Perché gli americani sono sempre più buoni, e gli europei sono sempre più cattivi



Che cosa succederebbe se due gruppi di scimmie venissero imprigionati in una gabbia e se a uno dei due gruppi venissero date molte banane e all’altro poche? Immaginate questi due gruppi, composti da un numero pari di scimmie, forzate a stare giorno e notte in due gabbie separate. Il primo gruppo riceve una razione quotidiana abbondante di banane, mentre il secondo riceve pochissime banane al giorno. Ebbene, cosa succede?

Mi sembra scontato rispondere che le scimmie del secondo gruppo con il passare del tempo diventano sempre più competitive e cattive. Proprio perché imparano ad aguzzare le armi: lo stile di vita al quale sono costrette, insomma, migliora le loro difese individuali. È facile prevedere che il secondo gruppo viva in un clima di continua ostilità, mentre nel primo si creano le condizioni per una maggiore armonia. E se una scimmia del primo gruppo incontrasse una scimmia del secondo? Probabilmente quest’ultima prevarrebbe per la sua più spiccata ferocia.

Insomma, gli europei, dopo tutti questi avvenimenti, sono proprio diventati così. Lo capite bene se parlate con qualcuno che ha lasciato il vecchio continente per il nuovo. Userà espressioni come: “dopo esser stato preso a calci per tutta la vita, finalmente sto respirando”. Individualmente forse non ce ne accorgiamo, ma istintualmente ciascuno di noi europei contribuisce a questa cosa. A creare, ovvero, un clima malsano di continua ostilità e becera e inutile competizione.


Il deterioramento delle nostre condizioni di vita influisce sui rapporti interpersonali, sul corteggiamento delle donne, sulla facilità nel trovare lavoro e sulle sempre meno frequenti ricompense alla meritocrazia. A lungo andare, insomma, ci abituiamo a vivere in una conflittualità perenne, dalla quale non è più facile liberarsi. Ci creiamo dei problemi che realmente non avrebbero motivo di esistere.

Tutto questo corrobora il provincialismo, il nazionalismo e il razzismo che da sempre, purtroppo, esistono in Europa. Gli europei pensano di avere molta più cultura dei “cugini” americani, ma ovviamente le cose non stanno così. Hanno molta più cultura sui fatti europei, come gli americani hanno più cultura sui fatti americani. Ma gli europei confondono la cultura con la cultura europea.

Insomma, solo chi non ha studiato per bene la storia può ancora pensare di arrogarsi il diritto di essere superiore a qualcun altro perché ha il colore della pelle diverso o avere il diritto di proteggere la propria regione o la propria provincia dall’immigrazione. Una volta insediatosi, un cittadino anche originario di un altro posto ha i tuoi stessi diritti di ambire a un certo posto di lavoro, e non c’è da discutere su questo.

In altri continenti si vive in maniera più rilassata e hai proprio la sensazione che accadano meno cose. La gente è meno legata ai fatti del telegiornale, ai problemi inutili ai quali noi europei non siamo in grado di rinunciare. Forse incidono anche i grandi spazi che, insieme ad altri fattori, contribuiscono a creare quel clima di “apertura mentale” su tutte le tematiche (e mi riferisco anche all’omofobia per esempio) che poi è alla base di una società veramente competitiva e produttiva.

Questa cosa della “cattiveria” del popolo europeo la colgo in tanti fatti della vita quotidiana. Molti dei nostri connazionali sono proprio attratti dal cattivo, ad esempio anche quando guardano un film, e hanno fastidio del “buonismo” e del fatto che debbano sempre vincere i buoni tipici di certi film americani. Anche la tendenza a fregarsene della legge e la tendenza a primeggiare con qualsiasi mezzo sugli altri in una situazione di competizione sono cose che vivo praticamente tutti i giorni.

Una storia che non riconosce l’apporto dato dagli Stati Uniti nel superare i due conflitti mondiali provocati dalle infinite rivalità europee e nel superare lo stallo creato dall’Unione Sovietica nel secondo dopoguerra su cruciali tematiche politiche ed economica è una storia fuorviante. E potete dire quanto volete che “la storia la scrivono i vincitori”: in questo caso i vincitori sono stati sinceri.