Lega e M5S, due partiti incostituzionali

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, dice l’Articolo 5 della nostra Costituzione.

salvini
Alla luce della presenza di quell’indivisibile non sono riuscito mai a capacitarmi di come il partito della Lega possa essere considerato legale. Quando venne fondato Umberto Bossi parlava apertamente di “secessione”, di “padania e terronia”, di “roma ladrona” e altre amenità del genere. Insomma, il vero e lucido obiettivo del partito era quello di creare due Italie, ovvero di dividere la nazione in due stati separati giuridicamente e geograficamente.

Il partito, come ben sappiamo, si è poi evoluto, e da una posizione prettamente radicale ha assunto posizioni sempre più morbide, fino a diventare alleato del centro-destra e fino a ottenere la regione Lombardia con i voti del PdL. Insomma, nel momento in cui ha subodorato la possibilità di acquisire potere, di occupare poltrone e di far soldi, ha abbandonato le sue originali velleità separatiste per diventare un partito a tutti gli effetti. Di quelli che rubano soldi, per dirla con termini semplici.

Fossi un votatore della Lega sarei molto infastidito da questo cambiamento. Proprio perché la mission originale del partito è andata completamente perduta e le sue promesse si sono rivelate apertamente delle menzogne. E, ancora peggio, hanno usato la mia creduloneria per spillare soldi allo Stato.

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, dice invece l’Articolo 49.

Ora, come può “concorrere con metodo democratico” un partito che è gestito da una dirigenza che espelle dallo stesso partito i membri che hanno posizioni contrarie a quelle della stessa dirigenza? Ovviamente, sto parlando adesso del Movimento 5 Stelle, quello che non può neanche essere definito un partito e che si rifiuta categoricamente di dialogare con qualsiasi altra forza politica.

La Costituzione, in realtà, non pone vincoli alla creazione dei partiti e alle loro ideologie, ad esclusione dell’eventuale rifondazione del partito fascista. Ma il M5S punta proprio a ottenere la maggioranza assoluta e, nel momento in cui la avrà, potrà determinare liberamente, e senza possibilità di opposizione, il funzionamento dello Stato. Sotto sotto, anche se la dirigenza del movimento è arruffona e poco organizzata, oltre che ignorante in fatto proprio di squisita materia politica, è proprio questo l’ambizioso obiettivo del M5S, peraltro irraggiungibile perché viviamo in un mondo oltre che in una nazione, per quanto provinciale essa sia.

Ma l’anti-democraticità del M5S è sottolineata dagli stessi fondatori del partito, che a più riprese in passato hanno parlato di “democrazia diretta” in luogo della consolidata “democrazia rappresentativa”. Ovvero, sono i cittadini a governare direttamente, senza aver bisogno di rappresentanti in Parlamento. Sarebbe un cambiamento radicale, per certi versi augurabile ma per altri versi non applicabile allo stato attuale delle cose.

Un’esigenza, anche qui, che evidentemente non c’è nelle altre nazioni, e mi sembra strano che possa essere portata avanti in primo luogo in una nazione non solo arretrata culturalmente come l’Italia, ma anche perennemente relegata in un’apparentemente infinita recessione economica. Un’istanza, quella della “democrazia diretta”, che mi sembra molto simile a quella della “secessione” leghista, e anche in questo caso, come in quello, accantonata una volta che il partito diventa un minimo maturo.

Ma quel che ci interessa principalmente per gli scopi di questo articolo è che la “democrazia diretta” non è “democrazia”, e quindi per sua stessa essenza contraddice i principi della costituzione: appunto, come da titolo.

Insomma, partiti che si formano senza precise esigenze all’interno della nazione, principalmente per assecondarie le voglie di scalata sociale dei propri fondatori o, più semplicemente, per far soldi. Come ci sia riuscita la Lega è agli occhi di tutti, mentre del piano del M5S ce ne siamo occupati qui.

Quello che mi fa più specie è proprio l’inutilità di questi movimenti, che creano solo scompiglio e confusione all’interno del sistema politico. Una democrazia sana, secondo me, ha bisogno di una contrapposizione dialettica tra due poli opposti, uno conservatore e l’altro più progressista. Come dicevano i vecchi filosofi greci è dall’interazione tra due tesi o princìpi contrapposti che si realizza una proficua indagine della verità.

O, più semplicemente, in tutte le democrazie sane esistono solo due partiti principali, e il popolo non sente la necessità di affidarsi ad istanze che vengono fuori da singoli che non fanno parte dei partiti secolarizzati. La nascita di nuovi partiti non fa altro che creare confusione nel dibattito politico e rendere il Governo in carica sempre più debole. In nessun altra nazione come in Italia, infatti, il Governo cade così frequentemente, il che rende la nostra nazione appunto ingovernabile e lenta nell’applicare quei cambiamenti strutturali che, invece, sono in vigore già da tempo all’estero, e che ormai diventa necessario applicare prontamente e velocemente, in modo da adeguarsi a una società che muta a un ritmo incredibilmente sostenuto.

Ma, attenzione, e ritorniamo al discorso di prima: nei casi di Lega e M5S non si tratta di esigenze reali della nazione, ma della volontà di singoli di conquistare il palcoscenico nell’unico modo per loro possibile, visto che tutto ciò non sarebbe praticabile all’interno dell’organigramma democratico.