Perché Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina (e all’Europa)

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Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, a differenza di quanto molti pensano, la Russia ha mantenuto una certa egemonia sulle cosiddette ex-Repubbliche Socialiste Sovietiche. Non solo in stati come l’Ucraina ha continuato a mantenere governi amici, che hanno continuato a fare i suoi interessi e a evitare che l’Ucraina confluisse definitivamente nell’Europa, come voleva l’opinione pubblica occidentale, ma ha stabilito un forte controllo sui confini.

Mentre alcune nazioni sono finite inevitabilmente sotto il presidio europeo, ed è il caso della Romania, altre sono nate proprio per consentire alla Russia di continuare a mantenere un certo controllo, ed è stavolta il caso della Moldavia. Quest’ultima repubblica è abitata da persone che si sentono rumene, che parlano rumeno e che vivono come se fossero rumene. Ma la Repubblica di Moldavia esiste ancora oggi, ed è ben separata sul piano politico dalla Romania.

Per l’Ucraina la situazione non è molto differente, visto che Putin e compagni sono stati buoni fino al giorno della deposizione del Presidente Janukovyč, che può essere tranquillamente considerato come un “fantoccio” di Putin. L’Ucraina è ricca di risorse, specialmente in termini di gas naturale, che fanno gola a tutti, Europa in primis. Avere una potenza commerciale di questo tipo all’interno dell’Unione Europea sarebbe di grande aiuto per la disastrata economia del Vecchio Continente, apportando grossi vantaggi per tutta l’area dell’Euro.

Ma qui arriviamo al nocciolo della questione, ovvero a quella spinta “innata” della Russia a creare un sistema economico alternativo a quello statunitense/occidentale, che è poi stato anche l’elemento scatenante della Guerra Fredda. La Russia, insomma, vuole avere il potere, e vuole poter controllare i destini di tutte le persone che risiedono nei territori che la circondano. Scatenare un confronto economico in un periodo come quello degli anni ’60/’70, oltretutto senza avere le risorse che invece avevano gli Usa, ha portato a un disastro in quei territori, che ancora oggi risentono di una pesante arretratezza finanziaria anche nei confronti di paesi del blocco occidentale sicuramente non molto competitivi negli ultimi anni, come l’Italia.

Unitamente alle politiche socialiste, per niente valide in un mondo che andava verso il consumismo e il capitalismo con eccellenti risultati, questo decretò il fallimento non solo del modello sovietico ma di quella struttura bipolare nell’universo economico. Insomma, perché ci siano degli equilibri proficui per tutti è necessario che ci sia un unico orizzonte economico internazionale, anche per le problematiche che in tutto questo vengono aggiunte dalla Cina e dalle sue esigenze di crescita.

Evidentemente Putin non la pensa così. Le proteste contro Janukovyč, fortemente sostenute dagli Stati Uniti e blandamente dall’Europa, sono iniziate nel corso del 2013 e sono sfociate in conflitto nel mese di dicembre quando il governo si schierò apertamente contro l’adesione all’Unione Europea, bocciando un accordo di associazione tra Ucraina e Ue. In tutto questo si innesta anche la posizione di Julija Tymošenko, da sempre sostenitrice delle istanze occidentali e per questo fortemente osteggiata dal governo filo-russo. La Tymošenko venne ingiustamente accusata di malversazione di fondi pubblici e tenuta in carcere contro la posizione comunitaria di gran parte degli stati occidentali. Ci fu anche una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che il 29 aprile 2013 decretava “illegale” la detenzione della Tymošenko.

Tra gennaio e febbraio 2014 gli scontri tra ribelli e governo filo-russo in Ucraina si infittiscono e il 22 febbraio si arriva alla deposizione del Presidente Janukovyč, alla scarcerazione della Tymošenko e all’instaurazione di un governo filo-occidentale.

Ora, alcuni non vedono il legame tra la crisi Ucraina e la successiva invasione dei filo-russi, ma in realtà stiamo parlando dello stesso conflitto: ovvero dello sforzo russo di mantenere il controllo sulle ex-Repubbliche Socialiste e del tentativo più americano che europeo di sottrarre questi possedimenti alla Russia e farli rientrare nella struttura economica europea. Subito dopo la deposizione di Janukovyč, infatti, forze filo-russe hanno iniziato le loro attività militari per “riprendersi” l’Ucraina.

