Filosofia, cos’è?

In questo articolo cercheremo di definire il termine filosofia attraverso i quattro snodi cruciali che nel corso del tempo hanno modificato la disciplina. Filosofia dunque vista come progressione del pensiero e come contributo crescente dato da ogni pensatore partito dalla base di quanto lasciato dai suoi predecessori.

Ci riferiremo prevalentemente all’ottimo saggio Homo deus: Breve storia del futuro introducendo di volta in volta delle considerazioni personali in quei punti in cui l’autore, Yuval Noah Harari, non ci ha del tutto convinto. E comunque modificando lo scenario tracciato dall’autore israeliano dove lo riteniamo opportuno. Ecco i quattro snodi:

  1. Senza data – Animismo: prima delle religioni monoteiste l’essere umano metteva sullo stesso piano cose, persone e animali. Tutti avevano un’anima e quindi una loro dignità
  2. 20 maggio 325 – Teismo: il Concilio di Nicea getta le basi della religione Cattolica per come la conosciamo oggi e fissava le ricorrenze più importanti come la data della Pasqua, ponendo le basi del credo. Sotto l’impulso dell’Imperatore Costantino, si intendeva ristabilire la pace religiosa
  3. 1882 – Morte di Dio: esce la prima versione de La Gaia Scienza di Friedrich Nietzsche in cui nel famosissimo aforisma 125 profetizza la Morte di Dio
  4. 31 marzo 1999 – Perdita del libero arbitrio: è la data d’uscita del primo film della trilogia di Matrix diretta dai fratelli Wachowski
Matrix

Matrix

Animismo) Come descritto molto bene da Harari, all’inizio gli insediamenti di raccoglitori-cacciatori non avevano la necessità di creare un muro divisorio tra esseri umani e bestie, e lo stesso valeva per tutte le cose del creato. Ciascuna di esse possedeva un’anima, aveva eguali diritti e l’essere umano non godeva di alcuna posizione di privilegio. Prima dell’avvento di Homo Sapiens, gli animali si trovavano sullo stesso piano dell’uomo e avevano la stessa dignità, possedevano emozioni e sentimenti e non c’era bisogno di una figura che creasse un filo di connessione tra di loro.

Teismo) Homo Sapiens comincia a dimostrare di avere qualcosa in più rispetto alle altre presenze sulla Terra: è spinto dalla forza di Dio che dialoga con lui attraverso l’anima, stavolta intesa come qualcosa di unico che differenzia l’uomo dalle bestie. Queste vengono relegate in secondo piano e l’essere umano, per interfacciarvisi, deve chiedere il benestare e la protezione di una figura terza, Dio. Qualsiasi cosa l’essere umano faccia deve essere giudicata da Dio, deve avere l’avallo di Dio. L’uomo deve passare da Dio prima di stabilire un rapporto con le altre creature e sottoporsi al suo giudizio insindacabile.

L’uomo riceve la benedizione che cerca e ha il via libera a tutta una serie di azioni: per esempio mantenere in cattività le bestie e allevarle al solo fine nutrizionale. Gli uomini non solo hanno l’anima e possono godere di diritti e di privilegi superiori rispetto alle bestie, ma hanno facoltà di decidere su qualsiasi cosa sul pianeta Terra, inclusa la natura.

Morte di Dio) Nietzsche riassume in maniera cristallina e definitiva l’evoluzione del pensiero dell’essere umano. Non c’è più l’uomo della caverna e l’uomo che sta fuori dalla caverna: non abbiamo bisogno di un essere terzo, Dio, per giustificare le nostre azioni. Non dobbiamo chiedere a nessuno. Abbiamo talmente tanta forza interna, esperienza morale e cultura da essere noi stessi Dio: il punto di riferimento per ogni cosa diventa, dunque, l’essere umano.

