Il processo Ruby, ovvero il processo alla destra italiana

Ruby

Il processo Ruby è uno di quei fatti che più di qualunque altro hanno influito sugli equilibri della politica italiana dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi. Questo processo non solo ha indebolito fortemente i partiti di Silvio Berlusconi, che sono passati dall’essere punto di riferimento pressoché incontrastato a realtà marginale, ma ha anche portato alla rottura di alleanze storiche (ad esempio con Fini), ha agevolato la rinascita del Partito Democratico (anche se in quel caso gran parte del merito va assegnata anche a Matteo Renzi), ha favorito governi di larghe intese che mancavano dalla scena politica italiana da diverso tempo, rotto il duopolio PD/PDL per produrre una terza forza politica dello stesso livello delle prime due, il M5S, e provocato la formazione di tre governi di fila non eletti direttamente dal popolo.

È stato cruciale per l’evoluzione del nostro sistema politico. Dopo tanti anni, finalmente, la magistratura è riuscita a trovare le armi per contrastare Silvio Berlusconi, dopo che per 20 anni aveva fallito. Lo ha fatto puntando direttamente al cuore degli italiani, ovvero alle loro perversioni sessuali più recondite e alla loro perversione più manifesta e ossessiva, la politica. Un bel risultato per un processo che si è concluso nel seguente modo: Berlusconi viene assolto con formula piena perché, per quanto riguarda l’accusa di concussione, “il fatto non sussiste” e perché, in riferimento all’accusa di prostituzione minorile, “il fatto non costituisce reato”.

Vien da pensare che la causa scatenante che ha prodotto tutti quegli sconquassi politici in realtà semplicemente corrisponda a qualcosa che non esiste. Tutti i cambiamenti politici degli ultimi anni non hanno ragion d’essere o, forse ne hanno una molto semplice: nel loro profondo gli italiani odiano e rigettano qualsiasi cosa sia vagamente paragonabile alla destra. Vedono di cattivo occhio chi inizia a guadagnare troppo e chi è troppo dedito nel suo lavoro per far soldi. Insomma, il benessere è pressoché proibito in Italia, con tutte le conseguenze che un tipo di visione del genere comporta, e che sono ben evidenti ormai nella realtà economica di oggi.

Tutto è iniziato il 27 maggio 2010, quando Silvio Berlusconi telefonò al Capo di Gabinetto della Questura, dottor Pietro Ostuni, in seguito alla segnalazione della detenzione di Ruby Rubacuori, sospettata di furto e priva di documenti di riconoscimento. Berlusconi chiedeva che la giovane marocchina fosse affidata a Nicole Minetti (consigliere regionale del PdL), invece che a una comunità per minorenni. Il suo desiderio fu prontamente realizzato.

Ma il 21 dicembre 2010 successivo Silvio Berlusconi venne indagato dalla Procura di Milano per concussione, perché avrebbe abusato dei poteri di Presidente del Consiglio per esercitare un’indebita pressione sui funzionari della Questura di Milano al fine di ottenere il rilascio di Ruby. Il tutto per mascherare un altro reato, ben più grave, quello di prostituzione minorile.

Da quel 27 maggio, infatti, si muove una macchina inquisitoria di grandissima portata, che costa allo stato fior di quattrini. Insomma, un apparente banale caso viene trattato alla stregua del reato più grave nella storia della Repubblica e, come al solito, Berlusconi viene messo alla berlina da tutti gli orgnani di informazione. Le intercettazioni scattano puntualissime quel 27 maggio e la macchina inquisitoria è oliata e funzionante, oltre che estremamente reattiva, come mai prima di quel momento in Italia. Si sa praticamente tutto su quello che Berlusconi ha fatto con quelle ragazze.

Si scopre infatti che organizzava festini “a luci rosse” presso la sua dimora di Arcore, che hanno coinvolto non solo Ruby e la Minetti, ma molte altre starlette del mondo dello spettacolo. A questo punto dobbiamo capire bene cosa sta succedendo: i giornali bersagliano gli italiani con surreali dialoghi su questa o quella bella figliola e sui consigli su come si fa una buona fellatio. Si tratta in realtà di discussioni normali tra persone normali, che però risultano incredibilmente esaltate solo per il fatto di comparire sui giornali.

