La guerra civile silente italiana, Checco Zalone e altro

Nelle ultime settimane alcuni post su Facebook di Gabriele Muccino mi hanno fatto riflettere. E non solo perché oggi probabilmente è il migliore regista italiano, ma soprattutto perché il suo punto di vista è quello di una persona che ha lasciato l’Italia per “osservarla” dall’estero. È insomma fuori da tutto e può giudicare la perlomeno torbida situazione che si è venuta a creare in Italia da un punto di vista più neutro e distaccato.

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Si discute del nuovo film di Checco Zalone, Quo Vado?, e del perché abbia successo in Italia, al punto da far segnare il record di incassi assoluto. E si incrocia questo fenomeno con lo stato “mentale” attuale degli italiani, diventati incredibilmente litigiosi, sospettosi, competitivi e malfidenti nei confronti degli altri.

“Dunque perché Checco Zalone fa questi numeri sconvolgenti?” scrive Muccino. “Perché evidentemente gli spettatori riconoscono in Checco quella faccia pulita, quella sua (reale) onestà (che anch’io ho percepito quando l’ho incontrato) e che passa attraverso quello che fa e che era nel DNA degli italiani fino al totale lavaggio del cervello fatto a colpi di diseducazione civica, leggi ad personam, menzogne ripetute infinite volte fino a farle divenire verità, annientamento del senso di una morale invalicabile, monopolio della disinformazione, annientamento della cultura e della dialettica ecc ecc, in cui Berlusconi ha avuto un ruolo enorme nei suoi 20 e più anni di legislatura (ma soprattutto di regime mediatico)”.

“Oggi gli italiani (ulteriormente assordati da populismi facili e di piazza), sembrano aver perso del tutto la rotta. La bussola è impazzita. Non segna il nord. Non segna più nulla”.

Gli italiani vivono in quella che potremmo definire una guerra civile silente. Non ci sono le bombe, ma c’è la sofferenza, c’è una situazione di malessere generata dall’odio che provano gli uni per gli altri, per la discriminazione che certe regioni esercitano su altre regioni, o che certi gruppi di interesse esercitano su altri gruppi. Insomma, quei 20 anni che cita Muccino hanno lasciato uno strascico importantissimo, da cui non ci si riesce a liberare, e fin quando non lo si farà la ripresa economica sarà solo un miraggio.

Personalmente non sono d’accordo al 100% con Muccino quando assegna tutte le colpe a Berlusconi. Secondo me la reale responsabile di questo distaccamento degli italiani dalla realtà è l’opposizione che veniva fatta a Berlusconi a quei tempi, o il modo in cui veniva portata avanti. L’insistenza con cui si chiedevano a Berlusconi le dimissioni e l’attribuire a lui e al suo Governo colpe che non poteva avere avevano del marcio alla base. Addirittura un certo autoritarismo (quando in Italia nessun governo si regge da solo perché bersagliato da ogni parte e impossibilitato a governare), addirittura responsabilità su una crisi economica che, come è risultato terribilmente evidente dopo, aveva tutt’altra origine e tutt’altre cause.

Gli italiani, insomma, in quegli anni si sono costruiti un mondo alternativo che non corrisponde più a quello reale e, per una voglia tutta italiana di fare sempre competizione, di procedere senza entrare nel merito, di avere ragione a tutti i costi, si sono confermati continuamente quella alterazione della realtà. Ecco che ha successo Grillo allora, così come Santoro, Crozza o Checco Zalone. In un modo fintamente genuino, insomma, confermano una realtà strampalata. Forse queste persone traggono giovamento da tutto ciò, si sentono confortate, ma a quale prezzo? Vivere in un mondo che non esiste.

Ora questo sentirmi circondato da gente che ha un sentire diverso dal mio, questo vivere in una nazione di zombi all’interno di un panorama culturale talmente strampalato, personalmente mi soffoca. E mi impedisce di andare avanti. Credo che sia lo stesso sentimento che spinge il Muccino di turno ad andare via e a meravigliarsi delle condizioni in cui continuano a vivere gli italiani.

