Recensione Jurassic World

Mi ha convinto ad andare al cinema il trailer di Jurassic World. Le indimenticabili note inventate da John Williams, suonate al pianoforte e con quel ritmo così lento mi hanno suggestionato. Mi hanno quasi spinto a pensare a un seguito “vero” di Jurassic Park che potesse essere realmente immersivo e capace di portare a un nuovo livello quel modo di presentare il mondo giurassico che entra in conflitto con la modernità che tanto bene era riuscito a Steven Spielberg nel 1993.

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Non è così: Jurassic World non ha niente di quel fascino legato allo scontro tra specie appartenenti ad epoche diverse che si scontrano. Non ha il fascino della riscoperta dei dinosauri nel mondo moderno. Non ha la filosofia della voglia di tentare l’impresa che invece si tramuta in catastrofe. E soprattutto non ha  quel “realismo” che rendeva quei dinosauri così vicini ai personaggi protagonisti, a loro volta incredibilmente vicini allo spettatore. Se Spielberg, con i ritmi dei film anni ’90, ti portava per mano a visitare il Jurassic Park e ti presentava una per una quelle specie ormai estinte, e ti faceva capire perché lottassero tra di loro e perché non possono coesistere con l’uomo, qui tutto questo è andato perduto.

E tutto questo non esiste per un semplice motivo, come ammettono candidamente gli stessi protagonisti di Jurassic World all’interno degli strampalati dialoghi del nuovo film. Qui si porta tutto alle estreme conseguenze: tutto deve essere innanzitutto più grosso e spettacolare. Elementi che caratterizzano i tantissimi remake e reboot che vediamo al cinema negli ultimi anni, spesso di film che sono usciti al cinema in realtà relativamente poco tempo fa. Esagerare e potenziare, però, non sono elementi compatibili con il “realismo”: e se quel contatto originale tra bestie estinte ed essere umano moderno di Jurassic Park dava l’illusione della veridicità, tutto qui è avvolto in una patina di esagerazione che sfiora la parodia.

L’inizio è effettivamente evocativo, ma come Jurassic World riesce a essere evocativo in tutti quei casi in cui cita il film da cui tutto ebbe inizio. La musica, suonata al pianoforte o riprodotta ad altissimo volume, i luoghi che avevamo “esplorato” più di 20 anni fa e quello che resta di alcuni protagonisti “storici” effettivamente fanno venire un brivido sulla pelle dell’appassionato che vuole ricordare i tempi andati. Ma Jurassic World, come molti di questi rifacimenti moderni, non è dedicato tanto a quelli appassionati, bensì al pubblico più giovane che Jurassic Park non ha avuto modo di conoscerlo.

Ben presto di tutto questo rimane poco e ti rendi conto che diventano due gli aspetti portanti della pellicola. Il primo riguarda il volere lucido e ben ponderato dei protagonisti di liberare i dinosauri per evocare quel brivido che nasce dal dare la caccia a qualcosa di irrimediabilmente più forte dell’essere umano. Ovviamente sono in parte ironico, ma la sceneggiatura è così traballante che spesso si ride sulla goffaggine di marine, esperti, scienziati e dirigenti che si prodigano in maniera incredibilmente grossolana, e senza riuscirci nella maniera più assoluta, a tenere in gabbia questi dinosauri. Anzi a volte sembra lo facciano apposta a liberare quelle pericolosissime creature che solo qualche anno prima avevano fatto non pochi disastri. Ma, lo sappiamo, con certi film d’azione americani non bisogna farsi troppe domande sui buchi alla sceneggiatura, per cui sorvoliamo pure.

L’altro aspetto portante della trama è poi l’abitino di Bryce Dallas Howard. A parte che non ci ricordavamo la figlia di Ron Howard così “bona” (scusate la volgarità del termine ma ci sta), ma qui il suo fisico è evidenziato con grande cura. All’inizio è ben vestita, anche se la sua mise è forzatamente troppo sexy, ma man mano che i dinosauri riconquistano la loro libertà comincia a perdere un capo di abbigliamento dopo l’altro, al punto che immaginare le sue curve non è più necessario. Finirà con una patina di olio (o acqua?) sulla pelle che la rende veramente super-sexy, i capelli bagnati e quello sporco sulle sue curve che stuzzicherà l’appetito erotico anche di chi ha gusti un po’ più particolari. Sono ironico, stavolta, fino a un certo punto: la Howard è veramente una delle cose migliori di questo film, e anche per il rapporto che si genera con il suo “fidanzato”, ironico al punto giusto grazie alle battutine pungenti che i due si scambiano in più di un’occasione. Parliamo di quel Chris Pratt che già avevamo apprezzato in Guardiani della Galassia.

