Non c’è angolo in Italia immune dalle infiltrazioni criminali

Lo ha scritto un giornalista del New York Times, in seguito ai fatti di “Mafia Capitale”. Riassumendo molto si è scoperto che a Roma sussisteva una rete criminale che operava a braccetto con le istituzioni dello Stato, coinvolgendo sindaci e le principali cariche amministrative della capitale. Questa cricca non solo controllava clandestinamente alcuni affari, ma cercava di indirizzare gli appalti, modificava arbitrariamente l’esito di alcune votazioni gestendo voti di scambio e sfruttava addirittura la condizioni di povertà di alcuni immigrati per intascarsi quote di denaro che invece erano originariamente allocate per alleviare la condizione di indigenza di queste fasce della popolazione.

marino
Sembra che ci siano anche collegamenti tra cosche mafiose di altre regioni, nella fattispecie la Calabria, ed alcune cooperative gestite da Salvatore Buzzi, uno dei principali punti di riferimento dell’organizzazione romana. Secondo le ricostruzioni, i due gruppi criminali avrebbero raggiunto un accordo relativo all‘appalto per la pulizia del mercato Esquilino, a Roma, in cambio della protezione in Calabria alle cooperative della ‘cupola’ che si occupano dell’assistenza ai migranti.

Il tutto coinvolgendo il precedente sindaco Alemanno e anche l’attuale sindaco Marino, che però ha costituito la Procura della Repubblica come parte offesa. Marino ha basato tutta la sua campagna elettorale su un certo ripristino della legalità nel Comune di Roma, promettendo di scardinare i malcostumi che avevano contrassegnato fino a quel momento l’amministrazione capitolina. Ma evidentemente, dal momento in cui è iniziato il suo mandato, 12 giugno 2013, ha convissuto con tutto questo.

L’inchiesta sulla corruzione a Roma “sta a ricordare che, virtualmente, non c’è angolo dell’Italia che sia immune dall’infiltrazione criminale“, ha scritto il New York Times. Un’inchiesta, quella sulla mafia a Roma, che “solleva nuove domande circa la capacità dell’Italia di riformasi e soddisfare le richieste di una responsabilità di bilancio fatte dai suoi partner dell’eurozona”. E il giornale non ha dubbi: “La diffusa e incontrollata corruzione di fondi pubblici rivelata dall’inchiesta è un’esempio della situazione che ha portato il debito pubblico dell’Italia ad uno dei livelli più alti al mondo”.

Concordo pienamente con le parole del Nyt, che evidentemente segue la faccenda da un punto di vista esterno. Ma non su un punto. Il debito pubblico dell’Italia non dipende unicamente dall’elevata diffusione della corruzione, ma anche dall’impostazione socialista che da sempre vige nel nostro paese, che svilisce il valore della meritocrazia e, mettendo tutti sullo stesso piano, porta a un appiattimento della spinta imprenditoriale e, più in generale, al fare, che paghiamo a caro prezzo ogni giorno.

Insomma, è vero che i politici rubano, ma non è questa la principale causa della retrocessione economica del nostro paese, a fronte invece della risalita di altre nazioni emergenti. Quindi, da questo punto di vista solidarietà ai politici e condanna ai cittadini. A mio modo di vedere le cose, il problema riguarda il malcostume diffuso e la bizzarra visione delle cose di buona parte degli italiani. Per loro è un fastidio rispettare le regole e hanno reso un nemico le stesse istituzioni dello Stato. Se si trovano nelle condizioni per cui percepiscono uno svantaggio perché ritengono che un comportamento di un’altra persona sia stato di detrimento per loro non esitano a loro volta a commettere un reato.

Tangentopoli nel 1992 terminò non tanto per l’intervento della Magistratura, ma per il fatto che la propensione all’irregolarità era talmente diffusa a macchia d’olio, e riguardava praticamente la totalità della popolazione italiana, che gli italiani hanno cominciato a spaventarsi che le autorità avrebbero da lì a breve preso delle misure contro loro stessi. Il problema qui non sono i singoli, e coloro che se la prendono con i singoli sono molto pericolosi, perché alterano la realtà: il problema è qui l’Italia nel suo insieme.

E quindi bisogna prendere delle contromisure nella fase dell’educazione. Educare i giovanissimi al rispetto delle regole. Fare capire loro quali sono i valori della società civile in tutte le fasi dell’apprendimento e soprattutto fare capire loro che se tutti rispettassero le regole ci sarebbero benefici per la società intera. Solo intraprendendo questo cammino si può riportare l’Italia al livello delle altre nazioni europee e di quelle extra-europee. C’è molta strada da fare e molto da recuperare, e per questo non sarà certo facile. Ma è proprio per questo che dobbiamo affrettarci a iniziare questo percorso.

“Perfino per un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana – continua il New York Times -, le rivelazioni hanno sbalordito i cittadini”. Ditemi voi come è possibile vivere serenamente in un paese del genere!