La fine della contrapposizione destra/sinistra e l’avvento dell’anti-politica

Fra tutte le considerazioni che ho sentito nell’ultimo periodo nelle varie trasmissioni “politiche” in TV una aveva senso. Abbiamo superato ormai la contrapposizione destra vs sinistra in politica, per passare al dualismo politica vs anti-politica. Dove la seconda posizione non nasce solo da un rancore contro la politica, ma più generale contro l’establishment, il potere forte, l’istituzione. Ed è il più delle volte irrazionale.

Le Pen, Grillo, Salvini, Farage sono stati i primi a cavalcare questo fenomeno. Anzi, possiamo dare il “merito” alla coppia Grillo/Casaleggio di avere sdoganato forse per primi, a livello internazionale, l’anti-politica, portando dall’Italia a tutto il mondo un modello che rischia di diventare l’unico punto di riferimento nel quadro politico.

Il nuovo ordine non è solo europeo. Se dalla premessa, insomma, sembrerebbe un’esigenza politica nata dalla sofferenza e dalla difficile sopportazione di certi accadimenti, il fatto che anche negli Usa, nella figura di Donald J. Trump, l’anti-politica vada bene è chiaro segnale che le radici di tutto ciò sono più difficili da individuare.

Di cosa si lamentano gli americani? Hanno una disoccupazione inferiore al 5%, perché dovrebbero inveire contro l’establishment? Insomma, se venissero in Europa allora sì che ci sarebbe veramente da mettersi le mani ai capelli, ma ancora loro vivono oltreoceano un “sogno” che nel Vecchio Continente è svanito ormai da molto tempo.

È più difficile allora capire perché la politica è passata da quella contrapposizione all’attuale contrapposizione che vede l’odio verso l’establishment ago della bilancia. E forse è proprio la parola odio il cuore di tutta la faccenda, o meglio la mancata sopportazione di certe cose, come l’integrazione sociale fra razze, ovvero la preservazione il più possibile delle radici locali o, nella declinazione italiana, la vittoria del campanilismo.

Da una parte i media moderni hanno completamente abbattuto ogni punto di riferimento e hanno consentito a ciascuno di noi di crearsi il proprio mondo, con un ben preciso orizzonte prospettico spesso completamente distante dalla realtà e da quello degli altri, ma ugualmente avvalorato e meritevole di dignità, o perlomeno è questo che i media cercano di favorire. Dall’altra è l’eccessiva e troppo veloce evoluzione tecnologica che ha destabilizzato tutto: il mondo è cambiato ed è cambiato troppo in fretta. È inutile che vi faccia il discorso sulla paura del cambiamento: se vedete l’umanità come una macchia d’olio che ora si allunga da una parte ora dall’altra a seconda del periodo storico, forse individuerete meglio gli spostamenti all’interno del gioco degli equilibri, spesso irrazionali o meglio regolati dall’irrazionalità, dalla paura.

L’umanità è come il cervello di una persona. La parte sinistra pragmatica, razionale e ancorata alla fisicità e al territorio. La parte destra sognatrice ed evoluzionistica. La macchia d’olio che cambia forma, il cervello, l’umanità e la contrapposizione politica in realtà sono la stessa cosa. Se mi avete capito, quindi, sarete d’accordo che in realtà non cambia niente: l’anti-politica è esattamente quello che i comunisti erano prima.

È quella costola dell’umanità che è restìa al cambiamento, che ha come ultimo obiettivo quello di rallentare l’evoluzione. E se nella precedente epoca storica evoluzione voleva dire aderire a un movimento che desse dignità a tutti, offrisse opportunità e premiasse il merito, ovvero la democrazia capitalistica, adesso la questione si sposta su un altro versante, irrimediabilmente. Quello dell’integrazione, dove non ci sono più gli stati e dove ciascuno di noi occuperà un posto nel mondo a prescindere da quelle che sono le sue origini.

Come il comunismo ha fallito nella precedente epoca non credo possano esserci spiragli per il “nuovo comunismo”. E non ci sarà modo per i vari Trump, Brexit, M5s e compagnia cantante a fermare questa nuova evoluzione, questo ennesimo step migliorativo a cui l’umanità non può sottrarsi, per sua stessa natura, ovvero quella spinta interna e incontrollabile che porta al miglioramento e alla sublimazione, a compiere un percorso che in realtà è già scritto. L’umanità è destinata a essere più promiscua e interraziale, in una società finalmente dove ciascuno di noi sarà cittadino del mondo e perderà completamente il legame con le sue origini.