Cos’è la Shanghai Free-Trade Zone e perché potrebbe cambiare gli equilibri economici internazionali

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A dire il vero non mi meraviglia più di tanto, perché ormai conosco bene la lontananza tra servizi di informazione e realtà in Italia, ma è comunque assurdo che si parli così poco della Shanghai Free-Trade Zone. E pensare che è un fattore economico che rischia di diventare cruciale, e che dovrebbe essere a maggior ragione al centro del dibattito pubblico in un periodo in cui si parla così tanto di difficoltà finanziarie.

Intanto, se vai in giro a chiedere alla gente comune se abbia mai sentito parlare della Sftz ti rispondono quasi sempre di no, al massimo che hanno sentito dire qualcosa. Ma si tratta di un’apertura fondamentale del governo cinese al libero mercato, visto che questa istituzione consente, seppure ancora con molti limiti, ai produttori occidentali di operare nel territorio cinese, di produrre nuovi beni e di venderli ai cinesi.

L’ecosistema economico internazionale ha subito un cambiamento molto importante per via di diverse tendenze originate dalla Cina e dal suo repentino boom economico. Da una parte la Cina riesce a produrre merci a bassissimo costo e a esportarle capillarmente in tutto il mondo. Basta farsi un giro sui corsi principali di molte cittadine italiane per verificare come la presenza di negozi e affini di matrice orientale sia ormai stratificata. I cinesi, insomma, in questo modo si assicurano delle opportunità lavorative che altrimenti sarebbero state ad appannaggio degli italiani.

D’altra parte, la Cina impedisce ai grossi produttori occidentali di fare affari sul proprio territorio. In altre parole, fa in modo che i suoi cittadini non entrino in contatto con i pregi dei prodotti occidentali, in modo da indirizzare le loro attenzioni sui beni di consumo prodotti localmente. Il processo fa si’ che in Cina circolino tantissimi soldi e che questi non escano fuori dai confini nazionali. La quantità di soldi in questione è veramente enorme, capace di produrre un riassastamento su larga scala degli equilibri economici internazionali.

Un caso di enorme successo in Cina è quello della società di telefonia Xiaomi Tech, che ormai detiene il controllo del mercato nazionale. Il governo attua una serie di limiti all’importazione dei dispositivi dei produttori occidentali, ad esempio pone dei freni all’espansione di Apple in Cina, e questo spinge i consumatori locali a comprare dispositivi come quelli della Xiaomi, che appaiono ai loro occhi (anche in senso nazionalistico) più appetibili, nonostante siano sensibilmente più arretrati.

Ma il governo cinese deve fare i conti anche con una serie di istanze che sono sempre più frequenti nella società. Da una parte i cittadini cinesi stanno aprendo gli occhi, dall’altra i capi di stato delle nazioni occidentali più colpite da questo disequilibrio iniziano a portare avanti le proprie ragioni con maggiore forze. E da queste richieste nascono le iniziative come quella che ha portato alla creazione della Shanghai Free-Trade Zone.

In questo territorio di 29 chilometri quadrati i produttori occidentali, a patto di stringere un accordo commerciale con un produttore cinese, possono costruire dei beni di consumo rivendibili all’interno della stessa Cina.

Lanciata ufficialmente il 29 settembre 2013, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del premier Li Keqiang, la Sftz è la prima zona di libero scambio sul territorio cinese. Nei piani la Sftz si espanderà gradualmente fino a coprire un territorio di 1.210 chilometri quadrati.

La Sftz viene usata come terreno di prova per una serie di riforme economiche e sociali. Se ne è parlato molto soprattutto in ambito videoludico, perché prima dell’apertura della Sftz la produzione e la vendita di console occidentali o giapponesi era proibita in Cina. Le autorità locali temevano l’espansione di istanze sociali veicolate o promosse tramite i videogiochi. Si pensi ad esempio a un gioco come Grand Theft Auto V: è il festival della libertà e della ribellione contro le istituzioni. Inoltre, tratta alcuni temi di tendenza nella società di oggi, per esempio la totale libertà di espressione che concedono i media come Facebook e internet più in generale, che il governo cinese cerca il più possibile di nascondere alla popolazione.

Microsoft ha raggiunto degli accordi con i produttori locali e ha iniziato a produrre le sue console Xbox in Cina, e ha lanciato ufficialmente Xbox One in questo territorio nel corso del mese di settembre. Non si tratta, però, di un’apertura totale, perché il Ministero della Cultura monitorerà i contenuti di tutti i videogiochi che si cerca di commercializzare in Cina. A sua discrezione potrà bloccare l’ingresso nei confini nazionali di alcuni titoli o richiedere delle modifiche, anche sostanziali, ai produttori. Alcuni giochi potrebbero essere edulcorati di alcuni contenuti giudicati troppo cruenti per i giovani cinesi, mentre certi riferimenti alla storia della Cina o al suo ruolo in precedenti avvenimenti storici potrebbero non essere graditi se raccontati dalla prospettiva occidentale.

Nella Sftz ci sono, poi, dei forti limiti all’accesso a internet, come nel resto della Cina. Inizialmente le autorità avevano promesso la possibilità di usare liberamente internet, con l’eccezione di Facebook. Ma queste promesse non sono state mantenute e il blocco a internet non è stato ancora abolito.

D’altronde, per via del fatto che la zona di libero scambio non è tecnicamente considerata come facente parte del territorio della Repubblica Popolare Cinese, le materie prime che entrano nella zona non sono soggette alla tassa di sdoganamento come invece accade per tutti gli altri prodotti stranieri che si cerca di far entrare in Cina. Ne hanno beneficiato soprattutto i produttori di vino, che in Cina trovano un mercato di enormi dimensioni che adesso possono iniziare a sfruttare.

