Analisi trailer The Hateful Eight



Qualche giorno fa è stato rilasciato il trailer di The Hateful Eight, l’ottavo film di Quentin Tarantino in uscita negli Usa il 25 dicembre solo in quei cinema capaci di riprodurlo nel formato originale in 70mm, e la cui versione digitale è invece prevista per l’8 gennaio, Italia compresa.

The Hateful Eight

Ovviamente ci sono tantissime cose da dire su questo seppur breve teaser di due minuti, perché Quentin Tarantino ha allestito una rete di rimandi e di citazioni simile a quella che vedremo poi al cinema. Il trailer diventa quindi un’opera d’arte a sé stante, e si può parlare di valore indipendentemente da quello che sarà il film completo.

Dal trailer sembra che Tarantino voglia usare uno stile molto simile a quello di Django Unchained con un tipo di ironia che è una sorta di derivazione della satira grottesca tipica di certi film italiani anni ’60 e ’70 e che già avevamo apprezzato in Inglorious Basterds. Ma The Hateful Eight potrebbe essere alla fine diverso, essendo ambientato nella sua quasi interezza in un unico ambiente.


The Hateful Eight, infatti, cita innanzitutto due film: Le Iene e Il Grande Silenzio di Sergio Corbucci. Condividerà molte caratteristiche con il genere kammerspiel, termine con il quale si indicano quei film che contano su pochi personaggi e ambienti ristretti, e in cui i dialoghi sono spesso più importanti dell’azione.

Per quanto riguarda Il Grande Silenzio, invece, condivide l’ambientazione da “western innevato”. Anzi, in precedenti interviste, Tarantino ha dichiarato che si tratterà del “più divertente western innevato” mai realizzato. E un’altra caratteristica unica riguarda la colonna sonora, che per la prima volta in 40 anni per quanto riguarda un western sarà curata interamente dal maestro Ennio Morricone.

Qui incontriamo una stranezza, perché con i precedenti spaghetti western siamo stati abituati ad avere scene girate a ritmo di musica. Ovvero i personaggi compiono le azioni più importanti in sincronia con la colonna sonora. Per avere questo effetto, ben presente anche in Django Unchained, è necessario che la musica sia disponibile nel momento in cui si girano le scene. Ma in questo caso è arrivata dopo, perché l’accordo tra Tarantino e Morricone è stato siglato solo in un secondo momento, per cui bisogna poi andare a vedere che tipo di equilibri ci saranno da questo punto di vista nella pellicola finale.

Tornando alle fonti di ispirazione troviamo anche il dramma The Iceman Cometh di Eugene O’Neill, così come alcune serie TV storiche come Il virginiano o Bonanza, ma anche Dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

Dicevamo della struttura stilistica del trailer. Nei pochi secondi della sua durata troviamo, infatti, una serie di riferimenti a inquadrature già usate da Tarantino nei precedenti film e altri tipi di citazioni. L’inflessione della voce del personaggio interpretato da Samuel L. Jackson (attore che è stato sempre presente in tutti i film di Tarantino tranne che in Grindhouse A Prova di Morte), il Bounty Hunter Maggiore Marquis Warren, è simile all’inflessione che Jackson aveva dato alla voce del suo personaggio in Django Unchained, Stephen.

Lo sguardo nella prissima scena del film, quando pronuncia la frase già culto “Got room for one more?”, invece ricorda quello del mitico Jules Winnfield di Pulp Fiction. Le inquadrature sono molto importanti: abbiamo le due pistole sopraelevate rispetto alla testa e riprese da dietro come in Django e l’inquadratura che va a sbirciare fin sotto il tavolo, dove il personaggio interpretato da Michael Madsen tiene in mano un’enorme pistola. Inquadratura, quest’ultima, che avevamo già visto in Inglorious Basterds e in Kill Bill.

Sappiamo che Tarantino cita continuamente le stesse inquadrature che ha usato nei suoi precedenti film. Ma in questo trailer utilizza questo ricamo di riferimenti per stabilire una doppia struttura semantica per ciascuno dei personaggi. Ognuno di loro ha una consistenza in sé, per la storia di The Hateful Eight, ma per dar loro ancora più profondità si caratterizza per una serie di rimandi a precedenti personaggi di Tarantino.

Rimandi che non vengono effettuati solo tramite le inquadrature, ma anche tramite la voce o l’abbigliamento. È così che Tim Roth, che ritorna a lavorare con Tarantino dopo 20 anni, e che interpreta il nuovo boia di Red Rock, Oswaldo Mobray, detto The Little Man, è vestito esattamente come il Dr. King Schultz magnificamente interpretato da Christoph Waltz in Django Unchained. E sembra anche atteggiarsi allo stesso modo.

