Ho finalmente capito perché i britannici hanno votato per la Brexit

Perché votare per un qualcosa che potenzialmente può innescare una recessione economica? Perché autoflagellarsi al punto da escludersi dal mercato più competitivo e profittevole? Perché emarginarsi dal dibattito politico e sociale? Fino a ieri non riuscivo a dare risposte a queste domande, insomma non riuscivo a considerare razionali le posizioni dei secessionisti, o chiamateli come preferite, alla base della cosiddetta Brexit. Adesso, dopo aver ragionato su ciò che vuol dire per una realtà come la Gran Bretagna separarsi dall’Unione Europea, ho finalmente capito.

Brexit

Le Borse, lo sappiamo, hanno reagito molto negativamente, andando a “punire” non tanto la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, ma soprattutto quelle realtà più fragili, appunto l’Italia. In caso di negatività sulle Borse le speculazioni vertono immediatamente su chi perderà di più, ovvero sulle nazioni la cui economia è più fragile, perché semplicemente così ci sono più opportunità di guadagno. Prendere decisioni come la Brexit, insomma, non si ripercuote principalmente sui ricchi, piuttosto su chi già sta male.

Il vero punto della questione, adesso, è come procedere. Se veramente la Brexit può rappresentare l’inizio di una nuova fase di recessione bisogna chiudere l’emorragia al più presto. La società occidentale moderna ha saputo resistere alla prima grossa recessione del 2001 e, bene o male, si può dire che sia riuscita, con forti difficoltà, a superare anche quella del 2008. Ma adesso non è più forte e solida per poter sopportare un’altra recessione, la quale avrebbe conseguenze disastrose, ingestibili anche sul piano dell’ordine pubblico. È per questo che i mercati hanno bisogno di certezze, ovvero gli esiti della Brexit devono essere concretizzati subito.

Questo vuol dire che Scozia e Irlanda del Nord quasi sicuramente indiranno un referendum per uscire dalla Gran Bretagna e rientrare nell’Unione Europa, forse anche nell’Euro. Paradossalmente la Brexit ha riportato la Gran Bretagna nella situazione economica della Russia. Ovvero, la parte forte, la Russia in questo caso, spinge per rimanere indipendente dall’Euro, mentre i più deboli, Ucraina, fanno di tutto per rientrarci, anche una guerra. Questa volta con le armi vere. Insomma, perché volontariamente i britannici hanno votato per favorire le condizioni di dissoluzione della stessa Gran Bretagna?

Ma è ancora peggio. Senza Gran Bretagna non avrebbe più senso l’Unione Europea. Da un punto di vista molto pragmatico, il Regno Unito ha un nutrito gruppo di parlamentari a Bruxelles, i quali andrebbero spalmati sugli altri membri dell’Unione, ancora una volta sulla base del principio della popolazione. Insomma, la presenza tedesca si ingrandirebbe ulteriormente. Ma non è solo una questione di numeri, ma anche ideologica, perché senza la contrapposizione della Gran Bretagna la Germania diverrebbe la vera regina incontrastata di questa UE.

Da valutare la posizione della Francia. Se da una parte potrebbe mantenere la tacita alleanza con i tedeschi che ha portato avanti in questi ultimi anni, è molto probabile che al suo interno insorgano sentimenti nazionalisti, anche per la secolare e totalmente inutile, rivalità con gli inglesi. Insomma, qualche altro politico potrebbe gridare anche lì al referendum e chiedere la Frexit. Tutto questo trasformerebbe la UE in “Germania con qualche stato cuscinetto, pronto a prostrarsi al padrone Merkel”.

