Recensione La Corrispondenza

La Corrispondenza è un film scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, che si incastra nel recente filone del regista siciliano di trame che incrociano sentimenti e giallo. Dopo la parte iniziale, ti chiedi se qui Tornatore intenda indagare le complicazioni di una relazione sentimentale tra una giovane e una persona con oltre 30 anni in più oppure se il nocciolo siano le difficoltà nel portare avanti oggi una relazione sentimentale con il filtro dei nuovi media, a distanza.

Ma ben presto Tornatore fa luce con questo dubbio: è un giallo, come lo era La Sconosciuta e, soprattutto, come lo è La Migliore Offerta. Sebbene ci siano importanti differenze nella trama, soprattutto per  via del fatto che La Migliore Offerta si basa su una truffa, mentre questa è una storia d’amore, non riesco a non individuare importanti similitudini tra i due film per quanto riguarda la loro struttura, al punto da dover dire che sono eccessivamente simili.

È un Tornatore che ha deciso ormai di abbandonare l’epicità che lo contraddistingueva un tempo (forse perché nessun produttore gli assegna più un budget per fare un film del genere?) e, soprattutto, che ha deciso di smettere di essere testimone di una cultura o di un posto. È, quindi, un Tornatore adesso più intimo, meno ambizioso nei toni, ma non per questo meno sagace.

Se La Migliore Offerta e La Corrispondenza ti tengono legati al grande schermo, creano pathos e tensione, è proprio perché sono due film scritti bene e in modo intelligente. La parte da giallo si regge su quella più strettamente sentimentale, e l’una e l’altra procedono di pari passo, con deus ex machina che alla fine è, ne La Corrispondenza, unico per entrambe. Tornatore, come sempre, è qui artificiosamente struggente, nel senso che prepara delle situazioni che scuoteranno grandemente i suoi spettatori anche se, come al solito, daranno ancora una volta la sensazione di essere un filino appunto troppo artificiose.

Apparentemente, quindi, è semplicemente la storia d’amore tra una giovane studente, interpretata dalla bellissima Olga Kurylenko, e un professore di astro-scienze molto più anziano di lei, interpretato da Jeremy Irons. Ma c’è di più, perché dietro il sentimento c’è un trauma vissuto dalla ragazza in gioventù e soprattutto c’è la separazione. Come già avvenuto ne La Migliore Offerta, i due innamorati sono permanentemente divisi da un filtro, e se lì era una porta qui è la morte vera e propria.

Una sceneggiatura che non ha certo punto difficili, e che deve chiudere l’occhio su qualche aberrazione informatica per poter funzionare, ma che è a tratti originale. Ricorda, soprattutto nella fase iniziale, Her, il film di Spike Jonze in cui un “nerd” si innamorava di un sistema operativo, perché anche qui la riflessione sulle nuove tecnologie, sulla loro importanza nella società moderna e sui modi che abbiamo per sfruttarle ma anche per bypassarle quando diventano fin troppo invasive è ancora una volta al centro.

Per la felicità di qualche brand, perché il product placement è ovunque. Ma per la felicità anche degli spettatori, che finalmente possono godersi una Kurylenko al massimo della sua abilità recitativa. A differenza di quello che facevano ritenere i trailer prima dell’uscita, La Corrispondenza ruota quasi interamente intorno a lei, perché per lunghi tratti rimane da sola davanti alla telecamera o davanti un filmato statico che qualcuno gli ha inviato tramite un CD-ROM e che vede con il suo vecchio notebook.

Una ragazza che quasi completamente è “consegnata” agli strumenti informatici che così tanto contraddistinguono la società moderna. Vive grazie al suo smartphone e grazie al suo computer, dai quali non si separa mai. Ma questi due strumenti sono strumenti apotropaici, in grado di tenerti lontano da quelli che sono i tuoi veri tormenti, quasi a farti dimenticare che devi, prima, risolvere qualcosa. Amy, il personaggio interpretato dalla Kurylenko, è più complesso di così: lei fa la stuntwoman, ovvero gira delle pericolosissime scene di azione, rischiando, un poco.

E allora diventa una storia di espiazione. La ragazza si mette volontariamente a rischio perché sente di avere un debito con qualcuno. Ma è anche una profonda storia d’amore, quello vero, nonostante l’età, grazie a un artificio tipico del cinema europeo in cui due problematiche coesistono nella stessa persona, quasi senza pestarsi i piedi a vicenda. E, come è tipico del cinema europeo, questi traumi, queste angosce, questi muri apparentemente inscalfibili, si posso abbattere, forse in maniera fin troppo semplice e forse in maniera troppo poco credibile per lo spettatore. Pubblico europeo che non coglierà neanche l’eccessiva vicinanza stilistica con La Migliore Offerta, anzi rimarrà deliziato da una scrittura comunque di qualità.

La colonna sonora è del Maestro, Ennio Morricone, che qui, come spesso accade recentemente, si è limitato più che altro a recuperare pezzi del suo fantasmagorico repertorio. La musica è poco presente, insomma, e non lascia sicuramente il segno, se non per un brevissimo tratto proprio nei titoli iniziali, proprio quando compare il nome del Maestro. Lo aspettiamo ovviamente all’opera soprattutto con The Hateful Eight, occasione per la quale è candidato all’Oscar dopo aver vinto il Golden Globe.

La Corrispondenza è in definitiva un film godibile, terapeutico nella misura in cui vi farà capire che l’amore vero esiste ancora oggi, che è forte e che non può essere spezzato neanche dalle diavolerie più recenti che il mondo tecnologico ci mette a disposizione. Il sentimento che nutriscono vicendevolmente Ed e Amy è vero ed è molto più forte rispetto al sentimento che condividono le altre coppie intorno a loro. È, quindi, un giudizio buono quello che mi sento di attribuirgli, lo stesso che diedi a La Migliore Offerta.