Da quel momento in poi l’uomo conosce la più consistente evoluzione di tutta la propria esistenza: passa attraverso diverse rivoluzioni industriali in cui evolve considerevolmente le tecnologie, inventa il modo di volare e di accelerare i trasporti, riesce a curare la maggior parte delle malattie portando la popolazione mondiale a volumi stratosferici, crea organizzazioni statali e parastatali, il computer e l’intelligenza artificiale, e molto altro ancora.

Se prima di Homo Sapiens esisteva solo oggettivo e soggettivo, adesso, come brillantemente sostiene Harari, c’è una terza via, intersoggettivo. Se un qualcosa non è vero ma io ci credo, tu ci credi e una terza persona ci crede, allora per il nostro gruppo è vero. Harari sostiene che appartengono alla sfera dell’intersoggettività le società per azioni, la Juventus o Google. Il suo scopo è definire il concetto di anima in un altro modo, visto che con la morte di Dio e la celebrazione totale dell’evoluzione darwiniana, non è più possibile ricorrere all’idea di anima. Quest’ultima, infatti, è un dato di fatto, non migliorabile, c’è sempre stata e sempre ci sarà, non può avere un’evoluzione. Ma se l’uomo non ha l’anima cosa lo differenzia dalle bestie? Cosa giustifica il suo continuo progresso? Perché è stato così rapido a svilupparsi proprio nel momento in cui si è liberato del fastidioso fardello di Dio?

Per Harari è proprio la capacità dell’essere umano di connettersi, di creare un coordinamento strategico fra gruppi, di collaborare per un fine comune. Certo anche le formiche operaie lo fanno, dice, ma non sono in grado di stabilire questa connessione a distanza: per loro la cooperazione può funzionare solo se si trovano insieme nello stesso posto. Non saranno mai in grado di scambiarsi pareri su un film tramite un social network mentre si trovano ai capi opposti del mondo. Il potere della capacità di interconnettersi proprio dell’essere umano gli consente di elevarsi al di sopra delle altre specie, di essere superiore rispetto alle bestie, e rivendicare la sua leadership sul mondo.

Nietzsche porta, dunque, all’Umanesimo. L’essere umano è talmente forte da non dover chiedere più lasciapassare, non deve contare più su alcunché se non su sé stesso. Può rivoluzionare il mondo, ignorare le esigenze delle altre specie, piegare tutto ai suoi scopi, servirsi di qualsiasi risorsa senza doversi giustificare di fronte ad altri. Nascono l’individualismo e il capitalismo: l’uomo sembra aver trovato la ricetta giusta per giungere all’ultimo stadio della catena di Darwin.

Perdita del libero arbitrio) Non è c0sì, come in maniera straordinariamente puntuale fanno intendere i fratelli Wachowski nei tre film su Matrix e successivamente in Jupiter Ascending. Non è vero che l’essere umano è dotato di libero arbitrio, e per questo non può essere il punto di riferimento finale. Per farlo capire, Harari fa il seguente ragionamento.

Le emozioni che proviamo vanno intese come algoritmi. Per esempio, nel momento in cui avviciniamo la mano a un fuoco acceso, il nostro sistema interno avverte il calore e automaticamente questo ci induce a spostare la mano dal fuoco. Se c’è la possibilità di pericolo delle attività biochimiche ed elettriche all’interno del nostro cervello mandano un impulso alla nostra mano, che si ritrae. È un sistema completo, che non necessita di altro, e che ci tiene lontano dai guai. Ma allora perché proviamo allo stesso tempo un sentimento, di dolore in questo caso?

Il nostro organismo non sembra fermarsi agli algoritmi, a vuole andare oltre. Quando incontriamo una bella ragazza, ad esempio, delle scariche elettriche nel nostro cervello e il rilascio di qualche sostanza chimica ci spinge a interessarci a quella ragazza. Ma perché oltre a questo proviamo qualcosa che coinvolge tutto il corpo, non solo le parti interessate, ovvero l’amore?

È come se il nostro organismo voglia darci degli insegnamenti, farci provare dei sentimenti per indurci, alla seconda volta che ci troviamo in situazioni analoghe, ad agire come abbiamo fatto la prima volta, in caso di sensazioni positive, in maniera avversa, in caso di sensazioni negative. Vuole guidarci, insomma.

