Perché è giusto che internet determini il successo

Si sta formando una sorta di partito anti-imprevedibilità di internet. La rete, infatti, sta creando nell’ultimo periodo una serie di fenomeni, principalmente tramite YouTube, che contrastano con le tradizionali regole che determinano il successo.

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Tutta una serie di youtuber oggi usa un linguaggio differente rispetto a quello tradizionale, si pone in maniera innovativa nei confronti del proprio pubblico sfruttando anche i canali social, andando così ad attrarre un pubblico nuovo, estremamente giovane. Potremmo definirli i “nativi digitali”, ovvero i ragazzini di oggi che sono nati dentro Facebook, Twitter e, appunto, YouTube.

Insomma, un fenomeno incontrollabile per le cosiddette “baronie”. Sappiamo bene, infatti, che, soprattutto in Italia, il successo è stato determinato nel corso del tempo da quelli che potrebbero essere definiti dei controllori. Vuoi scrivere un libro? E allora devi avere degli amici che te lo pubblichino. Vuoi fare una trasmissione televisiva? E allora ti servono delle amicizie. Vuoi ambire a un lavoro con una paga leggermente più gratificante? Pensa a una raccomandazione!

Internet da questo punto di vista è un ulteriore passo in avanti verso la democratizzazione assoluta e verso una società che dà pari opportunità a tutti. Potrebbe essere un ragionamento in contraddizione con quello che abbiamo fatto in questa occasione, ma una cosa è arrogarsi il diritto di discriminare tra una storia di successo e una a cui è possibile rinunciare, un’altra essere un canale che potenzialmente può determinare successo senza fare discriminazioni in partenza.

Chi si lamenta, però, lo fa anche a ragion veduta in certi casi. Oggi è possibile cavalcare l’onda di internet in modo anche fin troppo aggressivo, scardinando completamente le regole del corretto intrattenimento. Si insulta, si usano toni fin troppo sopra le righe e si usano brutte parole e bestemmie, in una gara continua ad avere quanti più “follower” possibile. Sono, questi, dei ragazzi che non conoscono neanche le regole del giornalismo, ma che vanno spesso a entrare in competizione con i giornalisti tradizionali. Una battaglia che, molto spesso, vede un vincitore netto, e che è ovviamente colui che sa usare i linguaggi di oggi.

FaviJ, Yotobi, Frank Matano, CutiePieMarzia sono, oggi, in Italia molto più popolari di quanto possiate pensare. Popolari al punto che hanno dei manager che una volta lavoravano con le star del mondo della televisione. È vero che con l’intromissione di questi manager sono diventati molto meno spontanei e più costruiti di una volta, quasi come dei leoni in gabbia. Ma è anche vero che uno youtuber bravo sa come si intrattiene il pubblico tramite il canale di social video, e può comunque continuare a lavorare bene.

Questi personaggi oggi sono i beniamini dei vostri figli, addirittura dei modelli da seguire. Se andate a un evento in cui sono invitati come ospiti, vi accorgerete che tantissimi fan li accerchieranno e faranno di tutto pur di scambiare una sola battuta con loro. Sono degli idoli e, quindi, come è possibile ignorarli oggi? Come si può fare un’analisi senza considerarli nell’equazione? Come si può bollarli solamente come scurrili e non come avversari competitivi?

Oggi uno come FaviJ è in grado di guadagnare fino a 80 mila euro al mese tra introiti consentiti da YouTube e altre forme di sponsorizzazione, più l’importante canale delle donazioni che diventa sempre più determinante sulle piattaforme di streaming moderne. E allora si tratta di business, e torniamo alla solita differenza: sai fare business oggi o ti appigli alla crisi, alle solite menate sull’Italia solo perché non vuoi adeguarti alla modernità?

Siamo quindi destinati a un’involuzione continua delle regole giornalistiche e dell’intrattenimento? Io non la porrei su questo piano. Internet è semplicemente neutra: se gli algoritmi sono ben fatti non dà giudizi, se non quello legato al maggiore profitto possibile. Che è poi l’unico giudizio moralmente equo, visto che premia quei contenuti che sono apprezzati dal maggior numero di persone.

Se da una parte si tratta di dare delle opportunità senza fare discriminazioni in partenza e dall’altra di determinare il successo squisitamente sulla base del gusto della maggior parte del pubblico, allora internet sta facendo la cosa giusta.

Ai giornalisti che si sentono scavalcati, alle cosiddette “baronie”, diciamo solamente: non è che il vostro linguaggio è superato? Non è che internet ha cambiato semplicemente il paradigma e che la vostra prosopopea non interessa più al pubblico di oggi? Non è che le colpe sono soprattutto le vostre e non di YouTube?