Come la realtà virtuale cambierà definitivamente le nostre vite

oculus-rift-inside_0Vi sarà sicuramente già capitato di sentire questo nome, Oculus Rift. Si tratta di un visore di realtà virtuale: ovvero, dopo averlo indossato, inizierete a vedere con i vostri stessi occhi quello che accade all’interno di un mondo tridimensionale virtuale. Inoltre, quando muoverete nella realtà eseguirete lo stesso movimento anche nella virtualità.

Niente di particolarmente nuovo, visto che esperimenti del genere erano già stati fatti anche negli anni ’90. Quel che è nuovo è che la realtà virtuale di oggi può godere di tecnologie avanzate in fatto di hardware mobile e di stereoscopia 3D. Oculus Rift, del resto, non è altro che un normalissimo tablet, sul quale vengono collocate due lenti che ingrandiscono agli occhi dell’utente i pixel sul display del tablet. Quest’ultimo processa e manda verso le lenti le immagini in modo da riprodurre l’effetto di stereoscopia (come quando al cinema si vede un film come Avatar).

È proprio rudimentale come lo state immaginando, al punto che il progetto è stato finanziato in maniera indipendente tramite crowdfunding. Attraverso la piattaforma Kickstarter sono stati raccolti 2,4 milioni di dollari, che sono serviti per lanciare il progetto. Successivamente, Oculus VR, la società responsabile del dispositivo, ha ottenuto ulteriori 16 milioni di dollari, fino ad essere acquisita da Facebook. Il celebre Mark Zuckerberg, infatti, ha speso ben 2 miliardi di dollari per poter avere il controllo totale su Oculus Rift.

E pensare che il progetto è stato avviato da un ragazzo poco più che ventenne, Palmer Luckey, che è ancora il CEO di Oculus VR. Come spesso accade negli Usa, grazie alla mondo della tecnologia un teenager può diventare subito miliardario, al punto da poter quasi considerare esaurita a quell’età la sua carriera e andare in pensione. Naturalmente, sarebbe assurdo e completamente deleterio ragionare così, e Luckey rimane ancora molto attivo nei campi della realtà virtuale e dei videogiochi. Anche perché Oculus Rift, nonostante gli siano piovuti addosso tutti questi soldi, paradossalmente non è ancora sul mercato.

Rispetto ad altre soluzioni simili si contraddistingue per la bassa latenza e per l’ampio campo di visuale, che consente di vedere paesaggi a perdita d’occhio all’interno del visore. Quest’ultimo è dotato di accelerometro e giroscopio, che permettono al sistema di gestire l’inquadratura nella virtualità sulla base dei movimenti del capo. Quando lo indossate, insomma, siete immediatamente catapultati in un mondo del quale dovete iniziare a imparare a padroneggiarne le regole. Adattarvi, insomma, a qualcosa di mai visto.

Con la progettazione di videogiochi poligonalmente sempre più complessi si è ormai in grado di ricreare mondi virtuali dotati di proprie regole e di una propria fisica, al punto da costituire delle realtà completamente parallele rispetto a quella principale. Viverle con Oculus Rift è un’esperienza sensazionale, perché si ha un contatto con la ricostruzione digitale molto più diretto rispetto a quanto accade con un videogioco tradizionale.

Dopo aver indossato il visore la prima cosa che ti viene spontaneo di fare è allungare il braccio verso avanti come se effettivamente si potesse toccare fisicamente il fiore che abbiamo “a portata di mano” nella realtà virtuale. Ma ci possono essere simulazioni di rollercoaster da cardiopalma o potremmo essere trasportati in una battaglia militare o in un maniero infestato dai fantasmi, e vedercene spuntare proprio uno davanti, a un metro da noi!

I giochi di orrore letteralmente furoreggiano con Oculus Rift, perché producono un livello di tensione mai visto per un videogioco. Pensate a un edificio labirintico dove a ogni angolo potrebbe esserci un mostro. Voi potete controllare ogni singolo metro quadrato della struttura ma quel mostro potrebbe non palesarsi mai. Vi sporgete da un angolo e sbirciate qualche metro più avanti. Ancora niente. Vi voltate, ed eccolo finalmente. Il mostro è lì. Pronto ad azzannarvi!