Abbiamo sfiorato un altro tema importante: ovvero quello delle recenti campagne elettorali a dir poco “animate”, con forti e irrazionali personalità che gridano a scandali, promettono cambiamenti che non esistono nella realtà, insultano tutto e tutti, sono razzisti, e molto altro. Non è semplice questione di alzare i toni, quanto di inventare problemi che non esistono che spingono le menti più facilmente malleabili a votare in un certo senso. È inutile fare esempi, quello di Trump è il più lampante, ma proprio la promessa fatta in questo caso da Cameron di Brexit al fine di vincere a mani basse le elezioni del 2015 (andò effettivamente così) è veramente una di quelle cose che difficilmente riesci a spiegarti. Anche perché poi ha fatto campagna per il Remain.

Tornare indietro non è possibile. Al di là della tristezza di cestinare tanti anni di evoluzione, perché l’Unione Europea dal secondo dopoguerra ad oggi è migliorata tantissimo. Capire bene perché è nata, ovvero per limitare le tensioni e le competizioni tra gli stati europei, che purtroppo sono ancora lì, quasi inscalfite rispetto a una volta, e questa purtroppo rimane una triste prerogativa europea. E l’UE ha funzionato, perlomeno dal punto di vista che non ci sono state più guerre da allora. Altra cosa: l’UE non è cattiva. Non lamentatevi del fatto che è opprimente, che vuole legiferare su tutto e che punta all’austerità. La Commissione Europea dà solo pareri, mentre poi sono i singoli stati a decidere se recepire le direttive o ignorarle. Se va da una nazione a segnalare che i suoi conti non sono a posto è semplicemente perché vuole impedire che i mercati prendano di mira quella nazione e che gli investitori si scoraggino a prestare denaro per la sua crescita. Il punto è un altro, opposto a come la pensa chi ha votato per la Brexit: serve più Europa. La gente deve poter eleggere rappresentanti diretti e l’Europa deve poter agire senza l’intermediario degli stati. Ma questo è un altro discorso, più interessante il concetto di non poter più tornare indietro. Ci sono realtà isolazioniste nei vari angoli del mondo, continuano a vivere nella povertà, nell’ineguaglianza e senza prospettive. Può farlo una nazione che ha attraversato, invece, Illuminismo e Romanticismo? Vorrei che chi ha votato per la Brexit avesse ben chiari i concetti alla base di questi movimenti culturali e filosofici, e ben chiaro del perché si sono verificati proprio in Europa.

E allora è una questione più sottile, psicologica. È la paura ad affrontare gli altri, a confrontarsi con il mondo, a uscire di casa e avere a che fare con la gente. È la paura di capire come poter avere un rapporto con lo straniero e la gelosia che lui potrebbe fare meglio di te a casa tua. È la paura della socialità, intesa nel vero senso della parola, e intesa come forza evoluzionistica, perfezionatrice, capace di migliorare te stesso e metterti nelle condizioni di portare avanti un’idea.

Bisogna ragionare in questi termini, andare a capire cosa frullasse nella testa di tutti coloro che hanno votato per la Brexit. Perché non vogliono confortarsi, uscire dalla loro comfort zone? Il mondo è cambiato in maniera drastica negli ultimi anni, a una velocità mai vista prima, e quindi è comprensibile che alcuni siano rimasti spiazzati e mi rendo conto che possano anche soffrire molto a causa di questi improvvisi cambiamenti e di una troppo drastica rivoluzione culturale e sociale.

Abbiamo bisogno di filtri per confrontarci con gli altri, non riusciamo più a uscire di casa con quella disinvoltura che avevamo fino a poco tempo fa. Abbiamo bisogno di Facebook per scrutare e conoscere gli altri, perché non ce la facciamo da soli. E abbiamo bisogno di rimanere segregati fra le nostre mura domestiche, perché non sappiamo come potrebbe considerarci l’uomo di colore che abita al piano di sotto.

Capire la gente è probabilmente il segreto, capirla nel suo profondo e verificare quali sono le ambizioni personali di chiunque ci sta intorno. Cercare di creare le condizioni affinché il talento di ognuno si espliciti nella sua forza più dirompente. Che nessuno abbia più paura di vivere con gli altri.