È la destra, ma non abbiate paura

Mi rendo conto che molte persone sono semplicemente spaventate dai valori della destra. Vedono tutto quanto attenga a questa sfera politica con una certa reticenza pensando, molto spesso acriticamente, che sia tutto cattivo. Allora, la propensione che spinge certe persone di destra a vedere le cose in un certo modo è considerata come ignoranza o come seguire ciecamente i poteri forti.

americansniperNon è così naturalmente: la destra è quell’elemento indispensabile nella dialettica politica veramente democratica. Il tutto si può vedere bene prendendo ad esempio il caso Charlie Hebdo: i sinistrorsi pensano che i destrorsi vorrebbero sterminare metà o tutta la popolazione islamica, bloccare l’immigrazione e porre in qualche modo un freno la stessa religione di Maometto.

Il valore della sicurezza e della prevenzione di attacchi terroristici come questi, però, non può essere visto in chiave negativa. Non è tollerabile che dei singoli portino la guerra in una città come Parigi, che non è più abituata al conflitto armato nelle sue strade. L’occidente ha superato quella fase: si può discutere dei temi di attualità in maniera pacifica e disarmata, ma qualsiasi cosa vada oltre non è più tollerabile in Europa.

Fermo restando che non punto in alcun modo il dito sul discorso immigrazione. I terroristi coinvolti in questi attacchi erano cittadini francesi, quindi in alcun modo ha inciso l’immigrazione dilagante che si sta verificando negli ultimi anni in Europa, colpendo in maggior misura proprio le nazioni più avanzate come la Francia. Come avevo scritto da altre parti, anzi cercare di favorire l’integrazione il più possibile e la formazione di una società dove ognuno sia libero di professare la propria religione non solo è auspicabile, ma è un dovere a cui una società matura dovrebbe tendere.

Detto questo, si deve fare di più in termini di prevenzione e di polizia internazionale. Non essere intervenuti militarmente in Siria potrebbe, dunque, essere una causa, proprio perché il mancato supporto alla ribellione ha scatenato confusione e instabilità in quella nazione. Intervenire sarebbe voluto dire supportare anche quelle forze militari che poi si sono coagulate nell’Isis, e spodestare Assad, così come è stato fatto con Gheddafi o con Saddam.

Capisco che può sembrare strano rimpiangere un intervento a favore dell’Isis, ma non possiamo assolutamente rinunciare all’idea di poter portare la democrazia in qualsiasi posto nel mondo. Un tentativo, quello di esportare la democrazia, che non è da vedere solamente in chiave di tornaconto personale dei potenti al comando delle nazioni occidentali. Semplicemente, avendo sempre più alleati all’interno del cappello democrazia si può favorire un ecosistema commerciale unificato, evitando così che altre potenze si inseriscano per introdurre sistemi economici alternativi, molto rischiosi per gli equilibri internazionali.

Integrazione, benessere sociale ed economico, unità di intenti, sono le parole d’ordine alla base di questo desiderio di rendere democratiche anche le nazioni che per natura non potrebbero esserlo. Alla fine, di fatto, l’intervento in Siria non è stato fatto proprio per questo: nel momento in cui detronizzi il despota di queste nazioni non hai delle forze politiche in grado di mettere d’accordo la gente, di fare in modo che gli autoctoni diventino una nazione e siano in grado di convivere gli uni a fianco agli altri. È successo in Iraq, in Egitto e in Libia: una volta venuto meno il caudillo locale questi stati sono caduti nel caos, e l’intervento militare, apparentemente, non è servito a nulla.

Ma, ripeto, non possiamo perdere la speranza di poter esportare la democrazia. Dobbiamo aiutare queste nazioni a trovare la strada giusta e, soprattutto, aiutare i deboli a conquistare la propria libertà, a essere in grado di trovare delle armi per contrastare i forti e gli spietati, che invece, solo perché sono in grado di intrattenere rapporti con la criminalità, riescono a sovrastare il grosso del popolo.

Se i conflitti interni in queste nazioni, vedi discorso primavere arabe, finiscono per trasporre l’odio verso l’estero, al punto da scatenare delle rivendicazioni violente contro l’occidente, allora siamo coinvolti. Se possiamo indirizzare questi conflitti interni in modo da ottenere un certo benessere economico, per occidentali e orientali, e più pace, allora siamo direttamente coinvolti.

E allora l’intervento in Siria potrebbe essere qualcosa di non sbagliato. E allora lo sforzo militare fatto dalla destra americana in Iraq potrebbe essere qualcosa di non sbagliato. Grazie a quelle azioni gli americani si sono costruiti una rete anti-terroristica che ha contenuto il fenomeno nel corso degli anni. Una polizia internazionale, appunto, che è un valore da difendere, contrapposto al laissez faire, che sono due parole che purtroppo si sposano male con un certo tipo di cultura islamica.

Anche perché gli attacchi di Parigi nascondono inevitabilmente una matrice religiosa. Tutto nasce dalle moschee disseminate in giro per l’Europa, che giustamente sono libere di proliferare e di diffondere il credo di Maometto. Ma, attenzione, perché queste moschee sono anche la fonte e l’origine dell’odio verso tutto quello che è straniero, verso ciò che non è islamico. E se queste credenze vengono somministrate nel cuore della razionalità, dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese allora può nascere qualcosa di estremamente controproducente.

Quello che voglio dire è che dobbiamo avere una conoscenza capillare di tutti questi fenomeni e di tutti questi movimenti. Un italiano ha deciso di schierarsi tra le forze dell’Isis? Dobbiamo saperlo. Le intelligence di Usa e Gran Bretagna non fanno entrare qualcuno nei loro territori? Ok, allora anche noi dobbiamo mettere quella gente nella black list.

So che si tratta di una gran quantità di gente, e so che potrebbero esserci individui che finiscono nella black list solo per aver fatto un trasferimento sospetto. In situazioni ingarbugliate come queste è facile sbagliare. Ma mi fa specie sapere che i terroristi di Charlie Hebdo fossero nella black list in Usa e Uk e non lo fossero in quella europea. Dobbiamo essere tutti uniti a combattere il terrorismo.

Che non è sinonimo di islam, e torno al punto iniziale. Destrorsi e sinistrorsi dovrebbero essere d’accordo sul mettere fine a questo problema, semplicemente perché non può esplodere nel 2015 una guerra nelle strade di Parigi. A me, semplicemente, fa impressione, al di là del numero dei morti. E vi invito a ragionare anche su questo: non siate sempre complottisti, spesso se gli americani fanno una guerra non è per interesse e non è neanche perché si vuole a tutti i costi esportare la democrazia, ma la fanno semplicemente perché va fatta per il bene di tutti.