Le storie più assurde della prima bolla della ‘New Economy’

La Bolla delle Dot-com (in inglese Dot-com Bubble) è stata una bolla speculativa venutasi a creare tra il 1997 e il 2000. All’apice della bolla si assistette negli Stati Uniti ad atteggiamenti assurdi e a comportamenti a dir poco fuori dalle righe, con decisioni strategico-imprenditoriali perlomeno discutibili. In questo articolo andremo a vedere cosa è successo ai founder delle startup di quel periodo, considerato da molti come un’epoca di ambizione senza pari e di eccessi.

Un’epoca in cui ci fu chi rinunciò ad acquisire Google per meno di un milione di dollari, in cui si organizzavano feste aziendali con travestiti che servivano hamburger e chi si lamentava che il Concorde fosse troppo piccolo.

Joe Kraus, una chance di acquisire Google per 750 mila dollari, e rifiutarla

krausUno de primi motori di ricerca in assoluto fu Excite. Fondato da un gruppo di studenti della Stanford University, ne era principale responsabile Joe Kraus. Nel 1999, Excite ebbe l’opportunità di acquisire Google per la risibile cifra di 750 mila dollari. Excite rifiutò una prima offerta di un milione di dollari e anche il secondo tentativo, da 750 mila dollari, venne respinto dal cda di Excite. La società ha attraversato una contorta fase di fusioni e finanziamenti, conclusasi con la sua acquisizione ad opera di @Home per 7,2 miliardi di dollari. Nel 2001, Excite dichiarò bancarotta. Quanto a Kraus, oggi lavora per Google Ventures come investitore. George Bell, ex-CEO di Excite, ha venduto la sua startup mobile Jumptap a Millennial Media lo scorso anno, ed è ora un investitore in General Catalyst Partners.

Ernst Malmsten, fondatore di Boo.com: “dopo il lusso del Lear jet 35, il Concorde è troppo piccolo”

malmstenBoo.com è un sito di abbigliamento online lanciato nel 1999. L’azienda bruciò 135 milioni di dollari di finanziamenti in 18 mesi e andò subito in bancarotta nel 2000. Malmsten è tornato poi nel mondo degli affari nel 2011 come CEO di una compagnia che si occupa di vendita di oggetti di lusso, Lara Bohinc.

Quella festa organizzata dai fondatori di Razorfish, Craig Kanarick e Jeff Dachis, in cui 4 mila hamburger furono serviti da travestiti

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Il party nei nuovi uffici della Razorfish del 1997 è ancora oggi ricordato come una delle feste aziendali più scatenate di sempre. Danzatrici del ventre, vagonante di hamburger (ben 4 mila in una sola serata) e trans erano solamente alcune fra le cose più trasgressive dell’evento. Craig Kanarick e Jeff Dachis quotarono in borsa l’azienda nel 1999 con una IPO da 48 milioni di dollari. Razorfish venne poi acquisita da Microsoft e infine da Publicis Groupe per 530 milioni di dollari. Dachis fondò poi la Dachis Group, una società che si occupava di analisi dei social media, poi acquisita da Sprinklr, per la quale Dachis è consulente senior. Kanarich invece è fondatore e CEO di Mouth, il punto di riferimento online per il cibo “indie”.

Stephan Paternot, CEO di Globe.com: “Ho donne e soldi. Adesso sono pronto a vivere una disgustosa e frivola vita”

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Lo chiamavano il CEO con i “pantaloni di plastica”. Stephan Paternot, quando nel 1994 fondò TheGlobe.com insieme a Todd Krizelman, era uno studente della Cornell University. TheGlobe, invece, era un social network molto simile all’attuale Facebook, e offriva già praticamente tutte le funzioni che Facebook offre oggi. Ma, a differenza del pozzo d’oro di Mark Zuckerberg, non portò neanche un dollaro. Nel 1998, però, ottenne un’ottima IPO e il suo valore di mercato salì fino a 840 milioni di dollari. Ma il titolo crollò un anno dopo l’ingresso in borsa e Paternot incassò solo 1,5 milioni di dollari, che perse quasi interamente in un investimento in UrbanFetch. Nel 2010 ha fondato Slated, un marketplace che consente agli investitori di finanziare dei film indipendenti. Krizelman, invece, è adesso responsabile di MediaRadar, una compagnia che si occupa di ricerche di mercato.

Greg McLemore di Pets.com, ottiene 121 milioni di dollari dagli investitori ma li perde tutti

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Pets.com è stata fondata nel 1998 e divenne famosa per un’ossessiva pubblicità in TV con un calzino parlante. Fu quotata in borsa nel 2000, ma la sua liquidazione sarebbe arrivata entro 268 giorni. Nel 2000, McLemore è diventato direttore dell’International Arcade Museum e oggi dirige WebMagic, una web startup che si occupa di innovazione.