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Tornando un po’ più seri, un altro elemento portante, di una sceneggiatura che però, lo avrete già capito, ben presto lascia spazio all’azione forsennata e a eventi che non si capisce bene se siano parodistici o solamente volutamente esagerati, è il rapporto tra il personaggio interpretato da Pratt, l’ex-marine Owen Grady, e gli immancabili Velociraptor. Owen ha stabilito un rapporto con le bestie, rapporto molto fragile ma che porta, in certi casi, le bestie a fidarsi dell’essere umano.

Dopo la prima ora di film ho avuto l’impressione che questo rapporto potesse in qualche modo essere un’evoluzione di quel “realismo” di cui parlavo prima a proposito del conflitto tra specie che così tanto ci aveva entusiasmati nel 1993. Ma dopo un po’ Owen finirà per guidare i velociraptor a bordo di una moto e perderà il controllo su di loro a favore di un curiosissimo incrocio tra T-Rex e mollusco. Insomma, a quel punto ho capito come fare per continuare a guardare il film: stoppare il cervello e continuare a percepire solo i movimenti sullo schermo. Ma non si può fare altro con questo Jurassic World. Anche perché ci saranno cattivi eccessivamente poco credibili e troppo caricaturali, capaci di scatenare una vera e propria guerra sull’isola pur di portare avanti un piano senza senso sull’uso militare dei Velociraptor.

Insomma, per quello che oggi la gente si aspetta da un film, ovvero sempre più spettacolo e sempre più velocità, non è replicabile quel fascino dei film d’azione e di fantascienza degli anni ’90. A questi ritmi non sono più credibili. Devi semplicemente ficcare tante di quelle cose nel film che per mantenere il giusto ritmo della narrazione devi rinunciare forzatamente a pezzi di sceneggiatura, semplicemente perché in caso contrario il pubblico si annoia. Senza sceneggiatura rischi di diventare ridicolo a meno che non crei un nuovo tipo di ritmo cinematografico e riesci a raccontare le cose durante l’azione.

Non esistono più i tempi morti: hai proprio un differente stile di narrazione. Ed è per questo che Jurassic World fallisce dove Mad Max trionfa. Come abbiamo già visto, nel suo film Miller eleva il genere a un nuovo livello, semplicemente perché racconta un mondo senza far parlare il suo protagonista e facendo esprimere le immagini e l’azione, reinventando il ritmo cinematografico e declinando sulla base di una velocità della narrazione differente. Porta, insomma, Mad Max a un nuovo livello, mentre Jurassic World si limita a scimmiottare il capolavoro che l’ha originato, rivelandosi anche ripetitivo in più punti. Insomma, non c’è un genio, un talento dietro (il regista è Colin Trevorrow) che possa raccontare il fascino antico di Jurassic Park in un modo compatibile con il pubblico moderno. Una guida che rivoluzioni il film senza scontentare pubblico di una volta e pubblico moderno.

E allora, e c’è un altro filone di pensiero che apro, non è solo il trailer che mi ha portato al cinema, ma anche la votazione che Jurassic World aveva nei primi giorni su Imdb, che era di 8,5. Mi sono sempre fidato di Imdb, perché ha il potere di sintetizzare in un unico voto il parere di migliaia di persone. Ma nell’ultimo periodo mi rendo conto che i voti dei film al lancio sono molto pompati, per poi ridimensionarsi dopo qualche settimana. E allora mi viene il sospetto che ci sia web marketing in tutto questo: ovvero che le case cinematografiche possano chiedere qualche “favore” all’algoritmo di Imdb. A mio modo di vedere le cose, infatti, il voto di Jurassic World dovrebbe essere più basso almeno di 2,5/10 rispetto a quello che il film ha adesso su Imdb.