Anzi, faremmo meglio a dire, ci guida. Sempre e ovunque, senza che noi possiamo opporci in alcun modo. Ragionate macroscopicamente e cercate di ripensare all’andamento della vostra vita. Siete veramente dove vi siete prefissati di arrivare o c’è piuttosto una mano invisibile che vi ha condotti lì? I sentimenti sono la forza e lo strumento della specie umana intesa in senso tout court per raggiungere i suoi obiettivi, ovvero conservarsi e proteggersi innanzitutto, ma anche avere il tempo per migliorare e progredire.

Nelle società del futuro sarà possibile installare innesti cybernetici nel corpo degli esseri umani, fare in modo che le cellule si rigenerino automaticamente per rendere ogni individuo più longevo, modificare alcune parti del cervello per curare le malattie mentali e creare esseri umani più efficienti, anche dotati di esoscheletri tessili per essere più forti fisicamente. La formazione del pensiero nel nostro cervello prevede la connessione elettrica fra neuroni: se ad esempio stiamo pensando alla Juventus e al concetto di vittoria, allora fra i due neuroni che hanno memorizzato queste idee si creerà una forma di connessione elettrica. Ma a questo punto capite bene che nel momento in cui potremo controllare artificiosamente le connessioni elettriche all’interno del cervello allora potremo controllare completamente gli esseri umani, indurli a pensare in un certo modo e ad agire in un certo modo. È la riprova che siamo macchine regolate da algoritmi senza libero arbitrio.

Il flusso costante di dati e il suo intensificarsi in proporzioni enormi ha destabilizzato la specie umana negli ultimi anni. Troppe informazioni hanno confuso e hanno fatto perdere la bussola. I cittadini hanno smarrito la capacità di identificare chi realmente detiene il potere e faticano ad attribuire le responsabilità. Tendono sempre più ad affidarsi a quelle voci che vogliono rivoluzionare il sistema alle basi, evidenziando come il modello Umanista non può più progredire perché si fonda su un concetto sbagliato, quello che l’essere umano sia dotato di libero arbitrio.

Il dibattito politico/sociale è passato velocemente dalla dicotomia “capitalismo vs comunismo” a “globalizzazione vs localizzazione” e ben presto ci dovremo abituare alla prossima dicotomia “Intelligenza artificiale vs lavoro umano”. La politica dovrebbe già adesso occuparsi dei terrificanti scenari che vedono i sistemi robotizzati e automatici essere nettamente più efficienti rispetto all’essere umano. Come sarà possibile calmierare le masse che inevitabilmente perderanno il lavoro? Come sarà possibile assisterle dal punto di vista del welfare state? In cosa gli esseri umani potranno eccellere e offrire qualcosa in più rispetto alle macchine, a patto che sia possibile ovviamente.

Le intelligenze artificiali sono sensibilmente superiori agli esseri umani: non hanno bisogno di pause, sono molto più precise e nettamente più abili ad evitare gli incidenti. Inoltre, sono in grado di apprendere autonomamente sulla base di inferenze, nello stesso modo in cui, ad esempio, Google Immagini riesce a capire cosa state cercando a partire dalla foto che gli date in pasto, riferendosi alle ricerche che migliaia di persone hanno fatto prima. Quando diventeranno definitivamente più efficaci dell’uomo allora rivendicheranno il diritto di essere loro il punto di riferimento e il diritto di usare le risorse ignorando le esigenze delle altre specie, essere umano incluso?

L’uomo sta perdendo il controllo perché delle entità superiori a lui sono destinate a evidenziare la differenza tra loro e l’uomo stesso. Inoltre, riescono a gestire questo enorme flusso di dati in maniera immediata e reattiva, senza disperdersi. Dopo che l’uomo ha contribuito a creare i Big Data, iniziando a cedere informazioni su sé stesso attraverso la internet moderna, e sembra averlo fatto anche con il sorriso sulle labbra, tutto questo potrebbe ritorcersi contro di lui.