Nonostante il fallimento di Broadcast.com, Mark Cuban è ancora un miliardario e possiede i Dallas Mavericks

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Broadcast.com è stata fondata per permettere alle persone di seguire le trasmissioni radio su internet. Nel 1998, però, ancora in pochi avevano accesso alla banda larga e per questo Broadcast.com era pressoché sconosciuto. Nell’aprile 1999, Yahoo ha acquisito la società per 5,7 miliardi dollari, rendendo Mark Cuban un miliardario. Ma Broadcast.com non è mai decollata e oggi non esiste per niente. Cuban ha usato quel denaro per acquistare la famosa franchise dell’NBA e oggi è uno degli imprenditori più popolari. Nel 2013 è stato assolto in un caso di insider trading.

David Bohnett, colui che creò il terzo più grande sito della rete, GeoCities

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Bohnett è stato uno dei fondatori di GeoCities, un sito che è stato considerato come “la home page” da molti e per molto tempo, un po’ come succede oggi con Facebook. Negli anni ’90 quasi nessuno faceva più traffico di GeoCities, specificamente solo Yahoo e AOL. Nel gennaio del 1999, GeoCities venne acquisita da Yahoo per 3,57 miliardi di dollari, anche se non era mai stato chiaro fino a quel momento se GeoCities riuscisse a fatturare. Oggi, Bohnett è un investitore in startup tecnologiche. Ha una partecipazione in Fab.com, attraverso il suo fondo Baroda Ventures, ma sembra che non sia più un investimento favorevole. È anche il vice presidente del consiglio di amministrazione della Los Angeles Philharmonic Association e gestisce un gruppo di attività sociali senza scopo di lucro denominato Fondazione David Bohnett.

Robert Levitan di Flooz ha bruciato 35 milioni di dollari con confusionarie campagnie pubblicitarie con Whoopi Goldberg

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La maggior parte delle persone ricordano Flooz a causa dei suoi confusionari annunci pubblicitari con la nota attrice Whoopi Goldberg. Tramite queste campagne, si incoraggiavano le persone a utilizzare una forma alternativa di credito su internet, credito che avrebbero potuto reperire attraverso acquisti presso gli esercenti affiliati a Flooz. Il meccanismo, tuttavia, è stato un flop e la società andò in bancarotta nel 2001. Levitan ha poi fondato Pando networks, una compagnia che si occupa di file sharing peer-to-peer che Microsoft ha acquisito l’anno scorso per 11 milioni di dollari, e oggi lavora per Live App, un network mobile per live events.

Un film sulle “gesta” di Kaleil Isaza Tuzman di govWorks che nessuno ha mai visto

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Un sito web che permetteva di pagare in anticipo i parcheggi e gli altri servizi locali senza andare fisicamente sul luogo. Un’idea senz’altro geniale quella di Kaleil Isaza Tuzman, ma la compagnia, che nel suo momento di massimo splendore è arrivata ad avere 250 impiegati, ha bruciato circa 60 milioni di dollari di finanziamenti senza fare mai un dollaro. Il tutto è documentato da un film indipendente intitolato Startup.com, che però nessuno ha mai visto. Tuzman è stato poi presidente di JumpTV, una start-up focalizzata su contenuti provenienti dall’estero, che ha raccolto 160 milioni di dollari grazie a due IPO. Tuzman ha venduto tutto e ha lasciato l’azienda.

Il peggior disastro della Bolla delle Dot-com secondo Wired: Kozmo di Joseph Park

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Kozmo consegnava gratuitamente nelle case degli acquirenti piccoli pacchi di generi alimentari, contenenti cose come caffè, alcolici e riviste. Venne fondata nel 1998, ma già nel 2001 era bella e fallita. Wired, che l’aveva già definita come il peggior disastro della Bolla, ultimamente ha riportato che Kozmo potrebbe tornare, anche se in un formato leggermente differente. Nel frattempo, Park è diventato presidente di BibleGateway.com e CEO di Bluefly, un e-commerce di abbigliamento. Oggi occupa la posizione di VP of global ecommerce in Forever 21.

Louis Borders: un tentativo, fallito, di consegne online

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Dopo aver fondato Borders Bookstores nel 1971 (un altro flop), Louis Borders si è fiondato in un’attività di generi alimentari online chiamata Webvan. Quest’ultima venne fondata nel 1999, ma già due anni dopo era in bancarotta. Ma dopo questi due fallimenti Borders sembra voler riprovare con le consegne online attraverso l’incubatore Mercury Startups.

Jim Edwards di APBnews.com è andato in vacanza ad Amsterdam, dicendo ai suoi amici che aveva bisogno di relax, e al suo ritorno a New York ha appreso dai suoi impiegati che la società era in bancarotta e lui senza lavoro

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APB è stata fondata da Mark Sauter e Marshall Davidson nel 1998 come servizio online di cronaca nera. Al suo apice aveva ricevuto 104 milioni dollari in finanziamenti e annoverava 140 dipendenti, tra cui due vincitori del Premio Pulitzer. Nel 2000 però sembrava aver esaurito i finanziamenti, aveva 7 milioni di dollari di debiti e solo 50 mila dollari nel conto in banca. Edwards, una delle più autorevoli firme di APB, finì a Business Insider, mentre Michelle Gotthelf scrive oggi per il New York Post. Quanto ai fondatori, Sauter è adesso un consulente di sicurezza, mentre Davidson lavora per KMD Studley, un servizio di consulenza immobiliare commerciale.