È molto difficile spiegare a parole l’esperienza che si ha con Oculus Rift, bisogna assolutamente provarlo per poter capire bene che tipo di emozioni questo aggeggio è in grado di offrire ai suoi utenti. E il bello è che si tratta di una tecnologia che va ben al di là dei videogiochi, come l’acquisizione di Facebook, un social assolutamente mainstream poco o per niente interessato alle applicazioni verticali, può far capire. Oculus Rift può consentire di fare un viaggio nella galassia e di toccare con mano la differenza nelle dimensioni dei vari pianeti o riportarci all’epoca giurassica e constatare quanto sia effettivamente alto un tirannosauro o, ancora, farci fare del turismo, permettendoci di visitare con grande attenzione per i particolari una ricostruzione tridimensionale del Louvre.

La tecnologia grafica dei computer è ormai in grado di riprodurre con grande livello di precisione qualsiasi tipo di ambiente e, come dicevamo, congiuntamente a Oculus Rift, questo può consentire di avere delle esperienza strabilianti e incredibilmente realistiche. Osservare in stereoscopia un modello poligonale, e oltretutto da molto vicino come consente di fare questo visore, dà una sensazione di estremo realismo.

Ma non finisce qui, visto che da diversi produttori stanno arrivando tanti accessori che potranno essere utilizzati congiuntamente a Oculus Rift per avere esperienze ancora più immersive. Abbiamo dei guanti aptici, ad esempio, che consentiranno al nostro tatto di percepire direttamente gli oggetti che esistono solo nella realtà virtuale oppure delle pedane che riprodurranno nella virtualità tutti i movimenti delle nostre gambe, in modo che potremo saltare o correre nella realtà e avere il corrispettivo movimento, senza alcuna latenza, nell’altro mondo.

Stiamo andando proprio verso la creazione di mondi separati da quello reale, ma non per questo meno dettagliati e precisi per quanto riguarda le regole con cui funzionano. Oculus Rift è solo l’applicazione che sta avendo più successo nell’ultimo periodo ma vale la pena parlare anche di Google Glass. Si tratta di occhiali, stavolta, di realtà aumentata. Disponibili ancora in una versione primordiale, l’obiettivo del produttore con questa tecnologia è di consentire agli utenti di avere uno strato di virtualità su quello naturale, in modo da fornire informazioni su ciò che si sta vedendo o su quello che sta capitando intorno a noi.

Pensate ad esempio di trovarvi a una cena di lavoro con degli stranieri e di non capire bene ciò che stanno dicendo. Tramite un sistema informatico praticamente attaccato al vostro corpo come Google Glass, potreste ricevere in tempo reale la traduzione della conversazione e poi rispondere grazie ai suggerimenti del mini-computer costantemente collegato alla rete. Oppure, siete in montagna e non riuscite a vedere qualcosa che è molto distante da voi? Con un semplice movimento, quello che in gergo viene detto pinch to zoom, potrete ampliare la vostra vista e zoomare come si fa sullo schermo di uno smartphone l’immagine reale e scorgerne così tutti i dettagli.

La tecnologia sta facendo dei passi da gigante e si sta evolvendo, forse anche troppo velocemente. Sembra proprio che si stia andando verso una miniaturizzazione estrema degli oggetti tecnologici e verso la loro incorporazione all’interno dell’organismo di ognuno di noi. Forse è eccessivo parlare di innesti cybernetici, ma forse no…

E dopo un’esperienza prolungata all’interno del mondo virtuale concessoci da Oculus Rift, dopo aver faticato molto per avere appreso le regole di quel mondo e dopo essersi finalmente ambientati, vi assicuriamo che tornare nella realtà con la r maiuscola diventa complicato. C’è come un attimo di spaesamento, come se fosse solamente un altro dei mondi virtuali…