Come il catto-comunismo ha rallentato la ripresa economica in Italia

All’estero si assiste a una solida fase di ripresa economica. Anzi, sono stato fin troppo cauto: negli Stati Uniti siamo molto vicini al boom economico, come si può vedere nelle ultime notizie dell’Ansa. Il Pil americano è aumentato del 5% nel terzo semestre, cosa che non succedeva da 11 anni. Un dato molto più che confortante, visto che il sistema economico occidentale deve affrontare un numero crescente di nemici e tantissime difficoltà che si rinnovano.

andreotti94anni

È strano che l’Italia non benefici del traino americano, così come ha fatto dal secondo dopoguerra in poi. Evidentemente dipende da tanti fattori, principalmente dal fatto che le istituzioni non hanno ammodernato l’impalcatura statale, preservando un’impostazione socialista oggi abbondantemente anacronistica.

Ma è tutto l’insieme delle tradizioni del popolo italiano che frena la nazione lungo il cammino della ripresa economica. I precetti della cultura catto-comunista sono un enorme fardello, e impediscono a molti italiani di vivere come vorrebbero. Di essere cittadini del mondo invece che cittadini di una nazione ormai al collasso, destinata entro breve tempo a non esistere più.

La repressione delle ultime tendenze, della creatività e della voglia di originalità e di indipendenza esercitata dal catto-comunismo è becera e assurda ormai, ma ancora molto potente. Questo ci impedisce di fare le riforme politiche che servirebbero e ci impedisce di superare alcuni dogmi di cui non si capisce oggi il senso.

Gli italiani pensano che il “buonismo” e il laissezfaire della cultura americana siano sbagliati, e che nel lungo periodo possano diventare controproducenti. I buoni sentimenti che gli americani cercano di difendere, la speranza nell’evoluzione, nel benessere economico, nella felicità e nel rispetto delle diversità, incredibilmente, sono visti in senso negativo. Se accenni a qualcuno di questi principi quando parli con un italiano molto probabilmente lui sarà infastidito. Per lui, l’unica cosa importante è preservare le tradizioni, il provincialismo e il catto-comunismo oppressivo, che hanno contrassegnato la storia del paese dalla Seconda Guerra Mondiale in poi.

Dobbiamo analizzare soprattutto noi stessi e capire dove stiamo sbagliando, prima di giudicare gli altri, o la politica. Siamo molto più responsabili noi che la politica.

E invece si è pensato troppo spesso di installare dei valori, che riguardano il modo di vivere in famiglia e anche il cibo, e di proteggerli nel corso del tempo. L’unico risultato ottenuto? Aumentare la diversità verso l’estero, già ai massimi livelli, e favorire un inutile provincialismo. Se non rispetti questi precetti sbagli e io sono moralmente obbligato a reintrodurti sulla strada giusta, perseguitandoti fin quando non avrò ottenuto il risultato che la mia Chiesa mi impone di raggiungere. Un ragionamento sbagliato che, personalmente, mi porta ad avere rapporti complessi con la maggior parte delle persone, proprio perché cercano di convincermi continuamente che il loro modo di vivere è giusto e che il mio è sbagliato. Se divento come loro, catto-comunista, sarò un cittadino di Serie A, in caso contrario rimarrò disadattato ed emarginato.

La strada giusta, a mio modo di vedere le cose, è ottenere il meglio che si trova intrinsecamente dentro ogni di noi, far emergere quel talento e premiare i meriti. Lasciare che ognuno si esprima nella massima libertà e nei modi che gli sono più congeniali, senza nessuna frizione o forzato processo di rieducazione al quieto vivere.

Non possiamo considerare sbagliato l’accumulo di denaro, che è l’unico modo per tutelare la maggior parte delle persone con un benessere minimamente diffuso, e invece giusta la repressione della personalità e della creatività del singolo. Non possiamo prendercela con gli americani, o con chissà chi, se loro sono in ripresa economica, e noi no. Se non facciamo quello che ci consigliano di fare non potremo mai godere dei frutti della ripresa.