Per tutti i ‘low-profile’

In una società in cui tutti fanno competizione, e in cui la competizione sembra essere diventata il valore fondamentale, essere ‘low-profile’ richiede molto coraggio. Anche perché ti porta ad escluderti da alcuni ‘giochi di potere’ della società moderna che invece premiano coloro che sono più abili nella competizione.

low-profile

Se tu non lanci continue sfide agli altri non solo ti precludi alcune possibilità, ma finisci per essere soggiogato dagli altri. Gli altri fanno finta che tu non sei in grado di fare competizione, e fanno finta che la tua non sia una scelta volontaria. E quindi iniziano a sfruttare il tuo essere ‘low-profile’: “la vita è una cosa fatta di cose brutte, perché non dovrei farle anche io?” è il loro modo di pensare. Un semplice escamotage per poter ottenere l’occasione per scaricare tutto sui cosiddetti ‘low-profile’ e sfruttare la scelta di vita di questi ultimi per ottenere ricompense e per perpetuare ulteriormente la loro visione del mondo, ovvero quella regolata dalla competizione.

Ma, nonostante tutto, ritengo che il nostro essere ‘low-profile’ sia la cosa giusta, e continuerò pertanto a perseguire questo stile di vita. Non solo mi dà una sensazione di positività, proprio perché non faccio parte di un mondo fatto di ricatti e di sopraffazioni continue, ma perché mi permette di ragionare meglio e in maniera più libera e lucida su alcuni fenomeni.

Fare delle rappresaglie sulla base dei torti subiti, d’altra parte, non ha mai portato a nulla. Perché dall’altro lato subirai un’ulteriore rappresaglia e si innescherà un circolo vizioso che può anche non avere fine. Lasciar correre su questo spirito di inutile competizione e continuare a lavorare sodo, adempiendo al ruolo che la società ci ha assegnato, in silenzio e senza disturbare, invece, è l’unico modo per andare avanti e per ottenere i propri risultati.

Le uscite tra gli amici, le riunioni di lavoro e qualsiasi cosa riguardi la sfera sociale, ormai, sono occasioni buone per far prevalere la propria voglia di competizione. Le persone coinvolte in queste circostanze sociali si sfidano continuamente: il loro cervello, la loro amigdala, li spinge a voler vincere a tutti i costi, a prescindere dal fatto che abbiano ragione o meno. In altri termini, ne avevamo parlato anche in questo articolo.

Il punto è, quindi, il seguente: se io cerco di essere dominatore solo per il gusto della vittoria e perché essere perdente mi manda in depressione, io non cercherò di far prevalere la razionalità, ma solo un qualcosa che vince perché io voglio essere dominatore. Se i capi o i dirigenti della società moderna continueranno ad agire in questo modo, insomma, ci ritroveremo in una società guidata in maniera completamente irrazionale, dall’orgoglio e dalla competizione, invece che dalla genialità e dal talento.

Una società in cui non sono più le ragioni a trainare lo sviluppo, e in cui non ci sono più persone che agiscono per valori e con lucidità. Ma dove ognuno semplicemente si schiera da una parte o dall’altra, spesso senza logica, per poi difendere irrazionalmente ma convintamente quella parte, solo per il gusto di prevaricare sugli altri. Mi sembra che il porgere l’altra guancia, in un contesto del genere, perda la sua valenza religiosa, e diventi finalmente un qualcosa di scientifico e utile.