Jupiter, Matrix e la filosofia dei fratelli Wachowski

Uscirà il 5 febbraio nei cinema italiani il prossimo film di Andy e Lana Wachowski. Un film che ha già fatto parlare molto di sé ma la cui uscita nelle sale è stata posticipata in un periodo dell’anno che solitamente non vede al cinema propriamente i migliori titoli in assoluto.

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Fa parlare di sé anche per le analogie con la serie Matrix, ovvero la trilogia che ha spedito i due Wachowski nell’Olimpo del cinema e che li ha portati anche nelle scuole, precisamente nelle ore di filosofia. Anche in questo caso la storia partirà nel mondo “reale”, dove una giovane ragazza che per vivere fa la domestica acquisirà la consapevolezza di essere un elemento imprescindibile, che può modificare l’ordine consolidato delle cose e l’ordine politico di una dimensione di cui inizialmente non conosce neanche l’esistenza.

Come si può vedere dai trailer che riportiamo in calce al pezzo, Jupiter si rende conto piano piano dei suoi poteri e di essere in grado di fare cose che sono letteralmente impossibili per i comuni mortali. Il destino di Jupiter è infatti quello di porre fine al Regno della dispotica Regina dell’Universo. Ma come sempre nei Wachowski il protagonista è sì l’ago della bilancia, ma per poter adempiere al proprio scopo deve compiere un percorso fatto di volontà, determinazione e scoperta delle proprie potenzialità.

Come Neo, quindi, Jupiter deve acquisire consapevolezza in sé stessa, confrontarsi con le sue paure e i suoi limiti, fino a scoprire qual è il suo ruolo nell’universo. I fratelli Wachowski in realtà si riferiscono a ognuno di noi, e i loro film diventano allora motivazionali. Dobbiamo combattere per poter tirar fuori il nostro talento e soddisfare quel meccanismo naturale che regola il mondo e che costituisce il fondamento stesso dell’evoluzione dell’essere umano. Dobbiamo capire, trovare e sublimare il nostro scopo.

Siamo come un meccanismo in un contesto molto più grande di noi dove il libero arbitrio è solo un’illusione. Un’apparenza che dobbiamo essere in grado di analizzare, di digerire, di tollerare e infine di sfruttare nel nostro interesse. La natura ci ha dato un talento, ma dobbiamo saper rischiare e non dobbiamo lasciarci cullare da una falsa sensazione di sicurezza: mettere in gioco tutto per poter esprimere lo scopo che la natura ci ha assegnato.

Quel gettare il cuore oltre l’0stacolo che è stato esplicitato al meglio soprattutto in Animatrix. Capire la serie Matrix, infatti, non è certo facile, anche per una sorta di artificiosa, e inutile, complicazione voluta dai fratelli Wachowski. Rendere le cose più difficili da comprendere, per certi versi, è necessario per aumentare il coinvolgimento nella narrazione cinematografica, e in Matrix funziona piuttosto bene, soprattutto in Matrix Reloaded.

Nella serie Matrix, Neo finisce per essere una sorta di chiavistello per aprire una serratura, in termini informatici un software per il riavvio del boot. È come se nel nostro PC abbiamo installato un nuovo driver e dobbiamo riavviare il sistema operativo affinché le modifiche abbiano effetto. Ecco, Neo riavvia la simulazione preparata dalle macchine, per tenere gli umani soggiogati in una realtà migliore ma che li rende schiavi, per introdurre un nuovo elemento, che renderà ancora più difficile per gli umani liberarsi dell’illusione e quindi della schiavitù. Quell’elemento è l’amore.

Molti pensano che dal punto di vista qualitativo la serie tocchi il suo apice con il primo capitolo, ma non è così. Tutti i concetti riferiti nel precedente paragrafo, infatti, diventano chiari in Matrix Reloaded e in Matrix Revolutions, episodi della serie che sono semplicemente fondamentali per dare significato al tutto, significato che invece non è possibile cogliere dal solo primo capitolo.

