Gli svantaggi di essere uno ‘Yes, Man’

Il sottoscritto, come immagino molte altre persone, fatica a dir di no alla gente, e questo ha portato a grossi svantaggi nella mia vita. La gente, nonostante capisca questo mio “limite”, se ne approfitta, perché sa che quel si, ormai così difficile da trovare, può essere di grande conforto.

yesman

Ma prima di procedere, vi starete chiedendo: perché sei uno ‘Yes, Man’? Perché non riesci a dire di no? Lo faccio a fin di bene, in realtà voglio essere sinceramente buono. Aiutare quando posso, mettere a disposizione le mie abilità al maggior numero di persone e nella maggior parte dei casi. Ma, in altri termini, dico sempre di si perché lo reputo “giusto”, mentre a rispondere di no farei una scorrettezza.

Perché  non diciamo tutti e sempre ‘Yes, Man’? Perché dobbiamo sempre pensare che gli altri se ne approfitterebbero? Perché non è realistica una coesistenza pacifica senza giochi di potere e altri trucchi più o meno oscuri?

In cuor mio io vorrei risolvere, per quanto mi è possibile con i miei soli mezzi, questo problema. Evitare i contrasti e i litigi, cercare di essere massimamente produttivi (penso allo scenario lavorativo) e ottenere tutti gli obiettivi possibili. Cercando di trovare dei compromessi quando richiesto, ma dedicandomi anima e corpo a tutti, rispondendo appunto sempre “si” a ogni tipo di richiesta e ottimizzando i tempi a disposizione.

Che compromessi, dunque? Dopo un po’ ho notato che la mia solerzia non solo non veniva capita dalla gente, ma loro iniziavano anche ad approfittarsene. Non solo la mia dedizione non veniva riconosciuta, ma sempre più richieste mi venivano fatte. Insomma, era come se la gente non capisse che io ero “impossibilitato” a comportarmi diversamente, proprio a causa della filosofia di vita che ormai ho scelto di adottare, e anzi mi trattasse come una sorta di trampolino da usare ai loro scopi.

Insomma, la vita quotidiana oggi non è molto diversa da quella primordiale. Tutti sono in conflitto e usano qualsiasi appiglio per poter sovrastare gli altri. Se tu gli concedi il fianco essendo uno ‘Yes, Man’, ecco che allora sfrutteranno anche quello. Qualsiasi cosa pur di primeggiare, non importa se fai del male a qualcuno che, invece, si sta “sacrificando” per il bene del gruppo.

A lungo andare questa situazione ha causato delle instabilità psicologiche in me, che ormai riconosco piuttosto bene. Per esempio ho paura di molte cose, anche della reazione della gente. Mi aspetto che anche gli altri siano ‘Yes, Man’, perlomeno in quelle occasioni in cui questo non possa nuocere loro in maniera marcata. Ho paura, quindi, nel momento in cui ricevo un ‘no’ e ho paura quando qualcuno dimostra di volersi approfittare della mia bontà.

Questo aumenta la mia ansia e mi fa riflettere sempre di più. Mi vien da scrivere editoriali come questo e mi sento sempre più in balìa della gente, con la voglia crescente di cambiare aria e di cambiare continente. Avrete del resto letto gli altri disfattisti post di questo blog.

Insomma, un mio proposito assolutamente positivo si trasforma in qualcosa di enormemente negativo. Nel lungo periodo ho acquisito sempre più insicurezza nel rapporto con le altre donne e nel contesto lavorativo gli altri mi scavalcano anche se non ne avrebbero i meriti, squalificando il mio proposito “per il bene del gruppo” e considerandolo piuttosto come incapacità a competere e a duellare.

Quando nella società tutti saremo ‘Yes, Man’? Quando potrò aspettarmi di avere una vita sociale veramente tranquilla, in cui tutti pensano al bene comune e al prossimo obiettivo, invece di scannarsi a vicenda? E non mi dite che è un obiettivo irrealistico perché in tal senso mi sembra che di passi in avanti dalla preistoria a oggi se ne siano fatti.

Non ci scanniamo più gli uni con gli altri, perlomeno dal punto di vista fisico. Se dobbiamo fare qualcosa di losco lo facciamo in maniera più cauta. Con il tono della voce o con sotterfugi. Bene, sforziamoci di evitare anche quelli per favore…

E che non sia considerato come una furberia il mio essere ‘Yes, Man’. Non si tratta di voler essere a tutti i costi diversi, uscire dalla normalità. Piuttosto, si tratta di sincera ansia a migliorare le cose, a stabilire una società migliore e più produttiva rispetto a quella di oggi. Non mi si chieda di rinunciare a questa cosa, perché ormai io vivo nella giustizia e non farò un passo indietro per compiacere qualcuno e assecondare la sua visione tribale, comunista, da stato di natura della vita.