Perché Avanti un Altro è una trasmissione di successo

Normalmente non mi piace analizzare le trasmissioni televisive, ma per Avanti un Altro sento di dover fare un’eccezione. Principalmente, perché è una trasmissione molto atipica nel suo cercare di essere sopra le righe e di avere un tipo di comicità estremamente aggressiva che in certi casi non rispetta le regole della televisione italiana.

avanti-un-altroAvanti un Altro è basato sul minimondo, ovvero sull’ingresso in scena durante il quiz di personaggi in parte caricaturali a cui il pubblico si affeziona seguendone l’evoluzione all’interno dell’intreccio raccontato dal programma.

La trasmissione che va in onda tutti i giorni su Canale 5 alle 18:45 è condotta in certe occasioni da Gerry Scotti, in altre da Paolo Bonolis. Quando c’è Scotti alla conduzione, però, cambia radicalmente, visto che l’atteggiamento più “bonario” del conduttore corpulento mal si sposa con l’idea alla base della trasmissione, che invece è di Paolo Bonolis. Quando conduce quest’ultimo, invece, il programma torna a essere fortemente imprevedibile e divertente.

Ogni elemento di Avanti un Altro è infatti pensato alla base per esaltare la voglia di Bonolis di insultare tutto e tutti. Ovvero, i personaggi del minimondo, le “vallette” improvvisate (spesso delle vecchiette che a stento riescono a parlare in italiano), e addirittura gli stessi concorrenti, che finiscono per essere caricaturali quasi come il minimondo.

Bonolis conduce la trasmissione con nervosismo, segno che la sente fino in fondo. La usa per sfogarsi, e questo lo stanca visibilmente durante le riprese. Sembra essere sempre sul punto di fare una follia, perché vive il programma con un coinvolgimento che non è uguale a quello considerato tollerabile da parte di un conduttore televisivo.

Anche il minimondo merita un’analisi, perché questi personaggi sono al tempo stesso delle caricature e degli umili lavoratori. Bonolis, infatti, va a commentare e a insultare anche l’interpretazione, ovvero quella parte del personaggio più nettamente legata al carattere personale dell’attore. Insomma, traspare sempre qualcosa della persona che sta recitando, e anche quella può essere usata per sollecitare una risata, per coinvolgere il pubblico in un modo inaspettato.

Insomma, Avanti un Altro trascende le regole del buon senso perché è fondamentalmente basato sull’insulto. Ma, allo stesso tempo, lo apprezzo per questo. Gli italiani hanno sdoganato l’insulto: pensano che sia un modo legittimo per difendersi e lo usano per esplicitare il proprio istinto di sopravvivenza. L’insulto, insomma, nella vita normale è finito per essere un qualcosa di legittimo e di utilizzabile senza sentirsi in qualche modo colpevoli.

E allora ben venga Avanti un Altro, in cui almeno l’insulto è collocato su un piano differente rispetto alla realtà. E ben venga anche perché in qualche modo denuncia, e fa capire a chi l’insulto lo usa tutti i giorni, che l’Italia è ormai un paese in cui chi insulta va avanti e chi rispetta il prossimo, non insulta, e probabilmente è anche colui che merita, retrocede, con le evidenti ripercussioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Consigliamo ai nostri lettori di dare un’opportunità ad Avanti un Altro, fosse solamente per verificare se quanto stiamo dicendo corrisponde anche alla loro visione delle cose. Ne avevamo già parlato, peraltro, quando abbiamo presentato la Bonas su Speakers’ Corner.