Giornalismo italiano: ora basta o si rischia di essere illegali

Ne avevamo già parlato in questa occasione, ma credo che valga la pena tornare sull’argomento dopo quanto successo col caso #GretaeVanessa. Come al solito sulle varie testate di “informazione” è partita la corsa a trovare lo scandalo più grosso, la notizia più altisonante e spettacolare, il retroscena più nascosto. Ma nella maggior parte dei casi sembrano appunto storie costruite ad arte, che vanno a soddisfare uno dei migliori sogni proibiti degli italiani, quello del complottismo.

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Solo che così si crea un altro strato di realtà, si rischia di convincere gli italiani dell’esistenza di una dimensione interpretativa che non esiste. Si è detto che le due ragazze erano troppo in ordine al loro rientro o che è passato troppo poco tempo dalla pubblicazione del video in cui chiedevano aiuto alle autorità italiane (e le minacciavano) o, ancora, che in quel video dicevano di essere state maltrattate, mentre al rientro affermano di non aver subito violenze.

Ma se stai inscenando un rapimento non ti assicuri che tutte le prove confluiscano a sostenere ciò che vuoi far credere? E allora in un caso del genere ti premuri affinché le due rientranti siano realmente disfatte nei loro volti, se appunto devi dissimulare. E non può essere semplicemente che le nostre autorità si siano attivate dopo quel video e, verosimilmente, un mese dopo siano riuscite a trovare la posizione delle due ragazze?

Più fumosa la storia del riscatto. Il Ministro Gentiloni dice che non c’è stato, il resto d’Italia di si, ovviamente basandosi sul nulla se non su “illazioni”, appunto. Sembra inverosimile che i sequestratori abbiano lasciato le due senza chiedere niente in cambio, e questo purtroppo dipende anche dall’incapacità italiana di agire in termini di polizia internazionale. Gli americani, insomma, se le sarebbero riprese con la forza, organizzando un’azione apposita, noi non siamo in grado o comunque una cosa del genere richiederebbe tante di quelle interpellazioni al Parlamento che il tentativo di azione diventerebbe noto anche all’Antartide nel frattempo.

Ma anche qui i giornali hanno dato sfoggio di libertà creativa: chi parla di 21 milioni di riscatto, chi di 12. Ma, nella confusione più totale, preferisco di nuovo dar corda alla politica invece che a un’opinione pubblica che è diventata frustrata, eccessivamente guardinga e incredibilmente e inopportunamente nella quasi totalità dei casi complottista.

I giornali italiani, per una questione economica principalmente, seguono e assecondano il pensiero degli italiani o, da un altro punto di vista, li hanno trasformati, e adesso raccolgono i frutti della trasformazione. Scandali inesistenti e dicerie che assurgono a notizie ormai sono i padroni incontrastati del mondo dell’informazione italiano. L’ho già fatto altre volte, ma se posso dare un consiglio su quale testata seguire, perché non sarà completa ma almeno è asciutta e avulsa da certe propensioni al complottismo per fare più visualizzazioni, è Ansa.it.

Nel caso di #GretaeVanessa, infatti, è stata molto puntuale, e mi riferisco nello specifico a questo articolo. Un articolo che fa capire molto bene la realtà: ovvero che le due hanno subito un forte disagio nel nord della Siria e che stanno subendo un disagio ancora più forte, se possibile, in Italia, perché vittime di una persecuzione mediatica decisamente disturbante. Le due vengono responsabilizzate senza avere alcuna certezza su quello che si dice, e questo sta provocando pressioni importanti su Greta e Vanessa, sulla politica italiana e sui giornalisti.

Pressioni, oltretutto, perfettamente inutili, perché, come al solito, non porteranno a niente. Coloro che gridano allo scandalo, al fatto che si siano usati i soldi che loro stessi versano in tasse per alimentare il terrorismo internazionale, fra qualche mese, statene certi, daranno ragione agli anti-complottisti. Di tutto quello che si sono immaginati, che hanno inventato, in questo caso come in molti altri prima d’ora, pochissimo sarà vero, o forse niente.

Io invece ragionerei in altri termini. Ovvero sui cambiamenti che stanno capitando in questi ultimi mesi all’organizzazione terroristica internazionale, anche e soprattutto i fatti di Chiarlie Hebdo. È una coincidenza che le due siano state liberate in questo periodo in cui gli inquirenti di tutte le nazioni occidentali sono sulle tracce di presunti terroristi e in un periodo in cui sono stati fatti molti arresti? Insomma, cosa sarebbe successo alle due ragazze se non fossero state liberate? Sarebbero state decapitate come è capitato con altri cittadini occidentali?

Credo che bisogna sempre ragionare in termini globali, invece che guardare sempre le cose con la solita prospettiva provinciale, che serve a poco altro se non a distorcere la realtà.