Quando gli italiani hanno perso il senso del rispetto

baciamanoSe torni in Italia dopo essere rimasto per un po’ di tempo in qualche altra nazione minimamente avanzata, ti scandalizzi per alcune cose che altrimenti farebbero parte della normalità. Ad esempio, in aeroporto noti degli assurdi litigi su chi ha precedenza per un posto per la macchina che, se ragioni bene, non hanno motivo di esistere perché con un po’ di buon senso c’è spazio per tutti.

Prendi la macchina e vai in autostrada, occupando la corsia di sorpasso. Sei alla massima velocità consentita dal codice della strada e stai effettuando un sorpasso. Nonostante questo c’è puntualmente qualcuno  che ti suona o ti lampeggia perché, non si sa per quale assurdo principio, lui si sente in diritto di occupare quella posizione che stai occupando tu.

O più semplicemente vai a fare la spesa e gli impiegati ti rispondono sgarbatamente, perché pensano di essere in posizione subordinata alla tua e che non sono comunque obbligati a servirti (ma è il tuo lavoro, cavolo!), oppure le donne che sono un po’ più avvenenti non ti rivolgono la parola, perché tanto loro sono persone di Serie A e tu rimani un povero sfigato. Non devi neanche provare ad avvicinarti perché rischi di rovinare la loro “aurea”, di comprometterle insomma.

Gli italiani sono come una corda di violino molto tesa, pronta a scattare e a ritorcersi contro sé stessa. È come se qualcuno avesse fatto loro un torto irreparabile e sono pronti a prendersela con chiunqe per riscattarsi. Qualcuno l’ha aizzati, e certi mezzi di informazione hanno sicuramente parte della responsabilità. Sicuramente sono particolarmente ben predisposti all’insulto, come se farlo in qualche modo alleviasse le loro pene e, finalmente, facesse provare un po’ di quella sana euforia che manca ormai da tempo.

All’estero non è così. Ognuno si fa la propria vita e non pensa in qualche modo che rifarsi sugli altri gli consenta di guadagnare chissà che cosa. La gente non sembra aspettare niente, e riesce a godersi la vita anche senza quella inarrestabile voglia di sovrastare e prendersela con gli altri. Ti salutano, non ci sono differenze tra classe sociali e tutti cercano di fare il loro lavoro nella maniera più professionale possibile, ti fanno addirittura dei complimenti. Mentre da noi tutti cercano di affossarti e non perdono occasione per rimarcare quanto sia inutile il tuo lavoro, oltre che fuori luogo.

Probabilmente questa tendenza all’insulto e questa indifferenza verso il rispetto è nata da tutta la faccenda Berlusconi, e quindi sarebbe anche antecedente alla crisi. È come se quello che è stato fatto a Berlusconi dai media e dagli opinion leader avesse sdoganato una certa tendenza all’insulto. Ma tu non puoi rifarti su di me delle tue ansie. Se le hai liberatene in altro modo, va’ da uno psichiatra o se vuoi aiuto da me almeno pagami.

Non puoi farmi lunghissimi discorsi politici cercando di convincermi delle tue idee e incazzarti se non sono d’accordo. Non c’è niente che puoi mettere a posto così rapidamente semplicemente perché non c’è niente di sbagliato, e quello che succede non dipende da un’unica persona o da un unico fattore. Piuttosto, serve che tutti ci rimbocchiamo le maniche e, nel massimo rispetto, cooperiamo per correggere il tiro.