Perché l’Italia è in recessione

Italia
Come comunicato dall’Istat qualche giorno fa il Pil italiano è al -0,2% e questo fa ripiombare l’Italia in recessione, uno spettro che sembrava superato dopo una fase veramente molto difficile.

Sicuramente ci sono molti motivi, alcuni di tipo congiunturale sulla base dell’andamento economico internazionale, come abbiamo visto in questo post, altri dipendenti dalla sperequazione tra nord e sud e dai limiti in termini di capitale umano. Ma, a nostro modo di vedere le cose, c’è un altro fattore che complica drasticamente la situazione italiana, e che mette il nostro paese in una posizione sfavorevole nei confronti di tutte le altre nazioni europea.

Riguarda la creazione inconsulta di posti di lavoro a carico dello stato che ha aumentato vertiginosamente il debito pubblico nel corso degli anni. Ma, soprattutto, non si è mai ragionato in termini di produttività quando si è pensato di creare questi posti di lavoro. Si tratta di persone che prendono soldi ma il loro lavoro non consente di avere un ciclo virtuoso che fa guadagnare lo stato. Non si rispetta, insomma, la prima regola del capitalismo: investire x e guadagnare almeno x+1.

Certo, queste politiche hanno consentito di adeguare la disoccupazione in Italia a quelle di altri paesi. Ma a quale prezzo? Innanzittutto hanno inibito l’iniziativa privata imprenditoriale: perché rischiare quando c’è il posto sicuro?

E poi hanno indebolito fortemente le tasche dello stato, senza che quest’ultimo potesse avere una benché minima speranza di andarci in pari rispetto all’investimento che stava facendo. Imprese statali nate dal nulla solo per dare da mangiare alla gente, sperperi senza fine in nome dello stato e sindacati che spingevano insistentemente verso quella direzione, impedendo ai successivi governi di cambiare le cose, sono tutti elementi che fanno parte di un cocktail micidiale per il nostro paese.

Allora, cerchiamo di non dare le colpe a fattori esterni, e guardiamo innanzitutto a casa nostra. Cerchiamo di sistemare la pubblica amministrazione e fare rientrare i conti interni prima di pensare a risolvere le cause esterne. Quando l’Italia sarà pronta ad affrontare la competizione internazionale, e quindi sarà uno stato capitalista completo, allora potrà cercare di rintuzzare il gap che oggi la separa dall’Europa e dal resto del mondo.