E non si è trattato solo di una trovata commerciale, voluta esclusivamente per aumentare il numero di capitoli della serie. I fratelli Wachowski, infatti, ebbero la brillante idea di Matrix molto prima della concretizzazione dei film. La proposero alla Warner Bros., ma non si limitarono a vendere la sceneggiatura. Invece, imposero al produttore cinematografico che la messa in pratica del tutto potesse avvenire solo con loro due dietro la macchina da presa. Warner acconsentì, ma visto che i due non avevano alcuna esperienza nella direzione cinematografica, affidò loro un altro progetto, più semplice, per metterli alla prova in vista della difficile direzione di un film con tanti effetti speciali e tanta spettacolarità quale può essere Matrix.

Il film con il quale i fratelli Wachowski si allenarono è Bound: Torbido Inganno, del 1996. Anche in questo film troviamo i concetti di “acquisizione di consapevolezza” e di “indagine su una dimensione parallela” che poi avrebbero reso celebre Matrix. Ma non ci si ferma qui. Ci sono tanti riferimenti a Matrix Reloaded e Matrix Revolutions: ad esempio, su un bicchiere smerigliato si vedono in primo piano i riflessi provenienti da ciò che si trova oltre il bicchiere, il che forma un effetto molto simile a quello dei tanti monitor che si vedono nella famosa stanza dell’Architetto di Matrix Reloaded.

Insomma, tutto era pianificato con estrema precisione, e niente è lasciato al caso quando si parla di fratelli Wachowski, con riferimenti da un film all’altro sempre molto precisi ed esatti. Certo, i due hanno fatto un po’ di confusione a suddividere le tematiche e a gestire il ritmo dell’azione e della formazione del messaggio tra Matrix Reloaded e Matrix Revolutions. Ma chi è appassionato del senso della trilogia e chi vuole trarre un insegnamento per il proprio stile di vita, non può non rimanere affascinato da questi ultimi due film.

È un’esaltazione del proprio talento e della propria individualità, da poter esprimere a prescindere dagli ostacoli posti dalla società e dalle sue pressioni, volte a farci uniformare al resto e quindi ad appiattirci. Dobbiamo saper essere noi stessi, e rinunciare alle apparenze, in barba a tutto e a tutti. Trovare il nostro ruolo e portarlo a compimento ignorando tutto il resto e sapendo superare tutte le difficoltà che la vita ci presenta. Un qualcosa che, anche se nei Wachowski è ovviamente declinato in chiave moderna, ricorda il Superuomo di Nietzsche, e quelle scene in cui Neo vola come Superman non sono certo messe lì per caso.

Jupiter saprà raggiungere questi livelli di epicità e di profondità del significato? Saprà avere gli stessi risvolti filosofici? Il fatto che esce a febbraio potrebbe essere un chiaro segnale di mediocrità del prodotto. Potrebbe semplicemente essere uno di quei film di fantascienza con tanti, troppi effetti speciali, ma con scarso contenuto, o comunque subordinato alla spettacolarità. Matrix aveva tanti effetti speciali, ma soprattutto aveva contenuto e, soprattutto, aveva un’ottima tecnica di formazione del messaggio, nonostante il deludente (da questo punto di vista) terzo capitolo.

Ma le analogie con Matrix fanno comunque ben sperare. E alcune scene incredibilmente simili a quanto già visto nei tre Matrix, più alcuni estratti della sceneggiatura che ricordano la vecchia trilogia, potrebbero far pensare a dei collegamenti ancora più diretti con la prima serie dei fratelli Wachowski. Ai tempi di Matrix, i due fratelli dissero che non era finita qui e che nell’universo di Matrix ci sarebbe potuto essere il bisogno di portare la simulazione a un altro livello ancora e che magari gli umani potessero giungere a uno stadio evolutivo che gli facesse acquisire ulteriore consapevolezza per liberarsi finalmente dal giogo delle macchine.

Insomma, Jupiter potrebbe essere un nuovo capitolo di Matrix o il capitolo che dà il via a una nuova trilogia basata su quello stesso universo? È una supposizione azzardata, ma probabilmente, guardando i due seguenti trailer, coglierete le stesse analogie di cui mi sono reso conto io.