Blue Whale: ecco cos’è in realtà

Blue Whale in realtà è un fenomeno che appartiene all’universo delle fake news che sta funestando nel recente periodo la rete. Nato sui social network dell’Est Europa e recentemente inopinatamente rilanciato da Le Iene, è una particolare pratica psichiatrica. Dei sedicenti psicologi avrebbero indotto i loro pazienti, instabili psicologicamente, a intraprendere un percorso fatto di 50 tappe che li porterebbe, alla fine, alla morte.

Blue Whale

La prima tappa prevede un compito semplice, poi con la seconda si complicano leggermente le cose, e così via fino alla quarantanovesima. L’ultima, fatale, invece, richiederà alla vittima il suicidio. Secondo alcuni tabloid 150 persone sarebbero morte in questo modo. La notizia è rimbalzata soprattutto sul social network russo VKontakte, e ha causato l’isteria del web. Ma in una maniera virale, parossistica, anche perché solitamente le notizie di cronaca nera, quelle reali perlomeno, non interessano così tanto alla gente.

In realtà non c’è riscontro delle 150 vittime della pratica: nessuna fonte di informazione che ha verificato i fatti riporta la notizia in questo modo. È per questo che chiediamo ai nostri lettori di filtrare con grande attenzione tutte le notizie che circolano in TV e sul web: trasmissioni come Le Iene o Report, infatti, distorcono a loro modo, in maniera spettacolare e con il linguaggio sensazionalistico della televisione, il vecchio concetto di inchiesta, al solo scopo di fare più ascolti possibile.

Blue Whale

Le vittime di Blue Whale ci sarebbero, ma sarebbero molte meno, circa 15 secondo le ricostruzioni più serie. Si tratta di persone tristi e depresse che si sono messe nelle mani di sedicenti psicologici che avrebbero portato avanti la pratica del Blue Whale a scopo di lucro. Il nome deriva dalla presunta “scelta del suicidio” delle balene blu, ma anche in questo caso si tratta di una trovata letteraria piuttosto che di un fatto scientifico acclarato. A causa della perdita dell’orientamento o delle forti correnti oceaniche, queste balene possono ritrovarsi spiaggiate fino a incontrare la morte per soffocamento o disidratazione, ma non si tratta ovviamente di suicidio cosciente.

Le vere vittime dimostrate di Blue Whale sarebbero Rina Palenkova, Yulia Konstantinova e Veronika Volkova, delle ragazze tra 15 e 16 anni, che appartenevano a gruppi online di sostegno morale per i giovani riconducibili alla “Blue Whale Challenge”. Sarebbero state protagoniste di episodi di autolesionismo dimostrati da foto e video.

Philipp Budeikin sarebbe il vero ideatore di Blue Whale perché avrebbe creato su VKontakte otto gruppi inneggianti al suicidio con tale pratica. Lo scopo? Ovviamente quello di far aumentare gli iscritti a queste fanpage e di monetizzarli. Da qui nasce la lista delle 50 regole prima del suicidio e la conseguente isteria sul web.

Blue Whale

Alcuni organi di informazione di dubbia autorevolezza riportano di un caso di Blue Whale in Italia. Risalirebbe allo scorso 7 marzo, quando un ragazzo quindicenne si è suicidato a Livorno. In realtà gli inquirenti hanno smentito qualsiasi tipo di correlazione con Blue Whale, sostenendo che le motivazioni alla base del suicidio risalgono a un dramma privato legato a motivi familiari. Questi “organi di informazione” avevano associato il suicidio a Blue Whale perché il vescovo locale avrebbe dichiarato “Non vorrei fosse uno dei tanti giovani spinti ad uccidersi con il ‘Blue Whale”.

A corollario di questo articolo ribadiamo l’urgenza per tutti i lettori di articoli sul web di selezionare e filtrare le fonti. Quasi sempre gli articoli con titoli sensazionalistici sono creati a scopo di lucro e non riportano fatti legati alla realtà. Bisogna ignorare tutti quei siti, giornali e TV troppo legati all’aspetto commerciale e di dubbia provenienza, e fidarsi solamente delle fonti istituzionali. Solo così potremo effettivamente combattere il fenomeno delle fake news e finalmente gettarcelo alle spalle.