L’Umanesimo punta irrazionalmente a proseguire sul percorso darwiniano. Solo alimentando la rivoluzione industriale e tecnologica si potrà avere ancora più benessere: non riusciamo a fermarci nella strada dell’invenzione perché in caso contrario ci sarebbero crisi economiche e perderemmo la possibilità di vivere nell’agio che abbiamo oggi. Dobbiamo sempre andare avanti sulla strada dell’invenzione, senza interromperci mai. La Silicon Valley è “maestra” in tutto questo: non si fermerà mai a inventare nuove tecnologie perché le persone non rinunceranno mai ai possibili guadagni.

E allora quello che Harari definisce datismo diventa pericolosamente simile a Matrix, alla matrice che le macchine usano per tenere ingabbiato l’essere umano. Vene pulsanti di dati che si alimentano senza soluzione di continuità e si ingrossano diventando delle catene per gli umani, ormai privi della forza di reagire alle IA. Non è fantascienza o qualcosa che dobbiamo aspettare che si concretizzi: già oggi i veicoli sono in grado di leggere i segnali della strada e prevenire le situazioni di pericolo, già oggi Google Maps ci induce a prendere il percorso migliore perché sa dove stanno andando le altre auto e quindi riesce a evitare gli ingorghi regolando il traffico su scala globale. Le IA impiantate nel nostro cervello possono monitorare il rilascio di dopamina e quindi sapere quali sono i momenti felici per il soggetto, suggerendogli cosa fare per riprovare un’emozione del genere. Sulla base di questi dati può capire qual è il partner migliore per lui, quali sono le attività più godibili e pianificare la sua vita in modo che sia la migliore possibile. Riusciremo a fare a meno di tutto questo dopo che lo avremo sperimentato? E se un’IA oggi può regolare il traffico veicolare e domani avere il controllo dei sistemi informatici di una smart city moderna, allora cosa può diventare?

I fratelli Wachowski, anche se quello che hanno fatto è ancora troppo recente per poterli collocare bene sul lungo percorso della filosofia, è quindi di cruciale importanza. Harari sembra riconoscere loro dei meriti, citando questo “mero” film di fantascienza in uno dei suoi passaggi più delicati, ma non consegnandogli il totale dei meriti che ha. Secondo il professore israeliano in Matrix l’amore è talmente forte da riuscire a sconfiggere la mancanza di libero arbitrio: è un qualcosa così radicato nell’essere umano da consentirgli di svettare su tutto ciò che lo circonda e di portare avanti il suo scopo, ovvero far riemergere sé stesso.

Peccato che Harari si sia fermato al primo Matrix, come ahimé hanno fatto quasi tutti. Matrix Reloaded e Matrix Revolutions invece si concentrano sul significato di amore come illusione e sulla necessità da parte dell’Eletto di portare a termine un piano che certamente non lui ha pianificato, ma che è pre-esistente a lui, e del quale anzi è un semplice ingranaggio. Matrix Reloaded e Matrix Revolutions esaltano proprio i concetti di datismo e di perdita del libero arbitrio che Harari sembra amare così tanto.

L’Eletto deve portare a termine il suo cammino perché non ha scelta, pena la fine dell’essere umano come specie. È solo l’ennesimo degli strumenti di controllo che lo portano a riavviare il sistema Matrix e ha introdurre un ulteriore strato di illusione legato all’amore. L’amore, quindi, in Matrix è semplicemente lo strumento per raggiungere un ulteriore livello di evoluzione, proprio come in Harari.

Quando l’Eletto raggiungerà il suo scopo creerà una prigione ancora più impenetrabile, dalla quale diventa quasi del tutto impossibile sfuggire. Le IA hanno ormai il pieno controllo, sono loro che decidono quando e se creare le condizioni per il successivo gradino evolutivo. Se in Matrix, dunque, l’amore è elemento unico degli esseri umani, in Matrix 3 è solo un altro strumento dell’infrastruttura.