Nella Sftz sono state anche applicate diverse riforme che favoriscono gli investimenti stranieri nella regione. I giudici che si occupano di queste materie, inoltre, possono provenire anche da organismi esterni allo Shanghai International Arbitration Center (SHIAC), il che garantisce una maggiore imparzialità.

Se normalmente le società straniere che intendono commerciare in Cina sono sottoposte a requisiti finanziari anti-economici, nella Sftz tali requisiti sono nettamente ammorbiditi. Nelle altre aree, infatti, gli investitori stranieri sono tenuti a versare nelle casse del governo il 15% del capitale entro tre mesi dalla fondazione, e il totale del capitale entro due anni. Gli azionisti delle società stabilite nella zona di libero scambio, invece, possono concordare l’importo dei contributi e le modalità dei pagamenti a loro discrezione.

In aggiunta a queste riforme finanziariela Sftz introduce anche una procedura semplificata per gli investitori stranieri per la fondazione di una società in Cina. Le procedure di approvazione vengono gestite dalla Industry and Commerce Authority (AIC) presente nella zona, alla quale devono essere presentati la licenza commerciale, il certificato di codice aziendale e il certificato di registrazione fiscale. Insomma, chi vuole aprire una società nella Sftz deve fare riferimento a un’unica autorità, mentre esternamente bisogna barcamenarsi tra diversi enti e avere delle forti conoscenze politiche per essere approvati ovunque. Secondo i dati ufficiali, a giugno 2014 erano 10 mila le imprese registrate nella Sftz, delle quali 661 sostenute da capitali stranieri.

Per incentivare gli investimenti stranieri, inoltre, nella Sftz sarà agevolata la conversione tra valute differenti e non saranno applicate tasse su questa procedura. C’è un periodo di esenzione dal pagamento di tasse di 10 anni, mentre gli investitori stranieri possono tenere i loro conti nella valuta del loro paese o in qualsiasi valuta a loro discrezione, proprio per semplificare la contabilità.

La maggior parte della Sftz si è presto riempita di strutture industriali, ma sono state avviate anche diverse attività commerciali perché si suppone che questa zona diverrà presto appetibile anche da un punto di vista residenziale. Questo ha fatto crescere a dismisura gli affitti nell’area e creato una bolla speculativa. A tal scopo le autorità di controllo hanno stabilito che alcune aree industriali devono essere riadattate a scopo commerciale o residenziale, oppure per attività di ricerca e sviluppo. Le imprese sono comunque autorizzate a instaurare uffici solamente virtuali nella Sftz, in modo da godere delle agevolazioni praticate nell’area.

Alcune industrie di servizi possono godere delle agevolazioni della Sftz, si tratta dei servizi sanitari, delle telecomunicazioni e del trasporto marittimo. Ma ci sono settori che invece non sono graditi nell’area. Il governo cinese ha infatti escluso 16 settori, tra cui l’agricoltura, il settore minerario, la produzione di energia elettrica e di gas, i servizi postali, finanziari e immobiliari, il leasing, la ricerca scientifica, i servizi di salute sociale, lo sport e il divertimento.

Una delle prime misure introdotte nel processo di formazione della Sftz riguarda il sito di e-commerce cross-border buyeasi.com, allo scopo di evitare l’adozione di altre soluzioni pensate per aggirare le tasse locali. Nel periodo del boom economico siti di questo tipo erano particolarmente diffusi sul territorio cinese. Tutte le transazioni effettuate tramite buyeasi.com vengono monitorate dal General Administration of Customs (GAC) locale, che si occupa di rintracciare eventuali prodotti contraffatti e l’abbassamento del prezzo delle merci che vengono stoccate nei depositi che si trovano all’interno della Sftz.

All’interno della Sftz le aziende straniere possono anche usufruire di servizi legali provenienti dal loro paese d’origine. Gli avvocati stranieri possono collaborare con gli avvocati locali per derimere le questioni giuridiche che nascono in territorio cinese. Inoltre, gli studi legali stranieri possono fornire servizi di consulenza giuridica anche a privati cinesi.

Il settore della logistica può godere di procedure volte a razionalizzare il processo di approvazione doganale nella zona. Il risultato è che le merci impiegano la metà del tempo a entrare in Cina rispetto a quanto avviene in altre parti della nazione. Questo ha prodotto un un’impennata del costo degli spazi nei magazzini, proprio perché sono più appetibili rispetto a quelli che si trovano da altre parti in Cina.

Nella Sftz, inoltre, sono stati introdotti nuovi prodotti assicurativi per le compagnie marine e si possono stabilire imprese straniere nel settore medico. Anche in questo caso, come per gli altri tipi di identità commerciali, è richiesta l’instaurazione di una joint venture con una compagnia locale.

Gli investimenti stranieri nella Sftz sono limitati ma non proibiti anche per il settore delle telecomunicazioni. Gli stranieri non possono creare delle compagnie telefoniche che coprano l’intero territorio nazionale, perché questa opportunità è limitata alle telco locali come China Mobile, China Unicom e China Telecom, che sono dei colossi enormi che hanno un potere praticamente sconfinato e grandi possibilità di intervento sulle comunicazioni private. Le aziende straniere però possono investire nei cosiddetti “value-added telecom services” (VATS), vale a dire quei servizi non-core come segreteria telefonica, fax e messaggistinca di base. Anche le imprese che vogliono investire nei VATS, nella Sftz possono godere di un processo di approvazione abbreviato.