Charlie Hebdo, video in versione non censurata

È indiscutibile che #CharlieHebdo in questo momento è l’argomento di discussione numero uno sulla rete e sui social network. L’opinione pubblica occidentale è sconvolta, e in particolare quella europea, forse in misura maggiore rispetto al dovuto. Convincimenti razzisti e discriminatori si mescolano al normale sdegno per un avvenimento così atroce e crudele, il che evidenzia ancora una volta come il problema in Europa sia sostanzialmente sempre lo stesso: la mancanza di identità.

L’Unione Europea non è ancora oggi un’entità coerente, rimane purtroppo un’accozzaglia di stati che vanno avanti per la propria strada. Ogni stato ha un proprio rapporto con la diversità e l’integrazione tra razze differenti è fragile e comunque soggetta a regole sempre cangianti, ancora una volta in base allo stato.

Nonostante i chiari segnali che arrivano non solo da episodi come quello di Charlie Hebdo, che ha visto tre attentatori francesi uccidere 12 giornalisti e vignettisti tra le strade di Parigi, ma anche da fattori di macro-economia. Risulta ormai evidente come le nazioni europee non siano in grado di fronteggiare le sfide economiche provenienti da varie parti del mondo se non procedono coalizzandosi tra di loro. L’Unione Europea nella sua interezza è la prima potenza mondiale per PIL, mentre le singole nazioni rappresentano delle realtà minime, striminzite rispetto a quelli che da questo punto di vista diventano dei colossi in forte risalita.

Se Occidente vuol dire valori di uguaglianza e fraternità, rispetto dei diritti, delle libertà, benessere fisico ed economico, e costruzione di un futuro migliore, rispondere agli attacchi come quelli di Charlie Hebdo con ulteriore odio è completamente sbagliato. Contribuire alla creazione di fratture culturali ed emarginare ancora di più le realtà che invece vogliono costruirsi un’esistenza nelle nazioni occidentali non farà altro che inasprire ancora di più l’odio che una parte degli orientali prova nei confronti dell’apparentemente irraggiungibile occidente.

Se da una parte i ragionamenti riguardanti l’immigrazione poco si sposano con quanto accaduto a Parigi, perché i tre attentatori sono cittadini francesi nati in Francia, dall’altra l’occidente non può non continuare ad assolvere al suo obiettivo di portare la totalità della popolazione terrestre al benessere. In una parola, non possiamo certo ergere delle barriere ai nostri confini, ma dobbiamo continuare ad accettare le diversità e continuare ad allenarci a rispettarle.

Il mondo di oggi è completamente diverso da quello di ieri, perché internet lo cambia a cadenza giornaliera. Non solo viviamo in un mondo dove sembra che ognuno di noi abbia la propria visione, e non sia più disposto a modificarla, ma è anche un mondo che consente, anzi incentiva fortemente, la divulgazione del proprio modo di pensare. Tutti noi possiamo oggi comunicare il nostro stato d’animo e abbiamo anche l’opportunità di fare arrivare il nostro messaggio a un elevato numero di persone.

Viviamo in una realtà senza barriere, dove tutti siamo interconnessi alla stessa rete. E questo concetto riguarda anche la dimensione terroristica, perché quello di oggi è un terrorismo nuovo e ampiamente differente rispetto a quello di qualche anno fa. Da una parte è arretrato culturalmente e sulla base della sua visione religiosa, dall’altro sfrutta i mezzi più moderni per comunicare e per far valere le proprie ragioni.

È un caleidoscopio di idee e di valori che si intracciano tra di loro, non per ultimi quelli che attengono alla sfera della religione. Purtroppo, nel 2015, continuare a guardare la religione come qualcosa di concreto e di effettivamente esistente è fortemente anacronistico. Credere nella religione, a prescindere dai fatti di terrorismo e di sangue, è ignorare volutamente la realtà empirica e scientifica.

Per tutte queste ragioni non possiamo rinunciare completamente alle nostre difese, che naturalmente riguardano soprattutto la prevenzione e la sorveglianza. L’unico modo per combattere un certo tipo di terrorismo è anticiparlo, capire quali sono i focolai e chi sono i veri responsabili, fisici e culturali.

Ma, per concludere, la sorveglianza non è abbastanza, se non riusciamo a comunicare correttamente i valori di cui prima parlavamo, di integrazione sociale e culturale, oltre che di identità tra le nazioni europee. Se noi stessi non siamo in grado di far fronte comune e di difendere un’univoca visione su quale debba essere il nostro futuro, come possiamo riuscire a coinvolgere in questo futuro chi europeo non è?