E allora non solo The Hateful Eight è un film imperniato sulla caratterizzazione dei personaggi, ma addirittura sembra ambire a esaltare al massimo livello il ruolo del personaggio in un film di Tarantino, andando a costituire una ragnatela semantica che va ad arricchire addirittura quanto visto in precedenti film. Se c’è una struttura di rimandi “reali” si va a creare parallelamente una seconda struttura di rimandi che vanno al di là della storia, e che creano legami da film a film.

Altro personaggio molto atteso dai fan è The Cow Puncher, interpretato da un ancora silenzioso Michael Madsen, la cui presenza in questo film è ovviamente cruciale per il parallelismo già esaminato con Le Iene. Madsen qui interpreta il duro dagli occhi di ghiaccio Joe Gage.

All’inizio del trailer, e presumibilmente del film, troviamo Kurt Russell e Jennifer Jason Leigh, che interpretano rispettivamente John Ruth, detto The Hangman, e Daisy Domergue, The Prisoner. Se la caratterizzazione fisica del personaggio di Russell sembra la più riuscita in assoluto rispetto a quanto abbiamo visto fino ad ora, The Prisoner è ancora di più avvolta nel fascino e nel mistero perché sembra totalmente in preda alla follia. Ha forse ucciso a morsi la sua preda e per questo il boia Russell vuole consegnarla alla giustizia?

Proseguiamo con il gruppo parlando di Walton Goggins, che già in Django Unchained interpretava il conturbante Billy Crash. Qui è il presunto sceriffo Chris Mannix. E poi Demian Bichir, nei panni di Bob il messicano, e un sontuoso Bruce Dern, nei panni del Generale Sandy Smithers. Dern, che in Django Unchained aveva interpretato il personaggio ormai di diritto nella storia del cinema Carrucan, se si vanno a spulciare i crediti ha un figlio, o comunque un parente, in The Hateful Eight. Segno che la storia sarà molto più intricata di come si può immaginare e che all’interno di quella baita in cui gli otto si rifugiano ci sarà molto da apprendere sui rapporti, forse già esistenti prima di questa avventura, tra i protagonisti. Fermo restando che del cast dovrebbe far parte anche il Channing Tatum di Jupiter Ascending, ma non è ancora chiaro in quale ruolo. A dire il vero, la sua presenza sembra non essere ancora confermata ufficialmente. Che si tratti semplicemente di un cameo?

Andando un po’ in là con l’immaginazione si potrebbe pensare anche a una struttura filmica rovesciata rispetto a quella, apprezzatissima, di Django Unchained. Se in quel caso abbiamo un climax repentino nella prima mezz’ora per poi lasciare spazio alla lunga conversazione a Candieland dove Stephen e Calvin Candie prendono in mano la situazione, qui potrebbe accadere il contrario. Ovvero lunga fase di dialoghi nella parte iniziale del film, quando gli otto si “conoscono” nella baita, per poi avere un più tradizionale climax finale, magari per via di una sparatoria tra gli otto o per qualche altro fatto di trama che non conosciamo. Non siamo, ad esempio, nemmeno sicuri che tutto il film si ambienti nella baita.

La chiave di questi cambi di ritmo, volti a esaltare il momento in cui sarà dato spazio alla sceneggiatura, è proprio nella prima scena del trailer. Dove la musica e il movimento della telecamera servono a conferire enfasi alle parole di Samuel L. Jackson. Insomma, script ad effetto, ma molla innescata tramite il particolarissimo stile puramente cinematografico di Tarantino.

Per concludere, bisogna anche dire che ogni film di Tarantino ha un tema principale. Per Le Iene era l’amicizia, per Pulp Fiction la religione, per Jackie Brown l’amore, per Kill Bill l’affetto materno, per Grindhouse A Prova di Morte il femminismo, per Inglorious Basterds la vendetta, per Django Unchained il razzismo. Quale sarà allora il tema di The Hateful Eight?

Sicuramente avrà a che fare con l’odio che nasce fra gli otto protagonisti. Ma probabilmente sarà più sottile, ovvero riguarderà quella quasi invisibile linea che intercorre tra l’essere buoni e l’essere cattivi tipica dei film western. Insomma, ancora una volta: questo film sarà un film che vive sui suoi personaggi. Loro, e la loro caratterizzazione dal punto di vista fisico, psicologico, caratteriale, sono il fulcro dell’azione e l’essenza stessa di The Hateful Eight, insieme al ruolo che ricoprono in uno scenario solo apparentemente tipicamente western, ma in realtà ben più profondo e “nuovo”.