Recensione Mad Max

L’inarrestabile voglia di redenzione, anche quando tutto sembrerebbe avverso, alternata alla continua caduta dell’essere umano come specie, è il senso alla base di tutta la serie Mad Max, qui portato alle estreme conseguenze in uno dei film in assoluto più acclamati soprattutto dal pubblico statunitense fra quelli usciti negli ultimi anni.

Mad Max

Diretto da George Miller, autore e regista anche della serie originale, Mad Max è un film dai ritmi serratissimi, con pochissime linee di dialogo e con scene d’azione molto lunghe. Come il nastro di una cassetta che si srotola su un tavolo per poi riarrotolarsi Mad Max estrinseca il suo senso sociologico, psicologico e la sua visione alternativa direttamente durante le scene d’azione, senza che la “filosofia” vada a intaccare neanche per un istante il ritmo.

È un tipo di azione incessante e per certi versi disturbante, con protagonisti dei folli esseri umani che hanno perso quasi completamente la loro sensibilità originale e che pensano solamente a sé stessi, al proprio tornaconto. L’umanità è ormai stata privata di quel senso di solidarietà e di collaborazione che in tempi civili ha decretato il meglio della specie: ognuno opera ormai per sé stesso all’interno di un contesto in cui prevale la follia.

E dentro tutto questo il personaggio di Max, ormai perso e spiazzato da tutta la follia che lo circonda, dall’odio e dall’egoismo. Non lo vedi per buona parte della fase iniziale di Fury Road, e percepisci la sua psicologia attraverso gli altri personaggi e le altre situazioni. Tutto quello che succede nel mondo post-apocalittico che vede una guerra continua per accaparrarsi la benzina ha reso Max un derelitto, un essere che non è più in grado di sostenersi autonomamente.

Con lo sguardo perso nel vuoto e incredibilmente impaurito, il nuovo personaggio di Max tratteggiato da Tom Hardy è molto particolare. Ti spinge quasi a pensare che ci sia stato qualcosa che non è andato per il verso giusto nella stesura di questo personaggio, come se Hardy sia fin troppo intimidito nel prendere il ruolo che è stato di Mel Gibson. Ma dopo ti rendi conto che forse Miller ha voluto specificamente tutto ciò: Max è un’anima perduta in un mare di follia.

E, stranamente, non è il protagonista. Perché il vero motore (è proprio il caso di dirlo!) delle vicende è l’Imperatrice Furiosa interpretata da Charlize Theron. È attraverso i suoi occhi che percepiamo la psicologia di Max nella seconda parte del film e lei rappresenta la voglia di redenzione della specie umana, adesso in grado di riconoscere il suo fallimento.

La continua competizione fra gli uomini ha portato al disastro che viviamo sulle strade e sul deserto del mondo di Mad Max, che ricorda soprattutto il mondo del secondo capitolo (quello più riuscito) della trilogia originale. Ma l’essere umano non è in grado di imparare dai suoi errori, è anzi sordo e cieco di fronte a tutto questo. Come una molla che tende a riprendere la sua posizione originale, è eternamente portato a alla competizione, a darsi battaglia al solo scopo di prevalere.

E chi dovrebbe essere un eroe, l’Imperatrice Furiosa (che ha un nome italiano anche nella versione originale in inglese) ha fallito. Un fallimento che porta a una grossa presa di coscienza, a un sentirsi in colpa talmente grande da portare a una grande impresa di redenzione, per cancellare quel fallimento.

E allora nel nuovo Mad Max c’è un forte tema di femminismo che non rintracciavamo nella serie originale. Max, che inizialmente è fortemente spiazzato, tanto da non parlare e da lasciarsi letteralmente trascinare dagli eventi, si imbatte nel gruppo di donne guidate dall’Imperatrice Furiosa. Sono le donne di Immortan Joe, l’imperatore che guida il nucleo di esseri umani sopravvissuti in maniera spietata e decisamente autoritaria. L’Imperatrice le ha rapite e ha promesso loro di portarle in un posto dove finalmente potranno vivere in libertà, una sorta di oasi verde, di terra promessa dove non ci sono folli e dove il deserto è sporadicamente intervallato da qualcos’altro.

Negli occhi stavolta convinti delle donne Max ritrova un po’ di sicurezza e dopo le titubanze iniziali capisce qual è il suo ruolo: aiutare gli altri, rimettere un po’ di ordine in un mare infinito di sabbia e follia. Max diventa l’unico che aiuta gli altri e questo dà speranza al manipolo di fuggiaschi che adesso ha attorno a lui.

Ma, e torno all’esempio della musicassetta di prima, Mad Max Fury Road è un film che si divide in due fasi, quasi simmetriche tra di loro, ed è proprio questo aspetto che conferisce un ritmo formidabile alla pellicola. È un film che dà un’incredibile sensazione di trasporto, perché tutte le scene di azione si svolgono con i protagonisti a bordo di furiosi e giganteschi mezzi e, mentre guidano, attorno a loro succede letteralmente di tutto. Insomma, tutto Fury Road è una specie di citazione della corrispondente scena d’azione dell’originale Mad Max 2, che restò nella storia del cinema anche dal punto di vista della spettacolarità e degli effetti speciali.

E allora il senso della fuga e del volersi mettere tutto alle spalle grazie alla velocità diventano i pilastri del film. Eroismo, lotta continua e fuga diventano il nocciolo della faccenda, con Imperatrice e Max che non perdono mai la speranza di poter conquistare la redenzione non tanto per loro due, ma per la specie alla quale appartengono.

Un mondo fatto di ingranaggi, di sporcizia, fango e benzina, che lo spettatore respira fino in profondità, quasi a sporcarsi lui stesso e a sentire adesso l’odore della naftalina, all’interno di un processo di redenzione che è anche il suo. L’essere umano ha perso così tanto che l’acqua, la benzina e ora anche le stesse donne diventano una risorsa, e George Miller ha deciso di farci vivere questo processo di redenzione direttamente in prima persona, senza fronzoli ma solamente attraverso l’azione.

Un universo dove essere marchiati, segnati fisicamente dallo sporco diventa l’unico emblema che distingue chi è importante da chi non lo è. Dove essere segnati con lo spray da Immortan Joe, una guida che non riesce a dare proprio altro che questo, è motivo di forte orgoglio e ti dà la spinta a continuare a lottare, a fare di tutto pur di fermare chi invece quella fuga la vuole portare a termine.

E allora è proprio questo che distingue i film americani da quelli europei: la preoccupazione, nel primo caso, di coinvolgere innanzitutto, ovvero di far vivere un mondo che è diverso da quello reale ma che allo stesso tempo, come le favole di una volta, evidenzia i difetti dell’essere umano e fa riflettere. È proprio il tratteggiare questo scenario, dotarlo di regole proprie, che esalta principalmente Miller, e dalla parte dello spettatore questo si traduce in un tipo di coinvolgimento che al cinema ben poche altre volte è capitato di vivere.

Mad Max è un film che stravolge i classici ritmi cinematografici, che offre una componente uditiva sbalorditiva e che va gustata in un cinema adatto allo scopo e che coinvolge, immedesima quasi come fa un videogioco, dove sei tu a prendere le decisioni. Se il nuovo personaggio di Max lascia qualche dubbio (anche se la sua psicologia potrebbe non essere lasciata così tanto al caso e magari spiegata meglio in un eventuale seguito), Fury Road è un film talmente sconvolgente e innovativo per la sua narrazione che nessuno dovrebbe perderlo.