Perché insultare denota scarsa intelligenza



La natura ci ha attribuito delle armi che ci consentono di respingere gli altri dal tentativo di insidiare i nostri spazi e che allo stesso tempo ci consentono di attaccare gli spazi degli altri. Queste armi, che oggi non sono più meramente fisiche ma possono riguardare l’atteggiamento in società, la postura del corpo, i giochi di sguardi, sono state fondamentali per conseguire certi stadi dell’evoluzione, ma adesso diventano molto meno utili, in un momento storico in cui l’umanità può dirsi soddisfatta di aver fatto propri alcuni diritti civili.

Insomma, vanno calmierate. Molto spesso le persone si sentono legittimate a insultare perché dall’altra parte il loro interlocutore non replica. E allora loro continuano, come se avessero conquistato un qualche tipo di diritto, come una scimmia conquista un avamposto dopo aver fatto fuori tutte le altre scimmie che prima lo presidiavano. È normale che adesso non si combatta più con le ossa delle carcasse degli animali uccisi, e neanche con i Kalashnikov, ma con altre armi più sottili e invisibili.

Il titolo di questo articolo è volutamente sbagliato. Il termine “intelligenza”, infatti, non ha alcun significato, come potete verificare voi stessi consultando un qualche tipo di dizionario. Non c’è un’intelligenza superiore ad altre intelligenze: si può essere abili in questa o in quell’altra cosa, ma non si è trasversalmente più abili di un’altra persona. Tutti, possiamo dire, abbiamo le stesse armi, e poi la differenza viene fatta su come vengono utilizzate queste armi. Insomma, chi ha inventato il termine “intelligenza” in senso generale lo ha fatto perché voleva insultare qualcun altro o voleva conquistare la vetta della collina.


Il termine intelligenza in quel senso non può quindi essere utilizzato, ma qui in realtà stiamo parlando di evoluzione. Man mano che la specie umana va avanti non ha più bisogno di armi per combattere, neanche di quelle sottili e non contundenti, perlomeno sul piano fisico. In questo senso ciascuno di noi è come un ingranaggio che deve svolgere la sua funzione, deve cioè lottare contro sé stesso per calmierare quelle armi che la natura gli ha donato per vincere precedenti sfide che ormai sono anacronistiche.

Allora l’intelligenza è piuttosto motore dell’evoluzione, ovvero il saper convivere in società e il saper essere in grado di assistere anche gli altri per tirar fuori il loro talento. E non è altruismo perché, semplicemente, tutti otterremmo dei vantaggi se riuscissimo a elevare la società al pacifismo, alla giusta convivenza, all’individualismo, alla meritocrazia.