Chi è Charlie Hebdo

In questi ultimi giorni Charlie Hebdo è diventato il trending topic numero uno sulla rete. Ieri è stata pubblicata un’edizione straordinaria del giornale satirico, con una tiratura di 5 milioni di copie che sono andate via in pochissimi minuti, sia in Francia che in Italia, di cui riproponiamo la copertina.

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Ma perché l’irriverente settimanale francese ha un nome così particolare? Diciamo subito che le origini del nome sono irriverenti come lo spirito del giornale e che non si tratta di una persona in carne ed ossa. Hebdo è poi l’abbreviazione della parola francese hebdomadaire, che in italiano possiamo tradurre in ebdomadario, ovvero settimanale.

Rimane quindi da chiarire a cosa rimandi quel “Charlie”, anche perché il periodico venne fondato nel 1960 con il nome di Hara-Kiri. Nel 1969 divenne poi settimanale e per questo il nome acquisì il suffisso di Hebdo.

Nel 1970, quando morì il generale Charles de Gaulle, uno dei più influenti uomini politici francesi essendo stato Presidente dal ’59 al ’69, Hara-Kiri Hebdo si mostrò pungente e irriverente come mai prima di quel momento. Dieci giorni prima della morte di de Gaulle, infatti, si era verificato un incidente in una discoteca, che aveva causato la morte di 146 persone.

Facendo indirettamente riferimento a quest’ultimo fatto, all’indomani della morte di de Gaulle, Hara-Kiri Hebdo intitolò Tragico ballo a Colombey – un morto, dove Colombey era la residenza dello stesso ex-presidente. Il Ministro dell’Interno non fu divertito dalla cosa e bloccò la pubblicazione del settimanale ma il gruppo editoriale alle spalle di Hara-Kiri ignorò l’interdizione e procedette comunque alla pubblicazione, aggirando il divieto con il cambio di nome del giornale in Charlie Hebdo.

Charlie quindi è un modo per riferirsi a questo increscioso fatto che coinvolgeva Charles de Gaulle, ma è anche un modo per agganciarsi al fenomeno Charlie Brown. I Peanuts, infatti, spopolavano in quel periodo e si addicevano particolarmente bene a quel settimanale fatto di humour e fumetti.

Una storia che conferma lo spirito caustico di Charlie Hebdo e soprattutto quella voglia di raccontare la verità, certo in modo molto personale ma sempre puntuale e nel tentativo di difendere a spada tratta la libertà d’espressione.