Come cambierà l’economia nei prossimi anni



Negli ultimi giorni l’esecutivo cinese ha attuato una tripla svalutazione della moneta nazionale, lo yuan. È una risposta molto netta alle recenti instabilità che hanno contraddistinto l’economia cinese, giunta in una fase per la quale è diventato necessario gestire e moderare l’incredibile crescita a cui abbiamo assistito nell’ultimo ventennio, culminata successivamente in un rallentamento soprattutto delle esportazioni.

Ma una retrocessione dell’economia cinese, perlomeno apparentemente, sarebbe uno svantaggio per le potenze occidentali, principalmente per gli Stati Uniti. La maggior parte del debito pubblico americano è infatti in mano alla Cina in questo momento. Se quest’ultima finisse per non disporre della liquidità per continuare a sostenere il debito americano, in funzione di eventuali ulteriori declini della sua economia, allora si potrebbe assistere a ripercussioni sulla globale economia internazionale.

La nuova guerra delle svalutazioni porta a un crollo del costo delle materie prime, e preoccupa principalmente quello del petrolio ovviamente. Ma è proprio la possibile incapacità da parte della Cina di continuare a foraggiare il debito americano che potrebbe provocare un micidiale effetto domino per tutta l’economia internazionale.


Semplificando, si potrebbe dire che è proprio grazie alla Cina se gli Usa sono riusciti a evitare per più di una volta il default. In altre parole, i cinesi pagano indirettamente i servizi pubblici americani, quindi pensioni, sanità, amministrazione e così via, giunti a dimensioni faraoniche per uno stato così grande e ambizioso come gli Stati Uniti. Ma presto i cinesi potrebbero non essere più in grado di sostenere tali spese.

Come cambierebbe l’economia internazionale allora? Per farvelo capire vi faccio un esempio, sicuramente molto semplicistico ma a mio modo di vedere le cose utile per afferrare, anche senza avere specifiche conoscenze, i vari cambiamenti che stanno occorrendo nel mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino, fatta 10 la ricchezza economica complessiva, la spartizione era grosso modo la seguente: 6 Usa, 3 Europa, 1 Asia/Cina. Ma i fatti dell’11 settembre 2001 provocarono un grosso stravolgimento nel bilanciamento esistente, modificando gli equilibri così: 3 Usa, 1 Europa, 6 Asia/Cina.

È per questo che l’Europa ha assistito a una così forte regressione economica e a un impoverimento talmente evidente e drastico. Sicuramente la crisi europea è dovuta a molti altri fattori, come la formazione di un’entità parastatale in modo grossolano e approssimativo, ma non può che essere la straordinaria crescita cinese la principale causa del cambiamento degli equilibri economici internazionali.

Se fino a quel momento i cinesi non avevano chiesto niente all’economia internazionale e non avevano avuto ambizioni in tal senso, improvvisamente hanno cominciato ad avanzare richieste. A finanziare, sostalziamente, una repentina risalita economica, che ha provocato l’aumento del costo delle risorse e ha eroso i vantaggi economici che il mondo occidentale aveva fatto propri, con conseguenze maggiori ovviamente negli stati già prima più precari, come l’Italia.

Ma negli ultimi anni, a causa soprattutto della presa di coscienza del mondo occidentale e della sensibilizzazione fatta sui temi economici, Usa ed Europa sono riuscite ad imprimere un grosso cambiamento. Con questo mi riferisco principalmente all’acquisizione di una più spiccata cultura del sacrificio e della dedizione al lavoro, in luogo del cullarsi sugli allori e del godere passivamente dei benefici consentiti dal benessere precedentemente conseguito.

Ridurre, quindi, le importazioni dalla Cina e giocare sulla svalutazione delle monete nazionali hanno cambiato ulteriormente il bilanciamento. Che oggi possiamo semplificare, nuovamete, così: 5 Usa, 2 Europa, 3 Asia/Cina.

Insomma, in futuro limitare in questo modo la Cina potrebbe provocare un effetto boomerang, con ritorsioni più o meno evidenti anche sull’Occidente. È poi chiaro che in questi equilibri incidono molto anche le contigenze, come le guerre per la conquista delle risorse, i fatti politici nelle nazioni emergenti e ogni tipo di conseguenza che può essere in qualche modo innescata dai conflitti religiosi.

Ma, a un livello macroscopico, la faccenda è sempre la stessa: spartirsi le briciole che si trovano sulla tavola.