La crisi sta finendo

Normalmente mi sento sempre al centro dell’attenzione, come se avessi le responsabilità su tutto quello che sta succedendo. Penso di avere una visione più chiara degli altri su ciò che c’è intorno a me, e cerco di “portare avanti il gruppo”. Insomma, come se ci sia molto da recuperare e per questo io mi debba sacrificare in qualche modo. Allo stesso tempo, questo mio tentativo viene considerato dagli altri come voglia di superarli e per questo mi fanno molta competizione.

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Mi sento sempre il fiato degli altri su collo, come se vivessero esclusivamente per farmi fuori o, peggio ancora, per svantaggiarmi nei fatti della vita. Diciamo che è questo il vero senso della crisi, come spiegheremo meglio tra un attimo. O, più precisamente, è la vera conseguenza. Ma mi devo sforzare di agire solo per me stesso, senza pensare a come le mie azioni possano portare conseguenze sugli altri che, parimenti a quanto faccio io, potrebbero alterare la realtà e vedere un mondo che in realtà non esiste, o perlomeno per me non esiste e non è mai esistito, così come mai esisterà. Devo agire e basta, insomma, nessun altro meglio di me può sapere cosa è meglio per me o come è meglio uscire fuori da quella situazione spinosa.

Ora, negli ultimi giorni sto cambiando. Queste pressioni e queste ansie stanno venendo meno. Capisco lucidamente che ho responsabilità limitate, che devo individuare bene qual è il mio ruolo nel mondo prima di intervenire. In qualsiasi cosa, a qualsiasi livello.

Soprattutto ho capito che se gli altri reagiscono male nei miei confronti, mi fanno competizione, allora è altamente probabile che stiano semplicemente reagendo a un mio comportamento non considerato legittimo. Sono io che li provoco, è per questo che devo capire bene qual è il mio ruolo, fin dove posso spingermi, quali sono le mie reali responsabilità e quando invece devo lasciar fare agli altri.

E siccome solitamente anticipo gli altri che mi stanno intorno riguardo a questi cambiamenti, penso adesso che per me come per gli altri ci saranno grandi progressi nell’immediato futuro. Sono uno che riflette molto sulle cose e mi sforzo di avere la sensibilità di andare a intercettare ciò che sta per succedere.

La crisi è originata dalla preoccupazione e dall’impellente necessità di provvedere alle mancanze degli altri o alle congiunture non preventivabili. Nasce ovviamente da un fatto economico reale, ma è poi l’ansia e la voglia di reagire della gente che la rende continuata nel tempo. Insomma, se paradossalmente ignorassimo alcuni elementi della crisi sarebbe meglio, ne usciremmo fuori prima. È per questo che le istanze politiche che nascono dalla crisi, come il Movimento 5 Stelle o la Lega Nord sono alla fine le vere cause della crisi.

Spero quindi che la gente capisca bene quali sono le proprie responsabilità in tutto questo e che riesca ad acquisire un ruolo nella società che non nasce necessariamente dall’opposizione agli altri, quanto piuttosto sia basato sull’individualismo, sulla libertà di poter esprimere un parere proprio, naturale, ingenuo e veritiero, non basato su ciò che fanno o non fanno gli altri.

In fin dei conti, le persone hanno il diritto di vivere nelle proprie illusioni, di costruirsi un mondo anche molto diverso rispetto alla realtà. Sennò non si potrebbero “giustificare” le religioni, così come le preferenze politiche o il tifo nel calcio, più banalmente. Bisogna avere la lucidità di quando è legittimo intervenire, ma sempre più spesso si tratta di tollerare gli altri e ciò che pensano.

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