Come avere successo nel giornalismo assecondando il volere della gente

Viralità, è ormai questa la parola magica. I giornalisti non devono più scrivere dei pezzi “veritieri” o anche solo vagamente interessanti. Devono costruire, invece, dei pezzi virali, ovvero che si diffondano a macchia d’olio, esattamente come si diffonde un virus, termine dal quale ovviamente deriva virale, e che sottende quindi una certa forma di patologia.

santoroNaturalmente alla base del ragionamento c’è il solito discorso su come finanziare il giornalismo di oggi, soprattutto dopo che internet ne ha alterato le fondamenta così come si erano secolarizzate. Adesso è tutto più veloce, istantaneo e bisogna fruire di contenuti e news in rapida successione. Devono essere declinate e “tagliate” in modo che siano accessibili anche per l’utente più distratto.

Ma non è solo una questione di linguaggio: è soprattutto una questione di contenuti. Oggi chi vuole fare i soldi con internet, e più in generale con le notizie, deve ragionare al “contrario”. Chi se ne frega di come stanno realmente le cose? Bisogna, invece, capire cosa vuole la gente e poi piegare contenuti e realtà a questo desiderio. Nascono così i programmi come quelli di Santoro o Report: bisogna assecondare il “popolino” per avere risultati interessanti, e monetizzare ovviamente.

Perché in caso contrario i giornalisti tornano tutti a casa e, semplicemente, il giornalismo non esisterebbe più, se non su base volontaria. Ma perché io volontariamente dovrei preoccuparmi di difendere la realtà? Soprattutto se la realtà poi non è premiata, neanche in termini di traffico generato e di ascolti, dai lettori?

Come potete verificare voi stessi oggi sui social prevalgono i contenuti “border line” e le notizie “false”, o non propriamente vere per usare un eufemismo, sono quelle che vengono più condivise, che piacciono di più e che fanno più accessi, con conseguenti maggiori introiti per l’editore. Lercio ha ottenuto un successo enorme, mentre i casi come Buzzfeed tengono banco oltreoceano.

Buzzfeed è un aggregatore di notizie virali, ovvero quei contenuti che possono stuzzicare il palato dei tipi di utenti più disparati: dal nerdone alle famosa casalinga di Voghera, o di Springfield se volete declinare il tutto all’americana. Oggi Buzzfeed è uno dei siti americani in assoluto più frequentati, proprio perché originariamente pensato per rispondere a questa domanda: “a quale esigenza dei lettori posso rispondere?”

Fornisce, pertanto, esattamente i contenuti che la gente si aspetta. E una cosa analoga succede anche in Italia, dove si moltiplicano i siti pensati al “contrario”. Questi editori vanno a studiarsi quali sono le ricerche più frequenti su Google e cosa la gente apprezza di più su Facebook, e questo consente loro di costruire un database di informazioni. Questo database, poi, fornisce indicazioni e stabilisce i paletti dei contenuti da scrivere. E, se si vuole che Google li apprezzi, questi contenuti devono seguire degli schemi rigidi, devono essere fatti in modo tale da essere capiti e digeriti innanzitutto da un computer e, poi, se è possibile, anche da un essere umano.

Ma le cose non cambiano poi tanto per la TV. Viviamo ormai in un mondo che differisce a seconda dei gusti di ciascuno di noi. Ognuno si è ritagliato una specie di bolla intorno a sé, crede a delle cose anche poco condivise dal resto della società ma preferisce non essere contraddetto. La cosa più importante per lui è aver azzeccato le previsioni, e non gli interessa niente del resto. Un po’ come capita al protagonista di Shutter Island

E allora rischiamo di avere tante realtà quanti siamo. E il giornalismo non viene più in soccorso, anzi alimenta questa apparentemente infinita frammentazione. D’altra parte, le persone comuni, che dovrebbero essere interessate a ripristinare un certo giornalismo rigoroso, sono le prime a non volerlo più.