Il problema del socialismo in Italia e come ricostruire la destra

È ormai chiaro a tutti che la crisi economica italiana sia stata provocata dall’aver voluto una struttura politica eccessivamente socialista. Se nelle nazioni più avanzate come gli Stati Uniti vigono concetti come la meritocrazia e c’è una ricompensa per coloro che si impegnano di più, da noi il socialismo adottato da partiti come la DC o il primo PD ha livellato in maniera netta la società verso il basso.

Negli Usa non ci sono salvagenti: o sfondi e sei ricchissimo, o sei poverissimo e non hai proprio niente. Da noi, invece, tutti sono medio-poveri. Questo ovviamente produce ripercussioni enormi sull’economia e sulla capacità di spendere dell’intera nazione, avvilendo i consumi e avviando quel processo di regressione che è ormai evidente a tutti. Ma se avete trascorso qualche giorno negli Usa e avete guardato un “povero” negli occhi allora avrete visto in quegli occhi una scintilla.

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È la scintilla della speranza, è quella voglia di ricercare la felicità che gli Usa alimentano, e che invece l’Italia affossa in ogni momento. È proprio questo l’elemento in assoluto più negativo del nostro socialismo: l’aver creato una tensione perenne e aver messo le persone le une contro le altre. Come ha fatto? Togliendo quella fiducia che è indispensabile per poter andare avanti. Quell’ignoto che dovrebbe esserci nel futuro di noi tutti, che alimenta la voglia di fare e di progredire. L’eccessiva sicurezza su cui è invece basata la nostra società porta all’opulenza e alla sensazione che non ci sia più niente da fare per migliorare le cose. Il che ovviamente non è vero.

Dopo che la sinistra italiana per decenni è stata la sinistra del socialismo, adesso qualcosa è cambiato con Matteo Renzi. Improvvisamente la sinistra è diventata il partito del fare e del fare le cose in fretta, perché abbiamo perso fin troppo tempo. Una sinistra che ricorda gli insegnamenti di Blair e di Obama, e che infatti è particolarmente apprezzata da queste fondamentali figure della politica moderna. Figure che neanche concepiscono come alla sinistra socialista sia stato consentito di avere un potere pressoché sterminato tra la fine della seconda guerra mondiale e la seconda metà degli anni ’90 e di imporre la sua anacronistica visione.

Ma la nuova sinistra di Renzi ha prodotto un altro problema, ovvero ha eclissato la destra. Per come l’ha creata Berlusconi, infatti, corrispondeva alla sinistra statunitense e di molte altre nazioni europee. Era una destra senza grandi idee che, nel momento in cui è arrivato un politico un po’ più sveglio dello stesso Berlusconi (non che ci volesse molto, intendiamoci…), ha completamente perso di senso. E i risultati elettorali lo dimostrano in maniera evidente.

Come ha fatto Renzi con la sinistra, quindi adesso urge rifondare la destra. Ed è evidente che non lo può fare Berlusconi. Forse in cuor suo ha sempre visto giusto: è alla ricerca di un “delfino” che, alla stregua di Renzi ma in senso opposto, guidi questa transizione verso una destra moderna. Ma è possibile che su 60 milioni di cittadini italiani non ci sia una persona del genere?

E, poi, come dovrebbe essere configurata questa nuova destra? Sicuramente dovrebbe essere basata sul principio della razionalità, e del saper prelevare dai modelli stranieri ciò che hanno di buono, e poi dovrebbe abbattere definitivamente il modo comunista di concepire la politica.

Una destra molto avanguardistica e innovativa anche rispetto alle destre delle altre nazioni. Che guardi l’Italia come una realtà facente parte di una dimensione più grande, quella internazionale. Dobbiamo metterci in testa che la crisi, appunto dal punto di vista internazionale, è finita. Il PIL italiano, è vero, è in recessione, ma non possiamo più continuare a ragionare così, perché il PIL globale è in crescita. I giovani imprenditori italiani, ma questo vale per qualunque lavoratore, devono guardare all’estero quando cercano di imbastire la loro rete di rapporti lavorativi. Non dobbiamo più essere provinciali, e non dobbiamo avere paura del libero mercato. Anche con l’Asia, anche con la Cina.

Cina che ovviamente non è per nulla comunista ormai, anzi sembra aver assorbito al meglio il modello statunitense e riuscire a copiarlo in tutte le sfumature. Mai in nazioni emergenti come questa potrebbe prevalere il concetto di “aspettiamo pure i più deboli e quando arriveranno a una condizione accettabile, allora consentiremo ai più forti di migliorare ancora”, come invece si ragiona in Italia. Ma, guardate bene, non sto scrivendo niente di assurdo o di “cattivo”. È “cattivo”, invece, il modo di concepire le cose contrario, quello che blocca e limita le persone, quello che ti priva delle tue libertà personali, quello che produce quegli sconquassi economici che alla fine gravano su tutti, anche su chi non ha responsabilità.

Lo stato sociale deve essere molto meno presente e la gente non deve poter contare su certezze che conducono a incertezze e che sviliscono l’efficacia del lavoro del singolo, come il posto statale o pensioni molto corpose. Tutti devono essere messi nella posizione di poter rischiare, di poter sprigionare il proprio genio per conseguire dei risultati inimmaginabili. E inseriti in un contesto in cui possono venire in contatto con persone di qualsiasi tipo di cultura.

Deve cambiare anche il modo di concepire i media e di comunicare con l’elettorato. Berlusconi aveva sfruttato i media per spargere il suo “verbo”, Grillo ha sfruttato la politica per poter far soldi con il web. Bisogna andare oltre, entrare nell’era della comunicazione istantanea, che social media come Facebook e Twitter hanno ormai instaurato da tempo. Bisogna piegare la tecnologia ai propri scopi sociali e comunicativi. E di spazio ce n’è, e tanto…

Insomma, la dimensione del nuovo partito di destra non deve più essere quella italiana, ma quella europea. Deve andare oltre ciò che dice Renzi, essere ancora più impavida. Deve riuscire a farsi sentire proprio in chiave europea e cambiare quegli equilibri che non funzionano, oltre che scardinare le reticenze inutili che ostacolano il futuro della stessa Unione, guidandola. Il nuovo partito di destra deve accelerare, e tanto, la formazione degli Stati Uniti d’Europa.