C’è la realtà, e poi c’è la realtà di internet

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Per ottenere accessi da Google oggi bisogna scrivere nella maniera più schematica possibile, proprio come se si stesse parlando a un robot. Google, infatti, stabilisce quali sono gli articoli meritevoli attraverso un algoritmo, ovvero proprio un robot. Per ottenere più accessi da Facebook, invece, bisogna rinunciare alle notizie vere, perché quelle più curiose, a prescindere dalla loro corrispondenza con i reali fatti, sono quelle più richieste dalla maggior parte degli utenti, che usano ormai internet come mezzo di intrattenimento, e sono sempre meno interessati ai fatti reali.

Ma internet oggi è paradossalmente anche la fonte di informazioni più usata in assoluto, avendo scalzato TV e giornali già da un bel po’. Considerando questo, e nell’ottica del potere che hanno ormai Google e Facebook, si rischia di determinare una realtà che semplicemente non corrisponde alla reatà, ma che rischia di diventare LA realtà. Facebook è una piazza virtuale fino a un certo punto: è un punto di incontro in una dimensione in cui ormai i rapporti sono sempre più virtuali, così come lo sono le amicizie, i litigi, i confronti, il sesso, e molte altre cose.

Un attore che viene dato per morto ma che non è morto, foto di una celebrità che fa sesso che in realtà non sono di quella celebrità, notizie su arresti, furti, omicidi di massa, attentati terroristici, disastri aerei, e quant’altro, che, sebbene non corrispondano per niente alla realtà, si diffondono in pochissimi secondi, riempiono le bachece di Facebook e le SERP di Google, e che raggiungono decine o centinaia di milioni di persone. Le quali apprendono tutto questo e lo considerano reale o, meglio, non hanno più gli strumenti per discernere tra realtà e finzione.

Ma la cosa ancora più incredibile è che Google e Facebook premiano gli “editori” che si comportano in questo modo, perché riceve più soldi chi fa più visualizzazioni, a prescindere dal tipo di contenuto offerto. C’è una corsa forsennata alla news più divertente agli occhi del pubblico, da mettere online, oltretutto, istantaneamente, sennò si perdono tantissimi accessi, e quindi tantissimi soldi.

Google ormai sa tutto sulle abitudini di navigazione dei suoi utenti. Sa non solo quali siti navigano, ma anche per quanto tempo permangono in un sito, quale parte dell’interfaccia stanno osservando e quali sono i contenuti di quel sito che interessano di più. Conserva questi dati nel lungo periodo e sulla base delle abitudini di navigazione offre degli annunci pubblicitari. Cerca, insomma, di sfruttare tutto quello che si trova nella virtualità per produrre soldi veri.

Forse per Facebook le cose si fanno ancora peggiori, visto che il social network di Mark Zuckerberg sa bene chi sono i vostri amici, di cosa avete parlato con loro, e conosce le vostre abitudini alimentari oltre che di abbigliamento, e anche videoludiche. Sulla base di come agite in un gioco all’interno del social network può apprendere se siete impulsivi o se amate il ragionamento, se siete ambiziosi o se preferite rilassarvi. Tutti dati fondamentali per configurare al meglio le campagne pubblicitarie, e che vi seguono anche se cambiate computer o casa, perché sono memorizzati nel cloud.

Ma Facebook e Google fanno cose ancora più “divertenti”. Volete lanciare un sito e iniziare a scrivere falsità e guadagnare soldi? Bene, pagateli! Più soldi date a Facebbok e Google e più loro adatteranno gli algoritmi alle vostre necessità, dandovi la possibilità di sfondare e una minima opportunità di diventare come uno di quei magnati che sono diventati ricchissimi durante la prima bolla della cosiddetta New Economy, per poi ritrovarsi sul lastrico quando è scoppiata la crisi. L’importante è che ognuno abbia una chance, diceva un vecchio saggio…e Facebook e Google hanno colto la palla al balzo.

Ma naturalmente c’è un caro prezzo da pagare in cambio di tutta questa libertà: oggi tutti possiamo raggiungere un pubblico molto ampio, ma chi ce lo permette, ovviamente, pretende qualcosa in cambio. Ma è giusto che Google possa determinare quali debbano essere i casi di successo e quali no? È giusto che una società che ha interessi sul mercato sia l’arbitro del sistema editoriale internazionale?

Non riusciamo più a staccarci dalla realtà alternativa che si forma e si modella giorno dopo giorno sulla rete. E ben presto arriveranno la realtà virtuale, che ci permetterà di vivere in un mondo tridimensionale alternativo a quello vero, e la realtà aumentata, che mischierà insieme realtà e virtualità. Che siano gli ultimi giorni per l’essere umano così come lo conosciamo?