Perché gli americani si ritengono superiori agli europei



Nei posti più sviluppati la gente non tende a conquistare posizioni sugli altri aggredendo. Si aspetta, piuttosto, che i propri sforzi vengano riconosciuti e premiati a prescindere dal saper vendere i risultati conseguiti. Sono gli altri in qualche modo che debbono accorgersene. Nei paesi meno sviluppati, invece, la gente compete continuamente per la conquista dei privilegi e il talento stenta ad emergere.

Non devi aver bisogno di difenderti in una società veramente sviluppata. Non devi neanche perdere tempo a farlo, perché si pensa in ogni momento al progresso sociale e produttivo. Sono gli altri che capiscono automaticamente quando devono limitarsi e non fare quel passo verso l’aggressione che il loro organismo naturale porterebbe a compiere. Si fermano in tempo, insomma, per non sottrarre libertà agli altri individui.

Gli americani considerano “strani” gli europei proprio per questo. Perché sono abituati a lottare, a togliersi l’un l’altro qualcosa in una continua sfida a far meglio degli altri e ad emergere definitivamente. Non c’è merito nei posti meno sviluppati, o se c’è va conquistato con “mezzucci”, con il sapersi vendere, e non con il talento.


Se ti comporti in maniera opposta rispetto a quello che loro ritengono il comportamento “socialmente accettato”, allora si mettono sulle difensive. Iniziano a pensare collettivamente che sei tu quello strano, che sta sbagliando e che addirittura agisce contro il suo stesso interesse. E allora diventa un tutti contro uno, perché la cosa più importante non è la razionalità, non è progredire, ma arrestare qualsiasi istanza di cambiamento.

Quest’ultimo, infatti, è la cosa peggiore che possa succedere, a prescindere dall’entità del cambiamento e del fatto che possa portare a benefici o meno. Tutti iniziano a vedere delle cose che non esistono, ma che diventano reali perché tutti le vedono, e quindi ti ritrovi da solo, a lottare contro un nemico che non esiste, l’anti-realtà.

In Europa ci sono anche meno spazi da conquistare, e questo genera più competizione. Ma, al di là di questo, una tale lotta, nata da epoche estremamente remote, ha abituato la gente a comportarsi così, a considerare quella la normalità. Gli europei oggi non si rendono conto del perché si sia creato un clima così tanto irrespirabile e del perché la qualità della vita sia superiore altrove.

Oggi l’insulto e gli hater hanno la meglio. Non si vive per sostenere una causa, ma per smontare le cause degli altri. Non riesco a capirlo direttamente, perché per me non è così, ma sembra che questo modo di atteggiarsi sia incredibilmente appagante. La gente non ne riesce più a farne a meno.

È naturale che gli individui considerino come migliore la terra dove sono nati. Sappiamo che i ricordi migliori sono quelli della nostra gioventù: quindi, associare un qualcosa di particolarmente felice ad un posto rende automaticamente quel posto il migliore al mondo. Ma se devi fare un pensiero veramente razionale devi togliere questa componente dall’equazione. Non devi, insomma, lasciarti fuorviare dai ricordi felici della tua gioventù.

In questo modo, invece, tutti tendono a pensare che la propria terra sia il miglior posto dove vivere, e che gli stranieri siano pazzi, “strani” o guerrafondai. Tutti portano acqua al proprio mulino, e così rendono indecifrabile il quadro generale: ovvero individuare se c’è un posto che si evolve meglio degli altri.

A mio modo di vedere le cose c’è evoluzione sono in quei posti dove si allentano le regole dello stato di natura, ovvero dove non c’è competizione “sulla natura”, e con questo intendo dire che non si lotta per gli spazi sociali o per le donne. La competizione dovrebbe riguardare solo fattori esterni, come il denaro.

È per questo che il Nord America rappresenta un gradino oltre nell’evoluzione rispetto all’Europa. Non è così perché è sempre stato così, o perché in qualche modo è legato alla cultura, è così più semplicemente perché è diventato così.