Cosa c’entra con il processo Ruby? Niente. Sembra che tutti abbiano dimenticato che per legge è vietato pubblicare gli atti di un processo che non è giunto a sentenza o che questo sia vero solo per uno, Silvio Berlusconi. Insomma, l’odio di una parte della popolazione nei confronti dell’unica persona che nella storia della Repubblica ha avuto il coraggio di creare un partito di destra (per quanto approssimativo e con tutti i limiti che ciascuno di noi gli riconosce), alimentato dalla magistratura, viene esaltato e giunge ai massimi livelli grazie a giornalucoli di ogni tipo e di giornalisti televisivi che sarebbero disposti alla qualsiasi pur di ritagliarsi i loro 15 minuti di popolarità.

Tutti contro Berlusconi, tutti a cercare di distruggere quella destra che così faticosamente aveva contribuito a creare. Un bersagliamento mediatico che non ha precedenti nella storia d’Italia, ma che è basato su cosa? Semplicemente su fatti privati e su nessun elemento di illegalità, perlomeno dimostrabile. Il legame con il processo si perde e anche quello con la realtà ormai è incredibilmente debole. Giornali come Il Fatto Quotidiano acquisiscono una popolarità tremenda, spingendo gli “anti-berlusconiani” a convincersi di una realtà che non esiste.

Chi è riuscito a cavalcare quel fenomeno ha messo nelle proprie tasche non pochi soldi, e i casi del M5S e del Fatto Quotidiano, come abbiamo già avuto modo di vedere, sono i più eclatanti.

Hanno fatto sì che gli italiani perdessero il senso del giusto e dello sbagliato, forgiando una nazione in cui non si capisce più cosa sia la Giustizia. La mia difficoltà a vivere in Italia oggi è proprio quella: sono attorniato da persone che non condividono più i miei valori morali, che intendono la giustizia come un qualcosa di fortemente differente rispetto a quello che io penso che sia.

Quindi, la situazione è ancora peggiore di come l’avevo profilata inizialmente: non solo quel processo ha modificato per sempre la politica italiana, ma ha anche creato una nazione diversa se per nazione si intende l’opinione pubblica e il sentire comune. Il tutto, e lo dice la stessa sentenza in appello, basato sul nulla.

Il bello è che dallo stesso processo è nato un procedimento penale separato che, a differenza di quanto avvenuto con Berlusconi, ha portato alle condanne di Emilio Fede, Lele Mora e di Nicole Minetti che, a detta dei giudici, sarebbero stati coinvolti nella rete prostitutiva creata ad Arcore. Ma perché alcuni colpevoli e l’altro no se i fatti sono gli stessi?

Se ci fate bene caso è esattamente quello che è successo con il processo Mediaset. In questo caso abbiamo un procedimento penale parallelo, ovvero il cosiddetto processo Mediatrade, dove vengono assolti Marina Berlusconi (assurta a presidente Fininvest) e Piersilvio Berlusconi, accusati di riciclaggio di denaro, sulla base della stessa accusa, ovvero sulla cresta che Fininvest avrebbe fatto negli anni ’90 sulla compravendita di film made in USA, che consentiva al gruppo di aggirare il fisco. Insomma, i figli, che facevano parte dell’organigramma della società, vengono assolti, e il padre no, quando il tutto è partito dalla stessa base e dallo stesso (presunto) reato.

Il tutto lasciando perdere la velocizzazione che politica e magistratura hanno impartito al processo per evitare che cadesse in prescrizione e che il giudice che ha emesso la sentenza è stato sottoposto a procedura disciplinare per aver rilasciato un’intervista all’indomani dell’emissione della sentenza. I magistrati riescono a inguaiare dopo anni Berlusconi e, dopo aver provocato un altissimo livello di tensione nel paese, ormai insanabile, si affidano a un giudice così controverso?

In realtà, la storia dei processi a Berlusconi è ben più lunga e complessa, e non si può riassumere se non in un trattato. Ma credo di non andare molto lontano della realtà dicendo che in Italia non puoi avere mai certezze sulla base della Giustizia, perché Giustizia è tale solo se hai amicizie e sei riesci a imporre la tua forza. Proprio come in uno stato medievale.

Non ci sono più certezze nella nostra nazione, e ognuno di noi ha un concetto della Giustizia diverso dagli altri. Tutto va bene e tutto può essere accettato, a patto di rispettare il dogma numero uno: mai arricchirsi!