Recentemente abbiamo parlato in un’altra occasione di Muccino su queste pagine, quando ha attaccato Pasolini, accusandolo di aver rinunciato alle accortezze tecniche e di aver spostato definitivamente il valore cinematografico dalla forma al contenuto. Al di là del merito della questione, trattata al link precedente, anche lì era il sentire di una certa parte degli italiani che creava il problema, come è risultato evidente anche dalle critiche sui social a quel post di Muccino. Insomma, non si può attaccare una figura così importante del “catto-comunismo” italiano.

Insomma, l’organizzazione sociale, civile, il valore che viene attribuito alla giustizia e al merito, sono tutte cose che sono poggiate  su fondamenta ormai non più esistenti. Serve ricostruire l’Italia, cambiarne tutti i valori, renderla moderna all’interno di un panorama in cui i cittadini smettano di farsi la guerra e collaborino attivamente tra di loro. Detto in altre parole, gli italiani devono imparare il rispetto verso gli altri, ciò che rappresentano e quelle che sono le loro idee.

E quindi finiamo per parlare di un altro film che sta tenendo banco in questi giorni, Star Wars Il Risveglio della Forza. Se andate a fare un piccolo sondaggio presso i vostri amici vi accorgerete sicuramente che nella maggior parte dei casi chi ama Quo Vado? odia Star Wars e viceversa. Capite bene che i due film rappresentano dunque un ideale contrapposto. Dai fan di Zalone, Star Wars, è visto come una cosa distante, adolescenziale, forse anche vuota di significato.

Ed è incredibile, perché la serie di Star Wars è lucidamente costruita su presupposti filosofici granitici, in larga parte provenienti dalla tradizione orientale. Perché gli italiani alterano anche in questo caso la realtà? Come fanno? C’è un discorso di uno dei personaggi più iconici di Star Wars, Yoda, che fa capire bene le cose, e più o meno le parole sono le seguenti: “Rabbia, paura, violenza: sono loro il lato oscuro. Veloci ti raggiungono quando combatti. Lo imparerai. Quando sei calmo, in pace, passivo. Un Jedi usa la Forza per saggezza e difesa, mai per attaccare”.

Qualcuno ha commentato queste parole dicendo qualcosa del genere: “gli insegnamenti di Yoda sono irrealizzabili nella realtà, perché se lo fossero saremmo tutti vegetali”. È proprio questo il punto: gli italiani sono così tanto abituati a essere malfidenti, a osteggiare gli altri, a odiarli, che non si rendono più conto della differenza tra ciò che viene detto a fin di bene e ciò che viene detto a fin di male. Insomma, bisogna essere cattivi in questa nazione per poter vivere decentemente.

E invece no. Per usare le vostre stesse parole, bisogna essere dei “vegetali”. Bisogna essere neutri di fronte ai giudizi degli altri e soprattutto neutri di fronte alle differenze che ci sono tra loro e voi. Rispettarli, detto con altre parole, tollerarli, è questo che manca principalmente agli italiani. Non attribuite colpe agli altri che invece sono estranee a loro, forse più vostre che loro.

Gli italiani pensano che il progresso sia sbagliato, che gli Stati Uniti vogliano imporre un modo di vivere capitalista che possa danneggiarli nel lungo periodo. Non è vero: gli Usa, come chiunque altro, non hanno interesse a imporre alcunché. Sono diventati così semplicemente perché quello è lo stadio successivo dell’evoluzione della società civile, e lo si capisce da altre cose, ad esempio dal fatto che la Cina, naturalmente e senza alcuna forzatura esterna, sta seguendo lo stesso percorso. Si sta semplicemente suggerendo all’Italia e agli italiani qual è la strada migliore per vivere meglio.