Grexit, le tappe della crisi

Dalla giornata di oggi, 30 giugno, la Grecia non può più contare su un programma di aiuti, ovvero non può più contare sul sostegno di Bce e Fmi che le ha consentito di rimborsare il suo debito. Questo porta a una perdita di circa 10 miliardi di euro per la Grecia, ovvero la parte di fondi ancora disponibili nel piano e la parte di profitti della Bce sui bond ellenici. Questi soldi finiranno nelle casse degli stati dell’Eurozona invece che in quelle della Grecia come inizialmente previsto. Sempre oggi scade il tempo massimo per il pagamento della rata di 1,6 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale. Soldi che la Grecia non ha, ma questo non si traduce automaticamente nel “default”, visto che anche altri stati pagano in ritardo le rate al Fmi.

Il 5 luglio, poi, ci sarà il referendum sulla proposta dei creditori, ovvero il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015. Una vittoria del si sarebbe come un prolungamento dell’agonia della Grecia, ovvero una proroga di cinque mesi dell’attuale programma di aiuti, durante il quale verrebbe fornito un totale di 15,5 miliardi di sostegno finanziario. Se vincesse il no, invece, sarebbe un disastro totale, con le banche greche che dovrebbero a quel punto essere ricapitalizzate o nazionalizzate. In questo caso ci potrebbe essere anche l’uscita della Grecia dall’Ue e dall’Euro, anche se al momento sembra un’ipotesi piuttosto remota. Il referendum è in realtà un escamotage del governo di Syriza che in caso di vittoria del si potrebbe portare avanti le istanze con la Ue anche se contraddicono le promesse fatte in campagna elettorale.

Il 10 luglio vanno, invece, in scadenza circa 2 miliardi di titoli di Stato. Mentre per il 13 luglio è previsto il pagamento di un’altra rata al Fmi, questa volta di circa 450 milioni di euro. Il 17 luglio scadono altri titoli di Stato per un valore di un miliardo circa.

Secondo molti analisti, invece, il giorno del “default” sarà il 20 luglio. Per questa data, Atene deve rimborsare alla Bce circa 3,4 miliardi. Per evitare il default si dovrebbero riaprire le trattative con i creditori e chiedere un terzo piano di aiuti, il tutto dopo il giorno del referendum. Ma in questo caso Syriza dovrebbe acconsentire a una serie di richieste dei creditori fatte nelle ultime settimane, alle quali fino a oggi ha detto no.