche, che non si è in realtà mai interrotto. Ma le intercettazione dell’NSA non sembrano sacrosante nel momento in cui si apprende di questi attentati? In fin dei conti, se non abbiamo niente da nascondere perché non dovremmo farci sorvegliare, se questo consente di garantire la nostra stessa sicurezza?

Ognuno può rispondere a modo suo a questa domanda ma, se volete il mio parere, è diventata indispensabile una forza di polizia internazionale che sia in grado di arrestare prontamente attacchi terroristici di questo tipo o prevenirli quando è possibile. Spero che l’Europa capisca che deve svegliarsi al più presto e iniziare a collaborare seriamente con gli Stati Uniti perché, a quanto pare, condividiamo con loro lo stesso nemico.