Da una parte, quindi, l’occidente è riuscito ad avere il controllo sull’Ucraina in maniera pacifica, attraverso un’attenta azione di inteligence che ha portato alla nascita di sommovimenti interni alla nazione, dall’altra la replica, esattamente come avveniva ai tempi dell’Urss, è di tipo militare, se è vero che le forze filo-russe stanno proprio in questi giorni ammassando carroarmati lungo il confine tra Russia ed Ucraina. Filo-russe, oltrettutto, è un termine che di giorno in giorno diventa sempre più paradossale, perché quel “filo” è proprio un modo per nascondere il vero artefice di tutta l’operazione, Putin.

Il governo russo vuole far credere che si tratta di associazioni criminali autonome, dei “gangster” insomma, che hanno spontaneamente organizzato l’attacco contro l’Ucraina. Ma chi arma questi “gangster”? Come fanno ad avere tutti quei carroarmati? Perché si sono mossi nel momento stesso in cui Putin ha perso il suo “delfino” in Ucraina?

Delle corrispondenze temporali troppo evidenti per non far pensare che non sia proprio una ripresa della Guerra Fredda. Ma mentre i vari Stalin, Khrushiov e Brezhnev a quei tempi agivano apertamente, e non si spaventavano di minacciare gli Usa, adesso Putin fa le cose sotto banco, segno che nel corso degli anni, ma non è certo una sorpresa, la Russia ha perso gran parte del suo potere internazionale. Ma non si rassegna definitivamente, questo è chiaro.

L’esercito ucraino, assistito dagli Usa e sostanzialmente ignorato dall’Europa, che invece sarebbe il principale protagonista di questo conflitto da un punto di vista di interesse economico, deve fronteggiare Crimea e le auto-proclamatesi Repubblica Popolare di Donetsk, la Repubblica Popolare di Kharkiv e la Repubblica Popolare di Lugansk. A giugno, inoltre, la compagnia russa fornitrice di gas Gazprom ha ridotto la quantità di gas veicolata in territorio ucraino per il mancato pagamento di un acconto.

Insomma, una guerra vera e propria con sanguinosi scontri che stanno mettendo in ginocchio la popolazione civile soprattutto in città come Donetsk e Mariupol. Il tutto dopo che la Russia aveva indotto la Crimea a sostenere un referendum popolare per separarsi dall’Ucraina. Avvenne l’11 marzo quando prima la Crimea venne proclamata Repubblica Autonoma e poi annessa alla Federazione Russa, contro le pressioni ovviamente di tutte le forze politiche occidentali. In Crimea, il 17 marzo è stata adottata come moneta a corso legale il rublo russo, mentre dal 30 marzo 2014 vige il nuovo fuso orario UTC+4 allineato con Mosca. Si tratta a tutti gli effetti di un territorio russo secondo Putin, ma tra la Russia e la Crimea c’è una consistente porzione di Ucraina, che deve cessare di esistere secondo i russi.

L’episodio più sgradevole è quello del 17 luglio, quando in territorio ucraino è stato abbattuto l’aereo della Malaysia Airlines, MH17. Inizialmente ci fu molto panico nell’opinione pubblica perché non erano chiare le cause di questo attacco. Ma dopo qualche ora i filo-russi, che evidentemente conoscevano la posizione dell’aereo, hanno ammesso di aver requisito la scatola nera per portarla a Mosca ed eseguire delle “indagini credibili”. Le prove contro di loro sono diventate schiaccianti e lo stesso Presidente Barack Obama ha finito per attaccarli apertamente.

L’abbattimento di un aereo civile è molto grave, anche perché ha portato alla morte di 298 persone completamente estranee al conflitto. Insomma, se Putin ha qualche responsabilità su questo abbattimento la sua posizione si fa molto grave, anche perché segnerebbe un cambio di prospettive e strategie importanti rispetto al modo di operare dei precedenti presidenti russi. Una perdita di potere, quella della Russia attuale, che spinge adesso Putin a operare in maniera disperata, come un normale terrorista, insomma come un Gheddafi qualsiasi…